50 anni di battaglie

Il settimanale fondato da Alfredo Gagliardi è sempre stato la voce della nostra comunità in Quebec. Ce ne parlano l'editore Carole Gagliardi e il direttore Pasquale Cifarelli.
06 Marzo 2002 | di

Montréal

Alcune settimane fa il ministro canadese delle finanze, Paul Martin, candidato di prestigio alla direzione del Partito Liberale del Canada, che da quasi dieci anni governa il Paese e, automaticamente, eventuale candidato primo ministro alle prossime elezioni, ha fatto visita alla redazione del Corriere Italiano. Nel corso della visita, i vari componenti della redazione hanno rivolto alcune importanti domande al nostro ospite riguardanti lo stato di salute dell";economia e del dollaro canadese, la recessione in corso, il ruolo del neonato Euro nel contesto finanziario mondiale, il prossimo G8 che, com";è noto si terrà  in Canada tra le montagne di Kananaskis, in Alberta. Si è persino parlato della corsa alla leadership del Partito Liberale del Canada. A sua volta l";illustre ospite ha fatto anche lui delle domande riguardanti il gettito pubblicitario del giornale, e il modo in cui il giornale è accolto dai lettori, con l";evidente scopo di tastare il polso della vitalità  economica della nostra comunità  che, evidentemente, si riflette anche sul Canada. Ecco, dunque, un esempio di come il Corriere Italiano sia diventato un punto di riferimento di chi prende in seria considerazione la comunità  italiana del Quebec. E potremmo parlare ancora a lungo di casi come questi in quanto, questo settimanale, da 50 anni svolge un ruolo di orientamento e di guida della comunità  italiana del Quebec, perfettamente integrata nel grande mosaico canadese. Infatti quest";anno esso festeggia il suo cinquantesimo compleanno, un avvenimento che non si può passare sotto silenzio perché, oltretutto, un giornale come il Corriere Italiano funge anche da ponte di congiunzione tra l";Italia e gli italiani che vivono in Canada.

Ma non si può parlare del Corriere Italiano se non si parla del suo fondatore, Alfredo Gagliardi, il quale, sebbene sia scomparso da 17 anni, ha dato ad esso l";impronta che lo ha portato al successo, e che è valida ancora oggi.

Alfredo Gagliardi nacque a Montréal nel 1920. Figlio di due emigranti originari di Saracena, un paesino della Calabria, suo padre Angelo giunse in Canada nel lontano 1893. Crebbe e studiò a Montréal e si distinse come grande comunicatore. Attorno agli anni Cinquanta, quando la seconda massiccia ondata migratoria di italiani si riversò sul Canada e in particolar modo su Montréal, trovò la comunità  del dopoguerra impreparata e divisa. La seconda guerra mondiale, con il campo di concentramento di Petawawa, aveva prodotto, tra gli italiani della metropoli canadese, lacerazioni e divisioni. Fu allora che un gruppo di giovani italocanadesi, tra cui primeggiava Alfredo Gagliardi, messe da parte ideologie e divisioni, presero in mano le redini della comunità  per guidarla verso un più promettente avvenire. Fu fondata l";Associazione Gente D";Affari e Professionisti Italo-Canadesi, oggi CIBPA, e altre importanti associazioni comunitarie per aiutare i nuovi arrivati. Gagliardi divenne Grande Venerabile dell";Ordine Figli d";Italia in Canada, carica che mantenne per una decina d";anni.

Nel 1949 Gagliardi divenne titolare del primo programma radiofonico in lingua che trasmetteva sulle onde della stazione radio CHLP. Nello stesso anno fu il primo italiano ad essere eletto al Consiglio comunale della città  di Montréal. Nel 1952 fondò il Corriere Italiano, un settimanale che diventò ben presto molto popolare tra gli italiani che vivevano a Montréal e nel Quebec. Attraverso il suo giornale, egli difese gli interessi della comunità  italiana. Più tardi creò anche un programma televisivo, Teledomenica, che trasmetteva sulle onde della CFCF-TV.

Abbiamo detto che Gagliardi fu un grande comunicatore. Di questo suo spiccato talento ci parla la figlia Carole Gagliardi, attuale editrice e proprietaria, insieme alle sorelle Francine e Nicole, del giornale. «Mio padre era instancabile nell";esortare coloro che arrivavano dall";Italia a non dimenticare le proprie radici tanto che portò il Corriere Italiano ad imporsi come un ponte di congiunzione tra l";Italia e la nuova comunità  che si andava formando. A noi insegnò ad avere un grande rispetto per tutti i nostri lettori, inserzionisti, e anche per coloro che ci criticavano, senza guardare al ceto a cui appartenevano».

Msa. Che cosa è rimasto e che cosa è cambiato nel Corriere Italiano dopo la scomparsa di suo padre?

Gagliardi. È rimasto moltissimo della sua rettitudine morale e della sua italianità . Per me che sono nata, sono stata educata e sono cresciuta in Canada, assumere le funzioni di editore dopo la sua scomparsa, è stato un enorme peso ma, nello stesso tempo una sfida. Avrei tradito mio padre e tutta la grande famiglia dei nostri lettori, che sono parte integrante della nostra comunità , se mi fossi arresa. Allora, ho scelto un gruppo di validi collaboratori, giornalisti di talento, per rimanere fedele al principio di mantenere la nostra identità  e, contemporaneamente, di innovarci sia sul piano tecnico che su quello dei servizi, senza fermarci, per restare al passo coi tempi.

Con il Corriere Italiano sono iniziate anche le grandi battaglie per il riconoscimento dell";apporto che la comunità  italiana dava allo sviluppo e al progresso del Canada in tutti i campi. Di alcune di queste battaglie ci parla l";attuale direttore responsabile del giornale, Pasquale Cifarelli.

Cifarelli. Il Corriere Italiano si è sempre mantenuto al di fuori delle ideologie e dei colori della politica, e io, nell";ereditare questo importante patrimonio, ho cercato di mantenerlo e difenderlo gelosamente perché è solo con l";indipendenza e l";onestà  dei giudizi che si costruisce un futuro basato soprattutto sul consenso dei lettori. E il nostro giornale di consensi ne va raccogliendo da sempre.

Msa. L";associazionismo tra gli italiani del Quebec è in piena espansione. Su quali parametri il vostro giornale ha sostenuto e sostiene questo movimento?

Noi abbiamo studiato attentamente questo fenomeno e lo appoggiamo perché gli italiani trovano un punto di congiunzione intorno alle associazioni, siano esse paesane siano esse di stampo culturale oppure socio-economico. Ad esempio il Corriere Italiano con Alfredo Gagliardi ha favorito la creazione dell";Associazione Gente D";Affari e Professionisti Canadese-Italiana; la Fondazione Comunitaria Canadese-Italiana; il Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi; il Centro Culturale Italiano. Ha dato un grande impulso all";Ordine Figli d";Italia in Canada. Ha sempre appoggiato e promosso iniziative di grande respiro come il Foyer Dante, l";Orfanotrofio Italiano San Giuseppe, l";Ospedale Santa Cabrini e, recentemente, il Centro Leonardo Da Vinci. Si è fatto sempre portavoce di associazioni nate con fini sociali, culturali e umanitari.

Si è detto che il Corriere Italiano è sempre stato in prima linea nel combattere battaglie per la difesa di tanti nostri diritti. Ce ne menziona qualcuna?

Una delle grandi battaglie sostenute per anni è stata quella linguistica: per il mantenimento del bilinguismo nel Quebec, e a Montréal in particolare. Oggi se i nostri figli e nipoti hanno il diritto di frequentare anche le scuole inglesi, lo si deve appunto a quella dura opposizione condotta anche dalla stampa italiana, culminata con i famosi «fatti di St. Leonard». Un";altra battaglia l";abbiamo sostenuta affinché il governo canadese riconoscesse l";errore di aver internato, durante l";ultima guerra, nei campi di concentramento, ingiustamente, circa 700 italiani. Ora ci stiamo battendo affinché l";italiano sia insegnato come terza lingua nelle scuole superiori del Quebec. E anche sul versante italiano, per mantenere la nostra identità  ci sono state parecchie battaglie. Ne voglio menzionare soltanto due. Quarant";anni di lotte per ottenere dal governo italiano la doppia cittadinanza. E quasi altrettanti per ottenere il diritto di voto in loco concessoci soltanto pochi mesi fa. E non è finita perché noi non ci stancheremo mai di ricordare al ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, che la legge sulla doppia cittadinanza contiene delle ingiustizie e va modificata come non ci stancheremo mai di ricordare al governo italiano che lo studio della lingua italiana all";estero va incoraggiato e sostenuto con fondi più adeguati.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017