Australia. Quasi mille ospiti nelle strutture degli Scalabriniani. In comunità come a casa

Il 1999, «anno internazionale degli anziani», ci induce a riflettere sulla terza età. Ricreando la famiglia, l’anziano si rivitalizza. Padre Fregolent: aiutiamo chi ha bisogno.
04 Maggio 1999 | di

Sydney
Ogni persona quando si deve confrontare con la vecchiaia teme di essere vittima di un processo di isolamento graduale, che culmina con la relegazione in una «istituzione» governativa o privata. Non è solo una paura, spesso è una realtà .
Per gli italiani all' estero l' isolamento è ancora più marcato e doloroso perché avviene in un momento della vita in cui si ripristinano i processi infantili di visione della realtà , si vive di ricordi e anche la lingua pensata e parlata è quella dell' infanzia.
In Australia gli italiani anziani o sulla soglia dell' anzianità  sono sempre più numerosi. È quindi logico e lodevole che il servizio di assistenza, compreso quello della Chiesa, si orienti verso questa categoria di persone. Una voce in questo senso la si era udita anche al Conferenza dei veneti d' Australia e Sudafrica tenutasi a Melbourne l' anno scorso: «Si parla tanto dei giovani, ma essi hanno forze, risorse e vita, e sono integrati nella società . Il loro cammino verso il successo è spianato. Gli anziani hanno più bisogno di assistenza materiale e morale».
I padri Scalabriniani sono impegnati da molti anni sul fronte degli aiuti agli anziani italiani, con progetti specifici adatti a singole comunità . Per migliorare il servizio nei vari settori: logistico, amministrativo, professionale, sociale e religioso, di recente hanno creato l' Associazione Nazionale Scalabrini delle Case per Anziani. Il Consiglio direttivo di questo nuovo organismo, presieduto dal provinciale padre Antonio Fregolent, si è riunito per la prima volta a Sydney per stabilire la natura e i fini istituzionali dell' associazione. Essa rappresenta un numero notevole di assistiti, circa 900 nelle aree di Sydney e Griffith nel New South Wales, Melbourne nel Victoria, e Adelaide nel South Australia: 474 sono alloggiati nelle case di cura, 373 nelle case di riposo e 57 in villette autonome.
«Questo tipo di assistenza - ci ha detto padre Fregolent - fa parte della nostra missione di Scalabriniani, chiamati a servire gli emigranti dall' inizio fino a quando il Signore ci chiama a sé. Per questo, oggi, puntiamo molto sugli anziani: perché la comunità  si è fatta anziana, e sono loro ad avere maggiormente bisogno».

Famiglia e comunità 

Nella prima pagina dello statuto della neocostituita associazione, si legge che gli anziani vengono accolti e risiedono nella loro casa. Il termine viene usato proprio nel significato più ampio e comprensivo: non solo mura domestiche, ma casa come famiglia, luogo di vita, di ristoro, di scambio di esperienze. «Il complesso delle case di cura e di riposo per anziani vuole essere la casa destinata ad accogliere tanti fratelli e sorelle emigrati, che si trovano nella necessità  di ricevere una particolare attenzione, date le loro condizioni precarie di salute e la loro avanzata età , per valorizzare il più possibile la carità  cristiana, unico mezzo per riportare Gesù Cristo nella società  di oggi».
Chi vive in questa casa non è un ospite, un cliente di un centro residenziale o di un complesso alberghiero, è una persona di famiglia, un fratello che soffre per le condizioni di età  avanzata, per la solitudine, per la limitazione della sua autonomia, per la malattia, e quindi ha bisogno di una comprensione affettuosa e personalizzata.
«Con questa iniziativa di associazionismo a livello direttivo - ci ha detto padre Emilio, direttore delle Case di riposo di Melbourne - intendiamo innanzitutto salvaguardare lo spirito scalabriniano, prestando cioè un' assistenza ispirata ai principi evangelici di amore e servizio ai fratelli sofferenti. Ciò richiede un' attenzione personalizzata verso l' ospite. La malattia è uguale per tutti, ma ogni malato è diverso, e affronta la situazione della perdita di salute e indebolimento fisico in maniera particolare, conforme alla sua mentalità , cultura, educazione. Per questo l' approccio religioso avviene con un atteggiamento di serenità  e libertà . Nessuno viene obbligato a frequentare la cappella, ma il programma di attività  liturgiche e religiose crea un' atmosfera di spontaneo avvicinamento ai valori cristiani. Ecco che constatiamo come l' 80 per cento degli anziani frequentano la Messa alla domenica e altre funzioni religiose occasionali. In questo servizio è estremamente importante la collaborazione che abbiamo dalle suore. La loro dedizione è unica, e la loro presenza è molto apprezzata dagli anziani e dai familiari. Inoltre le nostre case formano comunità  aperte a tutti. È con gioia che constatiamo che alla Messa della domenica una buona parte del pubblico è formata da familiari, parenti, amici, e anche da gente del quartiere. Gruppi sociali e club organizzano regolarmente degli incontri nelle nostre case-villaggio. Il Villaggio San Carlo di South Morang, ad esempio, ha una planimetria che ricorda il paesetto italiano, con una piazzetta centrale per incontri e passatempi».

 L' unione fa la forza

Vi sono altri motivi alla base dell' associazione. Il più importante lo si può formulare in questo modo: «Più si è numerosi e uniti, e più si ha voce di fronte alle autorità  che programmano la politica di assistenza socio-sanitaria per gli anziani». Il governo d' Australia è sensibile e attento al fenomeno di invecchiamento della popolazione, e regolarmente consulta gli enti più rappresentativi per stilare norme e progetti per gli anziani. La Chiesa cattolica è un interlocutore molto ascoltato, e se all' interno di essa vi sono organizzazioni efficienti, come quella messa in piedi dai padri Scalabriniani, acquista più forza. Siamo in un' epoca in cui si tenta di regolare per legge il destino dell' uomo. Si pensi alla legge sull' eutanasia che è stata approvata in uno Stato australiano. Chi si oppone deve fare quadrato attorno ai principi evangelici della vita, attorno alla dottrina della Chiesa.
Questo punto viene bene evidenziato dallo statuto dell' associazione dove si legge: «Le Case si riconoscono nel quadro delle leggi civili che regolano ogni ente sanitario dello Stato, professando rispetto e leale osservanza delle norme giuridiche, fatto salvo il diritto naturale di porre l' obiezione di coscienza qualora vi fosse contrasto con l' etica del Vangelo secondo l' interpretazione della Chiesa».
Le Nazioni Unite hanno proclamato il 1999 «Anno dell Anziano». Vi sarà  una ragione particolare, e anche se fosse solamente per dare seguito a una lista di gruppi sociali, dopo l' anno della donna, dei bambini, dei rifugiati, delle comunità  etniche ecc., la scelta del 1999 è significativa: si è alla fine di un millennio, quello vecchio muore e nasce una nuova vita, una nuova umanità . Ma che l' attenzione sia rivolta all anziano che sta per partire, al riconoscimento della sua dignità , al raggiungimento dei livelli più elevati di corresponsabilità  nei suoi confronti. Solo così si aprono prospettive di vita piena per le nuove generazioni.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017