Australia. Sognando Ridotti

22 Novembre 2013 | di

Per trovarla bisogna guardare bene la carta geografica australiana e puntare il dito verso sud-ovest. La città di Mandurah non è facile da localizzare nell’immenso territorio dell’ex colonia britannica. Ed è ancora più difficile trovare segni della presenza italiana in quell’angolo di Australia affacciato sull’Oceano Indiano. Eppure anche lì, tra le mura di qualche casa può capitare di annusare il profumo tipico della cucina bianco-rosso-verde. Merito di un biologo, Marcello Pennacchio, e di un ristretto manipolo di italiani legati alle proprie origini. «In questa zona – spiega Pennacchio – sono davvero pochi gli italiani, anche se a un’ottantina di chilometri da qui, a Perth, vive una delle comunità più organizzate dell’intera nazione».

Figlio di emigranti provenienti da Ridotti di Balsorano (provincia di L’Aquila, in Abruzzo), Marcello Pennacchio vanta una famiglia di viaggiatori. Iniziò il bisnonno, che raggiunse gli Stati Uniti nel 1902; sessant’anni dopo i suoi genitori scelsero l’Australia e la città di Perth. Terza generazione, altro trasloco: a detta di Marcello Pennacchio la cittadina australiana di Mandurah «è l’equivalente australiano di Miami e vi si vive molto bene».

Autore di articoli e libri relativi alla conservazione del pianeta Terra, marito di Lara (pure lei impegnata nella salvaguardia ambientale) e padre di Ryan e Aiden, nella sua casa di Mandurah, Marcello Pennacchio si occupa anche di faccende meno «scientifiche». «Nella mia famiglia conserviamo la tradizione della passata di pomodoro fatta in casa, della pasta tirata a mano e della pizza» assicura il biologo-ricercatore che – impegnato soprattutto nel campo della biodiversità – ha più volte collaborato col premio Pulitzer Edward Wilson. «La diversità è la vera ricchezza del nostro pianeta – continua Pennacchio –. Per questo motivo sono felice di poter coniugare in casa le mie tradizioni italiane con quelle australiane di mia moglie. E al contempo, sono contento di aver vissuto per diversi anni a Chicago, dove sono nati i miei figli».

Assieme all’amore per la terra natale, Marcello conserva nel cuore anche il ricordo di un’esperienza di gioventù che lo ha legato ancor più alla cultura del Belpae­se: un anno di leva tra le fila degli alpini a L’Aquila. A distanza di molto tempo, ma stavolta con moglie e figli a seguito, Marcello ora progetta un «ritorno alle origini». «Vorremmo trascorrere un anno o due a Ridotti. Ci stiamo impegnando nella ricerca di una casetta da ristrutturare, con annesso un orto dove coltivare le piante». Il pollice verde, del resto, il biologo deve averlo sviluppato proprio in gioventù nel paese all’ombra delle vette appenniniche dove ora desidera tornare.

«Quando vivevo negli Stati Uniti gli amici, scherzando, dicevano che ero dell’FBI: da full blooded italian (italiano vero e puro) – conclude il biologo –. In effetti, sono orgoglioso di essere italiano, e farò di tutto per trasferire questo orgoglio ai miei figli».

 

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017