Quale Antonio?

Testimonianza di Antonia Giuliani

Sul numero di gennaio del «Messaggero di sant'Antonio» di quest’anno ho letto l’articolo di Antonia Arslan che descrive l’interessante culto popolare dei due Antonii: l’Antonio di Padova e l’Antonio abate. Mi chiamo Antonia in memoria di mia nonna materna che tanto fece per la figlia e i nipoti in tempi faticosi e poco inclini all’autonomia femminile: una nonna che visse a lungo con noi per sostenere la figlia maestra, madre di quattro figli, impegnata in un’attività educativa che la costringeva a continui spostamenti nella nostra Valle, dove gli alunni erano spesso riuniti in pluriclassi numerose.

Antonia dunque come mia nonna, da piccola questa era la mia origine identitaria. Amavo molto mia nonna Antonia e mi alzavo prestissimo per avere l’esclusiva delle sue coccole, godere del suo calore e delle sue nenie. Lei non si svegliava mai dopo le cinque del mattino, preparava ogni cosa per la giornata, un’abitudine che le veniva dalle sue origini contadine. Scoprii più tardi che Antonio era il Santo di Padova raffigurato in un quadro della nostra chiesa, il Santo di cui si descriveva il culto e gli insegnamenti in un giornale che arrivava puntuale per posta e che la nonna leggeva con attenzione, l’unico che le vedevo in mano e di cui conservava con cura le varie immaginette che riceveva in dono.

Frequentavo il catechismo e spesso si invocava la protezione di sant'Antonio, ma non ero curiosa e avevo le idee confuse: c’era l’Antonio festeggiato a gennaio, con la benedizione degli animali, delle auto e dei mezzi agricoli; credevo fosse la stessa persona e non mi capacitavo perché si festeggiasse lo stesso Santo a gennaio e giugno. Fu sempre la nonna a spiegarmi, era affezionata a sant'Antonio abate quanto a quello di Padova, erano due santi a lei vicini, l’uno l’aveva sostenuta nella vita di privazioni che l’aveva toccata fin da piccola, nell’altro trovava conforto per la sua fede.

Da bambina iniziai ad amare l’abate, il maialino con cui si accompagnava, i racconti intorno alla sua persona m’incuriosivano, mentre non capivo la figura dell’Antonio di Padova. Potei conoscere la storia di quest’ultimo solo grazie agli studi che feci alla scuola superiore a cui mia madre mi aveva indirizzato: lo incontrai studiando le grandi figure di sant'Agostino, san Francesco, per quest’ultimo ebbi una vera passione condivisa con alcuni amici. Ora sono io l’abbonata al «Messaggero di sant'Antonio» e certamente, come per Antonia Arslan, vorrei che ambedue (gli Antonii) mi rappresentassero: appartengono alla mia identità, non di credente, ma di donna. 

Antonia Giuliani

Data di aggiornamento: 11 Marzo 2026