Basilica e dintorni Il Santo in Brasile

Prosegue nel paese carioca il viaggio delle reliquie del Santo tra l’entusiasmo popolare autentico. Ne abbiamo parlato con padre Domenico Carminati che ha partecipato alle prime fasi del pellegrinaggio. Tappe previste in tutto il paese fino a novembre.
06 Luglio 1999 | di

Sono due le reliquie di sant'Antonio che stanno girando il Brasile: quella collocata sul busto di sant'Antonio in legno dorato è una parte dell'apparato vocale. L'altra è un pezzettino di una costola del Santo. Entrambe tolte nel corso della ricognizione dei resti mortali di sant'Antonio effettuata nel 1981. Insieme le due reliquie sintetizzano l'essenza profetica di Antonio, annunciatore del Vangelo (voce) e amico dei poveri (la costola che racchiude il cuore).

 Il «viaggio di sant'Antonio», cominciato in Italia nel 1994 in preparazione dell'ottavo centenario della nascita di Antonio, è proseguito in tutto il mondo. Quest'anno ha raggiunto il Brasile dove l'accoglienza è entusiastica.
Abbiamo chiesto a padre Domenico Carminati, rettore della Basilica del Santo, che assieme a padre Egidio Canil ha portato dall'Italia le reliquie e ha partecipato alle prime tappe del viaggio, di farci partecipi delle sue impressioni.

Msa. Padre Domenico, che cosa l'ha colpita di più in Brasile?
Padre Domenico.
Mi hanno colpito la partecipazione della gente, la loro gioia e il loro entusiasmo, come se incontrassero veramente una persona viva, cui decidono di affidare i loro problemi. È proprio Antonio vivo. Porto ancora nel cuore questa esperienza di vicinanza emotiva a sant'Antonio in un paese così distante.

Che differenze ha notato tra la devozione popolare in Italia e in Brasile?
Nel 1994, quando ero rettore dei chierici, ebbi l'occasione di girare per le regioni italiane. Rimasi dodici giorni in Puglia, che è una delle regioni dove la devozione a sant'Antonio è più sentita. Quindi per me non era una novità  l'incontro con i devoti del Santo, ma il Brasile è andato al di là  delle aspettative. Forse il popolo brasiliano è più portato a queste espressioni della religiosità . Un frate mi diceva che in Brasile si vive l'esperienza più valida, a livello di devozione popolare, di tutta la Chiesa.
Non ho visto forme di fanatismo. Mi pare di aver colto una religiosità  popolare autentica. Fatta di gesti, di segni. Noi abbiamo voluto ricordare quello che fa il pellegrino a Padova: alla fine delle celebrazioni, invitavamo la gente a passare vicino alla reliquia, a toccarla con la mano. Ho visto gente aspettare ore che arrivasse la reliquia e, al suo arrivo, piangere di commozione.

I brasiliani conoscono la basilica di sant'Antonio a Padova?
Hanno per questo luogo una sorta di venerazione, un pensiero commosso, anche se quasi nessuno di loro c'è stato. Perché per potersi permettere un viaggio in Italia bisogna essere ricchi. La loro devozione, tuttavia, è molto vera. Temevo che fosse un'evasione, invece è molto calata nella realtà , cioè sant'Antonio è amico dei poveri, dei disoccupati. Sentono sant'Antonio come uno che sta dalla loro parte. E questo - secondo me - è un grosso merito della Chiesa brasiliana che è riuscita a farsi partecipe dei problemi del popolo.

Come vive la sua fede il brasiliano?
Il brasiliano non ha paura di manifestare la sua fede. Si inginocchia, prega anche in pubblico senza vergognarsi. Nella Chiesa brasiliana ci sono grossi problemi, però ho trovato del positivo autentico. Penso che questa sia la Chiesa del futuro: un laboratorio dove c'è comunione. Dove la fede non è separata dalla vita.

Che cosa comporta organizzare un viaggio del genere?
L'idea è stata di padre Joà£o Mamede e di padre Bruno Manzoni, ministro provinciale, che hanno pensato di far arrivare le reliquie in Brasile per celebrare i cinquant'anni della presenza della nostra provincia francescana in quel paese. Hanno preso contatti, sono venuti in Italia e hanno cominciato il lavoro di organizzazione: poi hanno coinvolto la conferenza episcopale brasiliana e raccolto le adesioni girando tutte le diocesi e preparando per un anno intero l'arrivo delle reliquie del Santo, nei più piccoli dettagli. Hanno affidato a un compositore brasiliano il compito di comporre dei canti antoniani che il popolo imparava a cantare durante la visita delle reliquie.

Come sono state accolte le reliquie?
L'accoglienza che le reliquie hanno ricevuto la mattina del 15 aprile, all'arrivo all'aeroporto di San Paolo, è stata commovente. Era presente l'arcivescovo della città  con altri dieci vescovi e il rappresentante del governatore dello stato di San Paolo. Con lo stesso entusiasmo è iniziato il viaggio nella città  di Santo André e San Paolo. Quello che ho visto i primi giorni è andato al di là  delle mie aspettative e anche ora continua a esserlo. Me lo conferma una comunicazione ricevuta da Frei Gerardo che scrive: 'Veramente sant'Antonio è molto, molto ben voluto dal popolo. Ogni luogo dove andiamo è una moltitudine che aspetta, sta insieme e piangendo si congeda dal caro santo'.

Quali grazie i brasiliani chiedono a sant'Antonio?
Il problema più grave, in questo momento, è senz'altro quello della disoccupazione e su questo fronte è stato 'coinvolto' anche sant'Antonio. A Santo André, vicino all'altare della chiesa del Bonfim ho trovato un libretto di lavoro e nelle preghiere rivolte al Santo si sentiva risuonare con insistenza la richiesta di aiuto per trovare un'occupazione.

Quali sono gli altri problemi?
La mia impressione è limitata allo stato di San Paolo che è grande circa tre quarti dell'Italia e ha una popolazione di trentacinque milioni di abitanti, dei quali venti circa concentrati nella grande San Paolo. Quello che colpisce è il contrasto tra la povertà  e la ricchezza: grattacieli che si susseguono a vista d'occhio e favelas (baracche) che ricoprono intere colline; quartieri residenziali da far invidia a qualsiasi città  europea e ragazzi di strada che vivono abbandonati a se stessi e pronti a ogni forma di violenza, perché praticamente senza famiglia.
Il lavoro che stiamo facendo noi frati francescani è quello della prevenzione, per esempio nella Cidade dos meninos dove vengono portati a trascorrere le giornate i ragazzi prelevati la mattina dalle loro case.

Avete sperimentato qualche episodio di violenza?
È successo nel quartiere di San Bernardo, un sabato sera. Avevamo portato le reliquie ed era già  buio, spostandole con il rumorosissimo carro dei pompieri che curiosamente in Brasile si chiamano bombeiros. La domenica mattina arriva una signora trafelata a chiedere del parroco. Gli racconta che la sera prima era andata a pregare sant'Antonio, e aveva lasciato l'auto poco distante. Mentre stava per risalire in auto si è sentita puntare una pistola alla tempia, ha capito di essere in pericolo. Uno degli aggressori era drogato o ubriaco. Lei si è difesa dicendo che era stata a pregare sant'Antonio e ha mostrato il pane. Quando ha nominato il Santo, due del gruppo hanno cambiato atteggiamento e le hanno intimato di non dire niente alla polizia. Sono fuggiti con la sua auto, però lei ha avuto salva la vita.

   
   
ITINERARIO DEL VIAGGIO      

Il viaggio di sant'Antonio in Brasile, partito dalla città  di Santo André, nello stato di San Paolo, il 15 aprile scorso, continuerà  fino al 22 novembre, visitando settantadue diocesi, secondo un calendario attentamente preparato. Il Brasile presenta diversità  di situazioni, di realtà  sociali e naturali impressionanti: 164 milioni di abitanti, il 30 per cento dei quali sotto i quattordici anni e solo il 5 per cento ultra sessantacinquenni. Con i suoi otto milioni e mezzo di chilometri quadrati è il paese più grande dell'America Latina. E sant'Antonio lo visiterà  tutto: dallo stato di San Paolo, come abbiamo sentito, al nordest più povero, ma capace di esaltanti esplosioni di vitalità  nel crogiolo di razze bahiane, alla più folle Rio capace di infiammarsi per il carnevale dove il Santo è arrivato a fine maggio, alla lussureggiante foresta amazzonica dove le reliquie nello scorso giugno sono giunte una su nave e l'altra in aereo. Dopo l'Amazzonia è stata la volta di Parà  e Piauì. In questi due mesi di luglio e agosto tocca a Maranhà£o, Rio Grande do Norte, Cearà  e Bahia. In settembre e ottobre sant'Antonio andrà  in Mato Grosso, Goià¢nia, Paranà , Espìrito Santo, per finire a novembre nello stato delle miniere d'oro, il Minas Gerais, con le diocesi di Sà£o Joà£o del Rey, Barbacena, Oliveira, Campanha, Guaxupé, Sete Lagoas e Luz.
Tornati in Italia padre Carminati e padre Canil, sono rimasti a continuare il viaggio in Brasile fra Bruno Manzoni, fra Geraldo Monteiro, fra Gilson Rogerio Nunes e fra Rogério P. Xavier.

 

   
   
I FRATI DA MEZZO SECOLO IN BRASILE      

Sono passati esattamente cinquant'anni da quando i primi due missionari padre Vittorio Valentini e fra Mauro Temporin della provincia religiosa di sant'Antonio partirono da Padova e sbarcarono a Santos in Brasile, dando inizio a quella realtà  missionaria che oggi è diventata la provincia religiosa di Sà£o Francisco de Assis. Secondo le testimonianze lasciate dal padre Vittorio, gli inizi furono umili e difficili, tuttavia, passo dopo passo, questi due missionari, presto seguiti da altri confratelli che venivano da Padova, estesero e consolidarono la loro presenza in Brasile, ottenendo, dal punto di vista istituzionale, dapprima il riconoscimento di «delegazione missionaria»(1949), quindi di «Commissariato per l America Latina» (1970), e finalmente di «provincia di Sà£o Francisco de Assis», il 23 settembre del 1991.

Padre Bruno Manzoni, attuale ministro provinciale, così rievoca il passato: «A distanza di cinquant'anni quel seme di fede portato con amore e coraggio ha dato molte foglie, fiori e frutti». La provincia del Brasile in effetti conta oggi undici conventi, tre seminari, un noviziato e tredici parrocchie.     

I suoi frati sono presenti in quattro stati: San Paolo, Paranà , Bahia e Rio Grande do Sul. I religiosi presenti sono sessantotto e, nei tre seminari, ci sono cinquantuno seminaristi, tre novizi e ventuno teologi. La provincia inoltre sostiene il «Messaggero di sant'Antonio» brasiliano, il Centro di educazione padre Massimiliano Kolbe (una scuola cattolica con oltre mille alunni), un centro di prevenzione e accoglienza per ragazzi di strada (circa 400 presenze), un centro di recupero per giovani con problemi di alcol o droga.

Nel maggio scorso padre Fernando Mason, frate della custodia, è stato nominato vescovo della diocesi di Caraguatatuba. Altri quattro vescovi conventuali delle provincie religiose di America, Polonia e Roma, reggono altrettante diocesi in Brasile.

 

   
   
KATIA RICCIARELLI CANTA PER LUCIA VALENTINI      

Il 26 maggio scorso la basilica del Santo di Padova è stata cornice di un omaggio musicale a Lucia Valentini Terrani, artista padovana, una delle più belle voci di contralto del nostro tempo, stroncata da una leucemia nel giugno del 1998. L'orchestra di Padova e del Veneto ha eseguito musiche di Haendel, Tartini, Vivaldi, Haydn e Mozart, con una splendida interpretazione di Piero Toso, violino principale e solista. Il soprano Katia Ricciarelli ha interpretato il «Salve Regina RV 617» di Vivaldi e l'«Exultate, jubilate K.165» di Mozart. «Lucia continua ad essere tra noi», ha detto Alberto Terrani presentando gli scopi della Fondazione intitolata alla moglie e impegnata nella formazione di giovani musicisti e in iniziative benefiche a favore dei bambini colpiti da leucemia. «Il concerto di questa sera - ha detto Katia Ricciarelli - è stato una preghiera, rivolta a Dio, per Lucia e per tutti coloro che soffrono».

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017