La desolazione di Joffredo
Carissimo e stimatissimo direttore,
tutto ebbe inizio con l’alluvione e le frane che colpirono Cervinara, in particolare le frazioni di Joffredo e Castello, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1999, una delle pagine più tragiche della storia della Valle Caudina, spesso ricordata come «la mala notte». Oltre alle vite spezzate, la furia dell’acqua ha cancellato case antiche, strade e cambiato la fisionomia del territorio. A seguito del disastro e della successiva dichiarazione di zona ad alto rischio, molti abitanti di Piazza Joffredo (adiacente alla chiesa di San Nicola) sono stati trasferiti in nuove abitazioni a via Cupa, Cervinara. E ciò ha portato, sfortunatamente, a una significativa riduzione della popolazione residente.
Qualche giorno fa, guardando fuori dal mio balcone di casa, ho provato tanto dispiacere per la situazione attuale e sentito una forte nostalgia del passato. Ed espongo subito il nocciolo della questione. Il piccolo «borgo» di Joffredo è avvolto in un’atmosfera di desolazione, silenzio e solitudine. Un luogo ormai abbandonato da Dio e dagli uomini! Superfluo dire che il triste ambiente circostante influenza profondamente il mio stato d’animo. La maggior parte delle persone di una volta ci hanno lasciato e sono rimaste solo poche anime. Molte case sono vuote, disabitate o abbandonate. Un tempo questa parte del borgo era centro pulsante di vita, lavoro e relazioni sociali, oggi ridotto a silenziose testimonianze del passato. Per non parlare degli anziani soli e con acciacchi fisici degenerativi e cronici. La vita di una volta risuonava di voci, vicoli animati da bambini che scorrazzavano e giocavano allegramente. Era quasi una piccola comunità unita dal lavoro nei campi e da una forte «voglia di vivere» e di condividere legami identitari.
Lo spopolamento e la mancanza di opportunità lavorative sono stati i fattori principali che hanno alimentato il declino socio-economico di questo piccolo lembo di terra. Un fenomeno che ha generato un «circolo vizioso» che ha portato al progressivo svuotamento di questa parte del borgo e al deterioramento del tessuto sociale. Nel giro di pochi anni, il borgo Joffredo di Cervinara rischia concretamente un’estinzione demografica. La decadenza è guidata da una combinazione di bassi tassi di natalità (inverno demografico), invecchiamento della popolazione e spopolamento verso le grandi città. Se la situazione attuale (sociale, demografica, economica, politica o amministrativa) rimarrà invariata, nel tempo la frazione Joffredo è destinata a scomparire.
Meno male che il Signore vede e provvede. La chiesa di San Nicola Vescovo, millenaria, è rimasta intatta e quindi, grazie a questo luogo di culto, la vita quotidiana ne trae un sollievo e speranza per il futuro. Mi preme sottolineare che la fede radicata, specialmente quando unita alla devozione verso una figura così amata e vicina come sant’ Antonio, che si venera il 13 giugno in questo tempio, è una profonda fonte di conforto morale e spirituale. Superfluo rimarcare che sono abbonato al «Messaggero di sant’Antonio» da oltre 67 anni. Ciò spiega chiaramente il mio attaccamento sincero al «Santo dei miracoli», una figura che continua a unire milioni di devoti nel mondo. Rimane solo il ricordo delle persone care che ci hanno preceduto, le quali vivono per sempre nei nostri cuori, mantenendo viva la loro presenza attraverso l’amore condiviso. Si percepisce un senso di sgomento e di rassegnazione, ma la vita, ahimè, è anche questo!
«Ogni era ha la sua storia». Un concetto antico che rispecchia profondamente la natura mutevole del tempo e degli eventi umani. Spesso, quando il legame con la propria terra, le proprie origini e le persone care è profondo, l’amarezza non è cinismo, ma una forma di nostalgia o di dolore per ciò che si teme di perdere o per ciò che è cambiato. Lancio un accorato appello affinchè non venga condannato all’abbandono e alla morte un luogo di inestimabile valore storico, culturale e paesaggistico. Il nostro borgo non è solo un insieme di pietre antiche, ma la testimonianza viva delle fatiche, delle tradizioni e dell’identità tramandate dai nostri avi. Chi ha sensibilità, comprenda e agisca!
Franco Petraglia (un vecchio cervinarese «fino al midollo» che ama visceralmente le sue radici di Joffredo, Cervinara, Avellino)