Argentina. Una cosmesi tutta siciliana

17 Ottobre 2014 | di

«Dovevamo migliorare la nostra situazione economica. Emigrare in Argentina significava lasciarsi alle spalle la povertà e iniziare un nuovo percorso. Sognavo una stanza solo per me, bambina e orfana, e una casa grande. Invece trovammo una situazione quasi analoga a quella lasciata a Palermo. Avevamo appena due stanze nelle quali dormivano i nonni e noi (mia madre, io e mio fratello) e una misera cucina».

Nata a Paternò (in provincia di Catania), Rosa Indelicato si trasferì, ancora bambina, a Palermo. «Mio nonno, calabrese, era emigrato anni prima in Argentina lasciando la moglie in Italia, con la promessa di riunire la famiglia appena possibile. La Sicilia del dopoguerra era devastata dalla povertà. Nel 1955 partì anche mia nonna. Noi avremmo lasciato l’Italia poco dopo. Ma papà morì improvvisamente, stravolgendo le nostre vite. Partimmo, finalmente, nel 1959 da Napoli. Mia madre aveva 34 anni e mio fratello 5. L’arrivo a Buenos Aires fu desolante: il porto era fatiscente e deprimente. Altri quindici giorni di navigazione mi separavano dai miei affetti più cari. Non c’era nessun parente che mi legasse alla mia bella infanzia. Inoltre, non avevo mai conosciuto il nonno».

Il primo impatto con l’Argentina fu traumatico per la giovane Rosa, costretta a terminare il percorso scolastico nel nuovo Paese. Al secondo tentativo, Rosa superò gli esami e si iscrisse a un corso di ragioneria. Iniziò così la sua seconda vita frequentando, con grande fatica, i figli di corregionali che parlavano prevalentemente spagnolo. Le poche amiche in grado di comprenderla vivevano a centinaia di chilometri da Buenos Aires. La solitudine forzata divenne così compagna delle sue giornate. «Nonostante arrivassi da un altro Paese, riuscii a terminare i cinque anni di scuole superiori e strinsi molte amicizie con le compagne di scuola. Imparai così bene lo spagnolo da non essere più identificata come migrante. Gli italiani immigrati parlavano, infatti, il cocoliche, una storpiatura dello spagnolo. Ho iniziato a lavorare a 18 anni per un’impresa italiana e, con il tempo, sono entrata in un’azienda che commercializzava una linea di bellezza». L’impiego le ha permesso di studiare cosmetologia e trucco professionale con i migliori professionisti del settore, tanto da trovare poi lavoro nella rete televisiva «Telefe». Sotto le sue mani sono passati i volti più noti delle telenovelas argentine, spesso vendute e viste in tutto il mondo. I trent’anni di carriera hanno trovato addirittura sbocco in un libro di cosmetologia.

«Sono orgogliosa del mio cammino professionale – conclude –. Spesso mi dico: “Rosita, quanta strada hai fatto!”».
 

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017