Aperti al confronto

Gran Bretagna. Indagine sui giovani d'origine italiana
04 Febbraio 2003 | di

LONDRA

In base ai dati dell";anagrafe consolare, aggiornati alla fine del 2000, la comunità  italiana nel Regno Unito risulta ammontare a circa 160.000 unità  ripartite nella 4 circoscrizioni consolari: Londra (94.815), Manchester (30.298), Bedford (20.768) ed Edimburgo (10.895), ed è proprio con l";analisi di quella più numerosa che inizia la  nostra indagine sulla situazione dei giovani d";origine italiana in Gran Bretagna.

Da un";attenta lettura del documento «Radiografia degli Italiani nel Regno Unito», presentato a Peterborough il 18-19 ottobre 2001 dalla Commissione Continentale per l";Europa e il Nord-Africa del Cgie, Consiglio generale degli italiani all";estero, risulta evidente che la comunità  italiana si trova in una fase di transizione generazionale e di fronte alle tipiche difficoltà  di dialogo tra il mondo dei giovani e quello degli adulti, come possiamo infatti evincere da alcuni passaggi riportati qui di seguito: «L";associazionismo tradizionale è tuttora molto diffuso anche se si nota un distacco della componente più giovane della collettività Â». Inoltre «è difficile fare emergere le aspettative delle nuove generazioni rispetto alle quali occorre forse un";azione di stimolo e di proposta nel settore culturale» e ancora «la scarsa partecipazione dei giovani ai fenomeni associativi e istituzionali è un dato di fatto che trova riflesso nella sostanziale assenza di 20-30enni nei Comites».

Per approfondire tali affermazioni e per capire meglio qual è il rapporto dei giovani con la cultura e l";identità  italiana, abbiamo incontrato, nella sede di Clerkenwell a Londra, Lorenzo Losi, presidente delle Acli in Gran Bretagna e membro del consiglio di Presidenza del Cgie. Qual è lo stato di salute della comunità  italiana? «Va rilevato che l";associazionismo tradizionale è in crisi "; osserva Losi ";: la gente non sente più il bisogno di aggregarsi in associazioni se non per avvenimenti specifici quali feste, incontri con autorità  o riunioni provinciali. Anno dopo anno, inoltre, vengono a mancare i personaggi storici dell";emigrazione, così l";entusiasmo e le energie di una volta si affievoliscono inesorabilmente.

«I giovani, dal canto loro, hanno necessità  e motivazioni d";incontro diverse che non sono più quelle delle vecchie associazioni. Preferiscono trovarsi al pub e non hanno necessità  di darsi una struttura associativa formale, con statuto e cariche elettive stile vecchia maniera. Pur essendo nati e cresciuti in Gran Bretagna "; prosegue Losi "; si sentono fortemente italiani, e questa doppia cittadinanza è vissuta soprattutto come un valore aggiunto. Molti di loro sono perfettamente bilingui, e l";italianità  ha per loro un senso profondamente culturale che non s";identifica certo nel vecchio stereotipo di ";spaghetti-pizza-mandolino";». Losi prosegue ammettendo che i Comites non sono mai riusciti a calarsi e ad immedesimarsi nella realtà  delle nuove generazioni, per capirne necessità , aspirazioni, problemi nuovi e diversi. I Comites «hanno avuto, finora, poca sensibilità  verso la tematica giovanile, e proprio per questo il Cgie ha avviato una ricerca mondiale il cui obiettivo è quello di ";fotografare"; la realtà  dei nostri giovani. Vogliamo sentire dalla loro viva voce, cosa
pensano, cosa fanno e cosa vogliono fare».

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017