Aspettando Mars Express

10 Novembre 1997 | di

Era dai tempi dello sbarco sulla Luna, che risale all'ormai lontanissimo 21 luglio 1969, che un'impresa spaziale non destava tanto entusiasmo e tanto interesse: quando, il 4 luglio scorso, una sonda statunitense è scesa su Marte, poggiandosi al suolo con una manovra praticamente perfetta, i riflettori del mondo intero si sono puntati sul pianeta rosso. Non era solo questione di spettacolo: da quella missione, gli scienziati si attendono di capire perché, in un mondo in cui c'era la vita, oggi c'è invece il deserto. Il che potrà  sicuramente aiutarci a comprendere meglio quale sarà  il futuro di questa Terra su cui abitiamo, e che ha la non trascurabile età  di oltre quattro miliardi di anni.

È stato un viaggio, quella della sonda, che ha comportato un grande sforzo dal punto di vista tecnologico: sette mesi per coprire 170 milioni di chilometri. Non meno complicata la discesa su Marte, compiuta a una velocità  di sette chilometri e mezzo al secondo, con un angolo di penetrazione appena inferiore ai 15 gradi: sarebbe bastato solo il piccolissimo errore di un grado sia per fare rimbalzare la sonda sull'atmosfera marziana fiondandola nelle profondità  dello spazio, sia per farla schiantare al suolo. E in ogni caso, quando finalmente ce l'ha fatta, il veicolo spaziale è rimbalzato una dozzina di volte, attutendo l'impatto solo grazie all'apertura di una serie di veri e propri air bag.

   
   

   

     
               
         

       

         
L'autostrada intelligente
N egli Stati Uniti sono iniziati i primi test per la realizzazione di una vera e propria 'autostrada intelligente', lungo la quale le automobili verranno pilotate non da chi sta al volante, ma da una serie di sofisticate strumentazioni elettroniche. L'operazione è in atto a  San Diego, in California, con l'obiettivo dichiarato di ridurre il numero degli incidenti stradali, di consentire una diminuzione del consumo di carburante e di disciplinare al meglio il traffico.                                                                      La sperimentazione viene attuata su un tratto di una dozzina di chilometri, lungo i quali sono stati installati magneti e sensori. Naturalmente, anche le auto impiegate per l'esperimento sono state equipaggiate con apposite apparecchiature, controllate da un computer di bordo. Telecamere montate sugli specchietti retrovisori segnalano interruzioni impreviste, e un display sul cruscotto avverte il conducente che è arrivato all'uscita desiderata. Intanto, finché l'automobile viaggia guidata dal computer, il guidatore può rilassarsi: leggere un libro, ascoltare musica, guardare tranquillamente il panorama.                                                                    Questa autostrada interamente automatizzata dovrebbe venire inaugurata nel 2002, ma si ritiene che poi occorrano altri dieci anni perché le 'strade intelligenti' entrino a far parte della vita quotidiana degli americani.      
Ancora più stupefacente, per l'uomo della strada, è la tecnologia che ha consentito di operare su Marte  per giorni e giorni a Sojourner: un piccolissimo veicolo 'intelligente' alimentato da pannelli solari, e dotato di un analizzatore di particelle in grado di esaminare le rocce che incontrava sul suo cammino. Perché Sojourner non era fermo: i suoi dispositivi gli consentivano di muoversi su Marte,spostandosi su sei ruote a una velocità  di 40 centimetri al minuto, e riuscendo a superare ostacoli alti fino a 25 centimetri. 

Telecomandato da Terra, il veicolo ha svolto il proprio lavoro davvero al meglio. Non solo: quando gli scienziati lo davano ormai per finito, una sorta di macchina spaziale da rottamare, Sojourner si è fatto vivo con la casa-madre, mandando segnali che hanno rivelato come fosse ancora in attività .

Con questa riuscitissima impresa, che ha fornito agli scienziati materiale di studio per qualche anno, la Nasa (l'ente spaziale americano) ha inaugurato un nuovo corso, dopo un lungo periodo vissuto al ribasso. L'obiettivo numero uno è proprio Marte. L'anno prossimo, una stazione spaziale metterà  in orbita attorno al pianeta rosso e spedirà  al suolo una sonda con dei razzi che penetreranno sotto la superficie marziana per capire che cosa c'è sotto la grande crosta di ghiaccio che ne ricopre ampie zone.

Nel 2003, arriverà  una sonda europea (Mars Express) che orbiterà  attorno a Marte per due anni, mentre la Nasa spedirà  sul pianeta una serie di robot. E finalmente, nel 2018, il grande evento che trasformerà  la fantascienza in realtà : l'uomo arriverà  su Marte, mettendo il piede su quel pianeta che ha animato tante nostre fantasie. Perché così tardi? Per un semplice ma fondamentale motivo: ancora non si è trovato il modo di rifornire la navicella spaziale del carburante necessario per tornare a Terra. Ma da qui ad allora, non c'è alcun dubbio, una qualche pompa di benzina spaziale l'uomo riuscirà  a scovarla.

   
   

 

   
Neutrini da Ginevra al Gran Sasso
I l Cern, l'ente per l'energia nucleare di Ginevra cui fa capo tutta la ricerca europea nel settore, ha approvato un esperimento che farà  viaggiare un fascio di neutrini da Ginevra fino a un bersaglio collocato in Italia, nel laboratorio sotterraneo del Gran Sasso. L'iniziativa dovrebbe essere realizzata tra il 2001 e il 2002.     

Lo scopo è quello di conoscere meglio i neutrini, particelle ancora misteriose, e di arrivare a comprendere quale sarà  il futuro dell'universo in cui viviamo, comprese le modalità  dalla sua fine. Sappiamo infatti che, dal momento del big bang, l'universo è in continua espansione, ma non conosciamo ancora cosa succederà : se si scoprirà  che i neutrini hanno una massa, ciò significherà  che prima o poi l'espansione si arresterà , e l'universo tornerà  a contrarsi fino a ridursi a un unico punto, per poi magari dar vita a un nuovo big bang e a una nuova espansione; se, viceversa, risulterà  che i neutrini non hanno massa, l'universo stesso continuerà  a espandersi all'infinito, congelandosi sempre di più.

L'Unione eeuropea nella riduzione dei gas-serra ha una sua proposta: tagliarne l'uso del 15 per cento, ripartendo questa quota tra i vari paesi della Comunità .

   
   

 

   
Diminuire i gas-serra
A ppuntamento di grande importanza a fine anno, in Giappone, per la Conferenza mondiale sul clima che si terrà  a Kyoto. In quella sede, l'Unione europea è intenzionata a presentare una sua proposta sulla riduzione media dei gas-serra, responsabili del riscaldamento dell'atmosfera del nostro pianeta (l'anidride carbonica, ad esempio). L'idea è quella di tagliarne l'uso del 15 per cento, ripartendo questa quota tra i vari paesi membri dell'Unione stessa.      

Il condizionale è di rigore, perché non tutti i paesi europei si sono allertati in questa direzione. La Danimarca non ha ancora inviato il proprio piano nazionale, l'Austria è in forte ritardo per adeguarsi ai requisiti richiesti, la Gran Bretagna è ancora molto al di sotto degli standard richiesti. Ci sono, inoltre, rilevanti difficoltà  procedurali per mettere a punto le strategie comuni di lotta all'effetto serra.

Le perplessità  vertono sulle modalità  di sottoscrizione da parte dei partner europei che a Kyoto dovrebbero sottoscrivere l'intesa sulla riduzione delle emissioni inquinanti: si sta ancora discutendo se ogni paese apporrà  una sua firma, o se ci sarà  una firma unica a nome dell'intera Unione. Una discussione tutt'altro che oziosa, perché a essa è legata la garanzia del rispetto degli impegni assunti: se cioè ogni paese risponderà  in proprio, o se la responsabilità  spetterà  all'Unione.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017