Ad altezza di bambino

Riappropriarsi delle emozioni, uscire da un atteggiamento adultocentrico, riscoprire il gioco. Questo propone l’associazione
08 Giugno 1998 | di

I bambini, questi sconosciuti: studiati, analizzati, spiegati, al centro delle discussioni di esperti che su di loro sanno tutto, ma in realtà  poco compresi, guardati con occhi di adulto, dimentico di essere stato uno di loro.

Loro, i bambini, in realtà  chiedono solo di essere ascoltati; anche se non è poco in una società  come la nostra, in cui il tempo dell'ascolto sembra non esistere più, assorbito dalla fretta e dall'efficientismo esasperato. Eppure, proprio perché sono i più vicini al cuore della vita, i bambini rappresentano una occasione di crescita unica e insostituibile per chi vuole riscoprire il mondo attraverso i loro occhi. Purtroppo nessuno aiuta genitori, insegnanti e operatori dell'infanzia a guardare il mondo ad altezza di bambino: si dà  per scontato che gli adulti 'sono capaci', 'sanno tutto' e chi paga il prezzo di questa ignoranza sono proprio loro, i bambini.

In aiuto dei bambini, e degli adulti che con loro entrano in relazione, da circa un anno agisce l'associazione 'Rompere il silenzio', composta da insegnanti, psicologi, psicoterapeuti, genitori e studenti. L'associazione ha come scopo primario l'ascolto e la prevenzione del disagio dei minori.

Nata a Torino, 'Rompere il silenzio' si è diffusa su tutto il territorio nazionale: Aosta, Vicenza, Vercelli, Mantova, Napoli, Pescara, Teramo, Cagliari sono solo alcune delle sedi dell'associazione. 'Rompere il silenzio' sta dichiaratamente 'dalla parte dei bambini' e, proprio per questo, vuole aiutare i grandi che spesso con i loro atteggiamenti errati sono causa di uno sviluppo o di una crescita poco armoniosa dei ragazzi.

'Abbiamo scelto questo nome - afferma la dottoressa Maria Antonietta Pinto, presidente nazionale dell'associazione - perché in esso sono contenute le nostre stesse finalità : rompere il silenzio sulla sofferenza dei bambini, affinché se ne parli, affinché venga denunciata. Rompere il silenzio sull'omertà  che circonda l'abuso e la violenza che subiscono i minori. Rompere il silenzio sul disinteresse che è presente nella scuola a tutti i livelli per la vita emotiva dei bambini e dei ragazzi. E più in generale rompere il silenzio sulla paura che gli adulti hanno di entrare in contatto con le proprie emozioni e da cui consegue la paura di entrare in contatto con la vita emotiva dei bambini, che invece è la strada maestra per ogni successo, incluso il successo scolastico'.

Nella cintura torinese da un decennio operava già  il Centro studi 'Hansel e Gretel', da cui l'associazione 'Rompere il silenzio' ha tratto ispirazione. Il Centro era nato a Torino nel 1988 attorno a psicologi, psicoterapeuti, giudici onorari presso il tribunale per i minorenni e si occupava in modo specialistico e professionale dell'intervento di prevenzione e trattamento della violenza ai danni dell'infanzia.

'Come Centro studi 'Hansel e Gretel' - spiega il dottor Claudio Foti, direttore scientifico di 'Rompere il silenzio', oltre che dello stesso Centro studi - abbiamo sentito l'esigenza di costituire un'associazione di sensibilizzazione culturale, schierata dalla parte dei bambini, che operasse su base volontaria e si rivolgesse non solo ai tecnici del settore, ma a tutti gli adulti di buona volontà , sensibili all'urgenza di dare una risposta ai problemi del disagio e della sofferenza dei bambini'.

L'associazione utilizza come metodo di lavoro il gioco che aiuta a distaccarsi dagli schemi usuali del rapporto adulto-minore dove spesso l'adulto è colui che sa, colui che spiega. Grazie al gioco la relazione esce da una dimensione legata al piano cognitivo prendendo in considerazione problemi in alcuni casi molto pesanti.

'Di recente - ha esemplificato il dottor Foti - 'Rompere il silenzio' ha realizzato un progetto sull'ascolto della sessualità  dei minori. Con la tecnica del gioco siamo riusciti a costruire una situazione di accettazione, di comprensione e rispetto tra i presenti: i bambini hanno potuto confrontarsi, non solo con gli aspetti igienico-sanitari della sessualità , ma anche con la dimensione affettiva e relazionale che è la più problematica su cui sviluppare un'educazione. I ragazzi hanno così imparato a trasmettere anche le loro difficoltà ; hanno compreso che la sessualità  è una cosa difficile, ma che può essere oggetto di scambio e di dialogo, e sentito di poter comunicare all'adulto i loro disagi, piccoli e grandi, e anche i loro segreti connessi a una dimensione esistenziale così complessa. Il clima creatosi ha fatto venire alla luce anche episodi di violenza sessuale subìti dal bambino. Questa comunicazione non sarebbe potuta avvenire in un contesto privo del rispetto dei sentimenti'.

'Rompere il silenzio', sta portando avanti altri progetti per creare una cultura in cui sia riconosciuta la dignità  del bambino. E questo significa che le istituzioni devono cambiare atteggiamento nei confronti dell'infanzia e dell'adolescenza, attuare i comportamenti che possono prevenire o arginare la violenza o il maltrattamento dei minori.

'In questo momento - riprende la presidente dell'associazione, Maria Antonietta Pinto - stiamo lavorando alla stesura di una vera e propria Carta dei princìpi che regoli le nostre azioni. In autunno contiamo di sviluppare una seconda campagna di sensibilizzazione nazionale sul tema dell'ascolto dei segnali del disagio e del maltrattamento dei bambini; abbiamo, inoltre, previsto due corsi di formazione per insegnanti, sui temi: 'Relazione educativa e sofferenza minorile' ed 'Educazione all'affettività  e alla sessualità '. Ci tengo, però, a sottolineare che le nostre iniziative di formazione non sono dei freddi corsi, ma hanno un cuore nella competenza emotiva, ossia nell'allenamento all'ascolto delle emozioni'.

L'incapacità  dell'adulto di vivere le proprie emozioni rimane una delle cause maggiori dell'incomunicabilità  tra adulti e minori. 'Io penso che la rivoluzione culturale dei prossimi decenni - insiste il dottor Foti - sarà  una più viva consapevolezza di quanto la vita emotiva sia decisiva per il singolo, per la vita sociale: ci si dimentica che le cose più importanti dell'esistenza sono associate alla dimensione delle relazioni, agli affetti; nella famiglia spesso si parla soltanto di stipendio, di carriera, di divertimenti, di cose da organizzare perdendo di vista la dimensione, anche complessa e difficile ma sicuramente arricchente, dei sentimenti'.

Un altro aspetto su cui 'Rompere il silenzio' intende sensibilizzare l'opinione pubblica è quello dell'adultocentrismo, cioè la tendenza a guardare la relazione, le istituzioni, il mondo solamente con gli occhi dell'adulto.

'La relazione adulto-bambino è essenzialmente adultocentrica - sottolinea ancora il direttore scientifico dell'associazione - . Questo sguardo unilaterale e rigido dell'adulto sul mondo si ripercuote anche sulle istituzioni, il cui funzionamento risente unicamente degli interessi, dei bisogni, dei punti di vista degli adulti, con una dimenticanza profonda di quello sguardo che l'infanzia ha bisogno di avere sulla realtà '.

Le conseguenze di questo atteggiamento adultocentrico sono piuttosto gravi. Nell'ambito della scuola, per esempio, se gli insegnanti sono concentrati esclusivamente sugli obiettivi produttivistici della trasmissione di alcune informazioni, non si accorgono delle difficoltà  dei bambini. Gli insegnanti che, invece, guardano alla trasmissione del sapere non solo con gli occhi dell'adulto, generano bambini maggiormente ascoltati, in grado di parlare dei propri problemi, dei propri sentimenti e, dunque, bambini con la mente più libera anche di attivarsi nell'acquisizione di conoscenze.

Questo per quanto riguarda la scuola. E nella famiglia? 'Occorre responsabilizzare le competenze dei genitori - conclude Foti - . Madri e padri hanno una funzione di grande portata, ma bisogna trovare gli strumenti per sostenerli, per aiutarli a sviluppare quelle competenze emotive e relazionali che esistono in tutti. I nostri incontri con i genitori avvengono in piccoli gruppi, nei quali non c'è un esperto che tiene una conferenza e che fornisce ricette psicopedagogiche. Nel piccolo gruppo i genitori non devono più presentarsi come quelli sempre a posto, che hanno paura di fare brutta figura, ma come soggetti impegnati nel mestiere più difficile del mondo con le ansie e le difficoltà  legate alla relazione con i figli. Il gruppo diviene, allora, anche per i genitori, luogo per parlare e per pensare alle difficoltà , prima che queste assumano un carattere esplosivo e determinino il ricorso al neurologo, al poliziotto o al giudice'.

Se, dunque, è vero che in una società  sensibile all'infanzia e all'adolescenza i problemi non si risolvono moltiplicando i professionisti dell'infanzia e dell'adolescenza, è anche vero che proprio dagli esperti si possono imparare quelle tecniche e metodologie che permettono di rappropriarsi di un equilibrio nella relazione adulto-bambino. È questo, in conclusione, ciò che l'associazione 'Rompere il silenzio' vuole proporre. Perché per vivere la solidarietà  è necessario rivedere gli schemi valoriali sui quali si basa l'esistenza, riscoprendo il valore della persona in quanto tale. Soprattutto di quelle 'persone in miniatura' che sono i bambini di oggi e gli adulti di domani.

 

Premio Messaggero 1998

Per ricordare i cent'anni del 'Messaggero di sant'Antonio', abbiamo deciso, tra l'altro, di assegnare un premio simbolico di riconoscenza e di ammirazione, a un gruppo di volontariato, impegnato a offrire occasioni di vita, di recupero di dignità  a tanti che vivono nel disagio. Sinora ne abbiamo presentati cinque, compreso quello di questo numero. Prevediamo di presentarne un altro. Alla fine sarete invitati a scegliere quale secondo voi meriti di ricevere il premio in palio. Tra quanti risponderanno saranno sorteggiate due persone che verranno a Padova a consegnare il premio.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017