Anziani, soggetto politico

Mass media, formazione, giovani, voto all’estero, assistenza, previdenza: «la politica italiana ignora i problemi dell’emigrazione», dice il presidente della Fusie.
01 Dicembre 2000 | di

In preparazione alla Prima Conferenza degli italiani nel mondo, intervistiamo Gianni Tosini, responsabile del settore emigrazione dell'Inas-Cisl e presidente della Federazione unitaria della stampa italiana all'estero, Fusie.

 Msa. Qual è il contributo che l'Inas-Cisl porterà  alla Conferenza?
Tosini.
Nel comitato organizzatore di questa Conferenza partecipa già  attivamente la nostra rappresentante dell'Uruguay, Filomena Narducci. Valutando quanto si è proposto il Cgie e la «politica» (anche a livello di impostazione), questa conferenza ha, a mio avviso, un ruolo diverso dalle due precedenti: ho l'impressione che con la cancellazione della parola «emigrazione» si voglia guardare più al futuro puntando sulla valorizzazione dei manager di origine italiana e sulle nuove generazioni. Questo è legittimo e auspicabile, ma non vedere nel contempo le esigenze complessive delle varie comunità  italiane che presentano, a seconda dei Paesi, problemi sociali non di poco conto, può essere considerato negativamente «voltare pagina». Dimenticare gli anziani (prima generazione), ad esempio, sarebbe un grave errore. Considerare l'emigrazione un capitolo chiuso lasciando ai Paesi di accoglienza ogni intervento di sostegno a tutela soprattutto dei nostri «meno fortunati» sarebbe una grave mancanza che porterebbe disinteresse anche da parte dei giovani nel confronto del nostro Paese. L'emigrazione oggi come oggi è ancora un'importante risorsa per l'Italia. Pochi Paesi possono contare su masse così vaste che vivono in altri Paesi e che oltre a essere potenziali ambasciatori sono clienti sicuri e affezionati al «prodotto Italia» sia in termini culturali che commerciali. Per queste ragioni credo che la Conferenza di dicembre dovrà  trattare tutte le questioni che interessano gli italiani nel mondo senza soffermarsi o limitarsi a pochi temi. Probabilmente verrà  fatto. Dipende molto anche dalla sensibilità  dei delegati.
Perché non è stata collegata con le esperienze, le istanze e i contenuti delle precedenti Conferenze?
Ricordo che la prima Conferenza, avvenuta nel 1975 e alla quale ho partecipato come delegato dall'Inghilterra, faceva il punto sulla situazione dell'emigrazione italiana nel mondo, con una particolare attenzione per la sicurezza sociale. Infatti, nel '75 l'Italia aveva solo tre accordi di sicurezza per far avere le pensioni ai nostri anziani. Da quella situazione ci si è mossi con rinnovato impegno, tanto che oggi gli accordi sono trentasei. Emerse fin d'allora una forte richiesta per il voto in loco degli italiani all'estero, rimasta per troppi anni inevasa. Solo ora si spera che questo diritto sia espletato in modo corretto. Con la domanda delle pensioni e del voto, si discussero tanti altri temi che erano però legati a emigrati che avevano un piede ancora in Italia e l'altro all'estero. Anche la seconda conferenza ha lavorato un po' su questi stessi temi. Penso che la prossima Conferenza voglia guardare avanti: considerare l'italiano che vive nel mondo non più come un connazionale che vuole rientrare in Italia, ma che vive all'estero integrato nel nuovo Paese ma con interessi che riguardano i due Paesi: quello di accoglienza e l'Italia. L'impostazione di questa conferenza ha un taglio diverso, che personalmente mi preoccupa, perché all'estero ci sono ancora degli anziani della prima emigrazione, e non vorrei che la politica li dimenticasse. Non mi riferisco solo al problema delle pensioni, che ormai sono consolidate, ma ad altre difficoltà  che tanti anziani, con poche risorse economiche e residenti in Paesi dove non c'è una forte assistenza, devono affrontare.
Qual è il nuovo ruolo dell'Inas a favore dei nostri connazionali all'estero?
L'Inas, con la sua lunga esperienza di impegno sociale (quest'anno abbiamo celebrato il 50° della fondazione), si sta organizzando per il futuro. Ancora bloccati da una normativa che si rifà  alla prima legge del 1947, è in attesa di una nuova legge che regoli diversamente l'attività  dei patronati. Oggi siamo chiamati ad assistere gli italiani nel mondo solo per questioni previdenziali, anche se poi, in pratica, il patronato è uno sportello di assistenza più ampia non retribuita.
La nuova legge, invece, ci darà  mandati diversi e noi ci stiamo già  preparando per aprire gli «Sportelli Italia»: degli uffici aperti a ogni esigenza, dove aiuteremo i connazionali non solo per questioni previdenziali di pensione, ma su tutto ciò che può interessare i loro rapporti con l'Italia. Ci muoveremo sempre di più nell'ambito dell'assistenza fiscale, ad esempio, o del turismo sociale, avvalendoci delle strutture del sindacato Cisl. In Europa abbiamo già  iniziato a promuovere alcune iniziative, rispondendo alla domanda di tanti anziani nel programmare delle visite in Italia a prescindere dalle ferie. Non si tratta solo di organizzare gite, ma di promuovere incontri tra pensionati italiani residenti all'estero e residenti in Italia. Partire dal Belgio e trascorrere due-tre giorni a Roma o a Napoli, è un'occasione non solo per visitare una città , ma anche per incontrare nei circoli i coetanei, creando così rapporti reciproci e scambi d'interessi. Le iniziative sono gestite dalla Fnp-Cisl che è il nostro sindacato che conta oltre tre milioni di iscritti.
Nell'atteggiamento delle forze politiche italiane c'è, da qualche anno, la preoccupazione di non perdere i rapporti con i futuri elettori. Quali sono le vere attese dei nostri connazionali?
Rispondendo alla prima domanda, che riguarda il diritto di voto in loco, è dal 1975 che se ne parla. Iniziative importanti a livello di Parlamento e di Senato sono avvenute anche recentemente, e si presuppone che alle prossime elezioni gli italiani nel mondo potranno votare per corrispondenza. Detto questo, ne consegue che l'attenzione della politica deve essere attivata nei confronti dei futuri elettori. Ma chi sono? Non certo le nuove generazioni, bensì coloro che partirono dall'Italia e che ancora oggi sentono con grande forza un interesse per il nostro Paese. Ecco perché questa Conferenza, anche in termini politici, forse qualcosa di più deve fare verso gli anziani. Personalmente, ritengo che, in questo momento, la politica guardi all'emigrazione non più con l'interesse di una volta. C'è molta debolezza e probabilmente ciò è dovuto al fatto che chi si interessa d'emigrazione sono solo due-tre parlamentari; la maggioranza non sente questo fenomeno. La disattenzione politica è quindi ad altissimo livello, sia per quello che riguarda gli anziani, sia per quanto riguarda l'informazione; e nell'ambito dell'informazione, ancor più per la stampa d'emigrazione che viene abbandonata a se stessa.
Ormai siamo alla vigilia delle elezioni nazionali del 2001. Ritiene che sarà  riconosciuto ai nostri connazionali il diritto di voto in loco?
È difficile prevedere se entro la primavera del 2001 tutti i passaggi previsti dalla legislazione nazionale saranno effettuati, arrivando così al voto. Pur essendo pessimista, ma in considerazione del fatto che fin d'ora importanti traguardi sono stati raggiunti, può anche accadere che gli italiani all'estero nel 2001 potranno votare per corrispondenza. Certo è che, se si salta questa tornata elettorale, ho l'impressione che sia finita.
L'Inas, nei suoi programmi d'intervento, rivolge la sua attenzione anche alle nuove generazioni?
Seguo i nostri giovani in occasione dei miei viaggi nel mondo: sono molto legati all'Italia e alla regione d'origine dei loro padri. Li definisco «cittadini di altri Paesi spesso con passaporto e cultura italiani». Sono e vivono nel mondo del biculturalismo anhe se, ormai cittadini di un'altra nazione, sentono fortemente l'appartenenza all'Italia e all'italianità . In particolare nei Paesi oltreoceano, i nostri giovani connazionali sentono di essere italiani, ma nel contempo sono soprattutto cittadini del Paese dove sono nati e dove risiedono. Per loro la conferenza deve «tracciare» e indicare alla politica nuove vie a sostegno del richiesto mantenimento dell'italianità  attraverso informazione, cultura, musica, cinema, sport, animazione. Iniziative culturali, quali le «Settimane del cinema italiano», con proiezioni di film in lingua italiana, hanno registrato ovunque il tutto esaurito. A questi giovani non sempre interessa la cultura di carattere provinciale o folkloristico: vogliono cose a più alto livello che non solo lo Stato può dare ma le stesse Regioni siano a programmare nuove iniziative. Molte sono già  impegnate nel «nuovo», altre, purtroppo, sono ancorate solo alle «visite politiche» dei propri assessori.
Qual è il ruolo dell'informazione per la nostre comunità ?
È innanzitutto importante il ruolo della televisione. Riscontro ovunque una grossa lamentela sulla qualità  dei programmi della RAI, non sufficientemente all'altezza della situazione: non servono, infatti, né agli anziani, né ai giovani.
Il Cgie si è pronunciato sovente in merito, e penso che una trasformazione della programmazione delle iniziative sia imminente. Anche in questo settore il «sociale» non va trascurato e le ottime esperienze del passato vanno, a mio avviso, riprese e potenziate.
La stampa italiana mantiene il suo ruolo e la sua tiratura: in qualche Paese sono nate addirittura delle nuove testate e in qualche grossa città  del mondo sono in atto la distribuzione di testate locali con giornali italiani. Ciò che è grave in questo settore è il poco interesse che lo Stato italiano dimostra nel considerare la nostra stampa come un'attività  privata: è un errore, perché la stampa per gli italiani all'estero sostituisce in parte ciò che dovrebbe fare lo Stato per le proprie comunità . Il blocco del finanziamento dei due miliardi alle testate d'emigrazione non ha senso.
Due miliardi fermi da oltre 14 anni. Questo mentre si spendono decine di miliardi per iniziative di minore importanza. Stando alle notizie che circolano anche nel campo dell'informazione, vi sarebbero sperperi e incongruenze, e la Fusie in merito chiede il mantenimento, da parte del Governo, delle ultime promesse relative al nuovo finanziamento e alla riforma legislativa.
Detto questo, è evidente che anche la stampa d'emigrazione deve pensare al suo futuro e deve incominciare a pensare al «giornale italiano bilingue». Le nuove generazioni lo auspicano.
La prospettiva è quella di un maggiore impegno, una maggiore coerenza nel sentirsi tutti coinvolti affinché l'altra Italia diventi una realtà  partecipe...
È vero, ma la politica italiana vede poco queste cose e non le segue. Giustamente si punta molto sulla vendita di prodotti italiani: un obiettivo importante perché diventa un fatto d'italianità  nel mondo; ma anche questo è frutto più della sensibilità  di qualche ministro o di qualche parlamentare che non di una politica globale che coinvolga tutte le forze italiane che seguono il fenomeno degli italiani nel mondo al fine di ottenere sempre i massimi risultati. Vi sono, però, in questo settore, rilevanti iniziative frutto del lavoro delle Camere di commercio italiane che come «associazioni» operano all'estero e promuovono lo scambio commerciale e le importazioni del prodotto Italia.
Pensa che le cose miglioreranno quando avremo in Parlamento dei rappresentanti delle nostre comunità ?
Credo proprio di sì perché con un gruppo di parlamentari, competenti in materia, eletti dai nostri connazionali all'estero, si promuoverà  maggiormente e con più puntualità  una vera politica a beneficio dell'altra Italia.


   
   
DINO DE POLI È IL NUOVO PRESIDENTE DELL'UNAIE      

D

           ino De Poli ha assunto la presidenza dell'Unione nazionale delle associazioni immigrati ed emigrati, Unaie. De Poli, noto per le sue numerose e rilevanti iniziative di respiro socio-culturale all'insegna della promozione dei valori dell'Umanesimo latino, dell'italianità  e della nostra lingua nel mondo, è stato il fondatore dell'Utrim, l'Unione dei triveneti nel mondo e dell'Ulm, l'Unione latini nel mondo.
Msa. Quali sono i vostri obiettivi?
De Poli.
    Sentiamo e accogliamo il richiamo dell'internazionalità  come importante e necessario. Prevediamo, per la primavera del 2001, un convegno sull'emigrazione europea nel mondo.
    In che modo questa Unaie può rappresentare degnamente il mondo dell'emigrazione ed essere presenza attiva a livello nazionale?
       Lavorando sulle idee giuste e portando avanti una nuova sensibilità . Vediamo che i riscontri ci sono: pongo ad esempio un convegno come quello di New York che è stato chiarificatore e ha parlato da solo. Su questa linea andremo avanti.
  Con le nuove generazioni lei ha puntato sull'approccio culturale...
            L'approccio culturale è quello che produce effetti duraturi. Un approccio solo esistenziale o nostalgico guarda indietro, non avanti. C'è una legge fisica e una massima ricordate da sir James Gobbo, governatore dello Stato australiano del Victoria: «Tutti i pozzi profondi sono sempre comunicanti». In tal modo la cultura è valore di accoglienza e convivenza. Come pozzo profondo abbiamo indicato l'Umanesimo latino.
  Come valuta la questione del voto in loco ai nostri connazionali all'estero?
     Il voto ha seguito la sua strada che verificheremo quanto sarà  utile e importante. Trovo, invece, più decisivo seguire l'affermazione delle istituzioni, da quelle locali (compresa l'Università ) a quelle nazionali o federali, degli italiani nel mondo.
E la politica dei rientri?
   Sto cercando di organizzare un'Università  degli stranieri a Treviso. Andare e rientrare sono un grande valore se sono espressioni di qualità .     

Riccardo Masini

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017