Amburgo, sessant’anni nel nome del Signore

La Missione cattolica italiana (Mci) di Amburgo ha celebrato il 60° anniversario della sua fondazione: una ricorrenza carica di fede e storia.
21 Novembre 2012 | di

Era il 1952 quando il sacerdote comasco don Alfredo Prioni venne inviato dalla Sacra congregazione concistoriale ad Amburgo, col compito di accogliere gli italiani che si spingevano fino al Nord della Germania in cerca di lavoro. Era sprovvisto di tutto e senza alloggio, ma la sua grande fede e il suo bagaglio di umanità gli permisero di gettare le basi della Missione cattolica italiana (Mci) di Amburgo, in una struttura che oggi sorge al numero 29 di Bürgerweide, collegata con la vicina cappella della scuola gesuita di Sankt Ansgar.

Dedicata alla Madonna di Loreto, quella di Amburgo fu la seconda Missione italiana fondata, dopo l’ultimo conflitto mondiale, in terra tedesca. Dal 1955 in poi gli italiani raggiunsero a migliaia le regioni settentrionali della Germania per lavorare negli arsenali, nelle fabbriche, nelle filande, nei cantieri edili e in quelli ferroviari.

Così, oltre agli emigrati stabilitisi ad Amburgo, don Prioni venne incaricato di seguire anche quelli che dall’Italia si erano trasferiti a Brema, nella Bassa Sassonia e nello Schleswig-Holstein. Impegnato nella ricerca dei dispersi in guerra, il sacerdote divenne pure un riferimento spirituale per i numerosi marinai italiani che attraccavano al porto di Amburgo. Don Prioni non fu un semplice pastore di anime, ma vestì anche i panni di assistente sociale, insegnante, consigliere, interprete e persino cuoco. Per gestire tante attività, specie in quegli anni di consolidamento della Missione, il sacerdote aveva bisogno di sostenitori. Alla sua chiamata risposero, tra gli altri, la titolare della Ditta Provveditoria Marina, il commendatore Giovanni Galeazzi e Vittorio Francescon, della Camera di commercio italo-tedesca.
 
Passaggio del testimone
Il 1963 fu l’anno del passaggio di consegne. A guidare la Missione cristiana di Amburgo arrivò don Giuseppe Clara. Erano gli anni della «grande migrazione», delle baracche e della famiglie «spaccate». La Mci – che dal ’60 al ’92 si trasferì nella Alfredstrasse – consolidò il suo ruolo di punto d’incontro, «scialuppa di salvataggio» per i tanti emigrati in cerca di certezze. Nella nuova sede venne organizzata la mensa a supporto delle vittime dell’alluvione di Wilhelmsburg. Se la Missione riuscì a operare con successo il merito è anche delle tante assistenti sociali, cuoche e addette all’accoglienza che lavorarono al suo interno. In questi anni di grandi trasformazioni prese il via inoltre una proficua collaborazione tra la Mci e il Consolato d’Italia ad Amburgo (chiuso nel 2011).

Con l’arrivo degli anni Settanta, per le famiglie italiane emigrate la casa e la scuola divennero necessità primarie. In risposta a tali bisogni, don Clara – sostenuto dai sacerdoti don Cotelli (1967-1968), don Clementi (1968-1970) e don Zampieri (1970-1971), oltre che dagli altri membri della Mci – aprì corsi di lingua italiana e tedesca, come anche di sostegno per gli studenti. Allo stesso tempo, il sacerdote si occupò della ricerca di mobili, abitazioni e posti di lavoro per le «sue» famiglie. Una serie di iniziative rese possibili soltanto dalla generosa disponibilità di forza lavoro volontaria: la comunità italiana di Amburgo, infatti, contava allora circa 12 mila emigrati. Quando, nel 1971, don Clara lasciò la metropoli anseatica, al suo posto subentrò – fino al ’95 – il francescano Quintino Lugnan. Ancora oggi molti italiani ricordano questo sacerdote amante della natura che giunse dall’Italia portandosi al seguito due piante di alloro, le stesse che ora adornano l’ingresso della sede Mci. Nel 1993 padre Quintino riuscì a realizzare un corso di lingua e cultura italiane che mirava anche alla formazione morale, sociale e religiosa dei bambini. Un successo che si concluse nel 2001. A padre Quintino seguì, fino al 2004, padre Claudio Quagliaroli. Quindi, don Pietro Malorgio. Nel 2007 fu il turno di padre Silvestro – sacerdote francescano tuttora responsabile della Missione cattolica italiana di Amburgo – che, per due volte al mese, era impegnato anche con le comunità italiane di Brema e Lubecca (diocesi di Osnabrück).

Rimessa a nuovo grazie al sostegno del Consiglio pastorale e alla generosità dei fedeli, oggi la Mci di Amburgo «continua a essere la casa dei circa 7.500 italiani cattolici residenti nella città tedesca – conferma padre Silvestro –. E non solo nei casi di bisogno: qui si ritrova un collegamento storico con la fede e i sacrifici del passato». Dopo sessant’anni di vita, al numero 29 di Bürgerweide alloggiano ancora memoria e fede made in Italy.
 
Una città «libera»
«Ad Amburgo e nei luoghi vicini si possono calcolare 1.200 italiani, occupati in vari lavori, la maggior parte manuali. Appartengono pressoché tutti alle province venete, che nell’Italia danno il maggior numero di emigranti. Sono dispersi nella grande città, nel suo porto e nella prossima Altona, ed è impresa assai difficile poterli unire alla festa per le pratiche religiose». Così monsignor Geremia Bonomelli esordì quando, agli inizi del XX secolo, giunse in visita nella città anseatica. L’allora vescovo di Cremona era affascinato da questa «città libera», che somigliava quasi a un «piccolo Stato», dal suo porto, dai commerci, dall’antica cattedrale e dalla sua profonda cultura. In quello stesso periodo, ad Amburgo fioriva la redazione de «L’operaio italiano» (1898 – 1914), periodico sindacale in lingua italiana diretto a muratori, carpentieri, scalpellini e altri operai sparsi in giro per la Germania.

La città di Amburgo era tutto un fermento di nuove attività, come quella che il ligure Francesco Cuneo aprì nel 1905: la storica trattoria situata sulla Davidstrasse porta ancora oggi il cognome del suo fondatore. Ma ad Amburgo gli italiani non hanno seminato solo sudore, risparmi e buona volontà. Nel cimitero di Öjendorf, uno dei quattro campi santi militari italiani d’onore della Germania, riposano circa 6 mila vittime del secondo conflitto mondiale.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017