La catena d'oro

Testimonianza di Andrea Gambardella.

Gentile Redazione,
sono stato per anni lettore della vostra illustrissima rivista, avendola sempre trovata nella cassetta della posta della mia nonna materna, ormai defunta. Vorrei raccontarvi sotto forma di articolo una storia singolare che riguarda mio nipote, il piccolo Angelo, di cui sono anche padrino, e che credo possa meritare la vostra attenzione.

Avv. Andrea Gambardella

La catena d’oro, il bambino e sant’Antonio: quando la fortuna sembra avere un disegno

Minori — Una grossa catena d’oro con un crocifisso, un bambino di otto anni, una turista disperata e una preghiera a sant’Antonio. Potrebbe sembrare l’intreccio di una piccola storia popolare della Costiera Amalfitana. E invece è quanto accaduto ieri sulla spiaggia di Minori. Il protagonista è il piccolo Angelo, 8 anni, di Vietri sul Mare. Mentre nuotava con la maschera, poco distante dalla riva, il bambino si è imbattuto in qualcosa che brillava sul fondale: una spessa catenina d’oro con un grosso crocifisso. Angelo ha raccolto il gioiello e, con la naturalezza propria dei bambini, è tornato a riva per mostrarlo ai genitori.

Ma proprio in quel momento si è fatta avanti una turista, sostenendo che quella collana fosse sua. Ed è qui che la storia assume un curioso risvolto. Angelo, infatti, pensandoci bene riconosce la donna: l’aveva già notata qualche ora prima mentre portava proprio quella catena al collo. Un particolare apparentemente insignificante, ma decisivo per identificare immediatamente la proprietaria e restituire il prezioso oggetto. La turista, comprensibilmente emozionata, e che ha chiesto di restare anonima, ha raccontato di essere rimasta particolarmente colpita dalla perdita del gioiello, al quale era molto legata.

Nel frattempo, disperata e quasi presagendo un lieto fine, aveva rivolto le proprie preghiere a sant’Antonio, tradizionalmente invocato anche per il ritrovamento degli oggetti smarriti, formulando un voto. Quando si è vista riconsegnare la collana, la donna è rimasta incredula. E, ritenendo che la promessa fatta al Santo dovesse essere mantenuta, ha insistito affinché il piccolo Angelo accettasse una ricompensa di 50 euro, considerandola parte del voto. I genitori del bambino, inizialmente, hanno rifiutato. Ma la turista ha insistito, spiegando che per lei quella somma rappresentava proprio il modo di onorare la promessa fatta. Alla fine, dunque, il piccolo ha accettato.

Fin qui, una bella storia di onestà, fortuna e riconoscenza. Ma c’è un ultimo particolare, quello che rende l’episodio quasi degno di una novella della Costiera. Del resto, negli Xenia, anche Eugenio Montale scriveva: «Pregava? Sì, pregava sant’Antonio / perché fa ritrovare / gli ombrelli smarriti e altri oggetti…». Il poeta lo raccontava con quella sua ironia sottile, sospesa tra il sorriso e il dubbio, lasciando però sempre socchiuso il varco che conduce dal caso al mistero. Già nel 1233, a soli due anni dalla morte di sant’Antonio, frate Giuliano da Spira compose il responsorio Si quaeris miracula. Un passaggio, ancora oggi recitato da chi invoca il santo per gli oggetti smarriti, suona così: «Il mare si calma, / le catene si spezzano; / i giovani e i vecchi / ritrovano le cose perdute».

Anche a Minori una catena si è spezzata e, ritrovata da un bambino, è ritornata al collo della donna che l’aveva perduta. È stata soltanto una coincidenza? Certamente. E allora, alla fine, resta davvero poco da aggiungere. Perché si può credere alla casualità, si può credere alla Provvidenza o, più semplicemente, si può sorridere davanti alle strane coincidenze della vita. Ma quando un bambino che di nome fa «Angelo» ritrova un crocifissosmarrito da una proprietaria che invoca sant’Antonio, viene quasi da pensare che, qualche volta, la fede non abbia bisogno di dimostrare nulla. Manca infatti l’ultimo dettaglio. L’uomo che riporta quel crocifisso alla turista. Il padre del bambino, un ingegnere di Vietri. Il suo nome? Antonio.

Data di aggiornamento: 09 Settembre 2026