Capra, il papà dei nonni

Appassionato di cani e di viaggi, questo intraprendente scalabriniano con i suoi collaboratori ha restituito vitalità e coraggio alla comunità italiana che in Australia sta purtroppo invecchiando.
06 Settembre 1999 | di

Sydney
Chi l'ha notato vicino a Oscar Luigi Scalfaro, a dicembre, nelle cronache televisive sulla visita del presidente della Repubblica italiana a Sydney, in Australia, potrebbe averlo scambiato per Enzo Biagi, tanta è perfetta la sua somiglianza col giornalista italiano. E padre Nevio Capra, fra gli italiani d'Australia, è forse altrettanto famoso, anche se per tutt'altri motivi. 65 anni, sacerdote scalabriniano, originario di Merlara, in provincia di Padova, padre Nevio è una singolare figura di prete che riesce a conciliare la passione della fede, l'entusiasmo della solidarietà  e dell'amore, con le rigorose logiche del manager, creando un cocktail irripetibile, ma indispensabile per concepire, mettere in piedi dal nulla e gestire con razionalità  ed efficienza, una complessa struttura per l'assistenza agli anziani; affrontando così di petto uno dei problemi più gravi a cui deve far fronte la comunità  italiana in Australia: il fortissimo invecchiamento degli emigranti italiani della prima generazione. Secondo i dati del censimento del 1991, infatti, il 47,8% degli australiani nati in Italia ha ora più di 60 anni, mentre le proiezioni annunciano che nei prossimi cinque anni i nostri connazionali ultrasettantenni saranno in Australia oltre 122 mila. Con quali problemi è facile intuire, considerato che molti di loro sono interessati da situazioni di isolamento sociale e da un approccio ancora difficile con la lingua e il territorio.

Aiutare e assistere questi connazionali è la missione che si sono dati da tempo gli Scalabriniani. «Siamo venuti in Australia con loro, li abbiamo sposati, abbiamo battezzato i loro figli. Ora stiamo invecchiando assieme»: così descrive l'azione dell'Ordine, un confratello di padre Nevio, il vicentino padre Emilio Vaccaro, 65 anni, che a sua volta gestisce due villaggi per anziani nella zona di Melbourne, con 240 ospiti. Padre Nevio, che è in Australia da 39 anni, di villaggi a Sydney, a partire dal 1968, ne ha realizzati ben sei, con un totale di oltre 700 ospiti (e 550 dipendenti), e un investimento complessivo che supera i 50 milioni di dollari, per un terzo finanziati dal Governo, il resto raccolto con donazioni e attività  benefiche. L'ultima unità , con 110 posti letto, è stata inaugurata a Drummoyne, nel sobborgo di Sidney. Prima c'erano Bexley inaugurato due anni fa per 92 ospiti, Chipping Norton per 105 ospiti, di cui 60 ospedalizzati, Griffith e Allambie Heights...

In uno di questi villaggi, Austral, 40 chilometri dal centro di Sydney, che è un po' il fiore all'occhiello di questo «impero della solidarietà Â», il sacerdote ha ricevuto il presidente Scalfaro a dicembre. 110 mila metri quadrati di estensione, oltre 200 ospiti, 145 addetti, il villaggio è circondato da un vasto parco dove scorrazzano canguri, emu, cervi, pony, e due cani che seguono padre Nevio dovunque. La metà  degli anziani vive in dignitose stanzette, 76 hanno bisogno di assistenza ospedaliera, altri 20 abitano, da soli o in coppia, negli appartamenti ricavati in alcune villette autonome la cui struttura, tipicamente italiana nei colori e nelle forme, ha ottenuto importanti riconoscimenti nei premi di architettura. Buona parte della mobilia e degli arredi di Austral proviene da libere offerte di imprenditori veneti, emigrati e non, mentre la chiesa al centro del villaggio, con belle e coloratissime vetrate di Murano, è stata realizzata in dieci mesi di lavoro volontario da centinaia di italiani. Qui padre Nevio, fianco a fianco con gli altri ospiti, ha il suo ufficio e la sua camera, tappezzati di foto dell'Italia ma anche di molti altri Paesi del mondo che il sacerdote, anticonformista e appassionato di viaggi, ha visitato nel corso degli anni. Ma buona parte della sua giornata è spesa saltabeccando con la sua familiare (e gli immancabili pastori tedeschi dietro) da un villaggio all'altro, a risolvere problemi, donare una parola di incoraggiamento quando serve, impostare nuove iniziative.

«Per la gestione economica chiediamo agli ospiti l'85% della pensione sociale - spiega il sacerdote - a cui si aggiungono sussidi statali variabili in relazione al livello di autosufficienza dell'anziano e alle sue necessità  sanitarie. In media il Governo stanzia 34mila dollari l'anno per ogni posto letto». Ad Austral, come negli altri villaggi, la mensa e gli altri servizi naturalmente sono in comune, ma qui ci sono spazi ricreativi più ampi, e anche una vasta area per i pic-nic e le vivacissime feste di quartiere, a disposizione di tutta la comunità  per le manifestazioni tradizionali e le rassegne di musica e cabaret, con ballo liscio, lotteria e gastronomia tipica.

L'iniziativa più apprezzata è il Festival Italiano, che si tiene verso la fine di novembre - che quaggiù è l'inizio della primavera - ed ha già  superato la boa della 23° edizione, richiamando ogni volta fino a 1500 persone dall'esterno. In occasione della Melbourne Cup , che ai primi di novembre blocca l'intera Australia, si svolge, all'interno del villaggio, una mini sfilata di moda, che coinvolge, oltre alle animatrici, molte delle anziane ospiti, che esibiscono con orgoglio i loro splendidi e impossibili cappellini, come le più belle signore della Melbourne high-society all'ippodromo della capitale del Victoria. «I nostri anziani non sono per niente isolati dalla società  che li circonda, anzi sono parte viva delle rispettive comunità  - assicura padre Nevio - . Le attività  esterne sono molteplici. Una volta la settimana, ad esempio, li accompagniamo in paese a fare la spesa, e poi ci sono spesso escursioni, gite in battello». E poi c'è chi si arrangia da solo: un arzillo settantenne di Austral ha scoperto la bicicletta e da allora non è mai nel villaggio. E così anche la moglie ha dovuto trovarsi delle nuove amiche per passare il tempo in compagnia.  

       
Intervista a padre Nevio Capra
Siamo matti? No, abbiamo solo tanta voglia di vivere      

Msa. Quali sono state le motivazioni che l'hanno spinta a rivolgere la sua attenzione, come sacerdote, agli italiani anziani?
Capra . Come Scalabriniani siamo stati molto coinvolti nel sociale fin dall'inizio, nel senso dell'assistenza diretta nel lavoro ecc. Il tipo di lavoro che facevamo, ci metteva continuamente in contatto con le famiglie, con gli ospedali e con le case di riposo non italiani. Vedevo lo stato d'animo di quei pochi italiani che allora, 25 anni fa, avevano in queste case dove non si parlava la lingua, non si mangiava in modo italiano e dove la cultura era diversa. Questa gente viveva nell'isolamento e nell'incomunicabilità . Quindi, ho trovato pochissime persone       contente. La maggioranza era depressa, silenziosa, malediva il giorno in cui era venuta in Australia. Avevo molta paura, devo ammetterlo, quando abbiamo iniziato il progetto, ma poi padre Maggio mi ha detto: «Vai avanti che io ti coprirò le spalle a livello provinciale». Abbiamo iniziato così, come un'avventura, che poi si è sviluppata meravigliosamente bene, con una risposta ottima da parte della comunità  e con una richiesta che è sempre andata aumentando, per cui anche oggi finisci o comperi una casa, e dopo 3 o 4 settimane è già  piena e comincia la lista d'attesa.                                                                                                                                                                                                           

Di che cosa hanno maggiormente bisogno i nostri anziani in Australia?
Tanti anziani che sono autosufficienti riescono a vivere in una dimensione molto serena la loro vecchiaia perché ci sono associazioni, club e loro stessi si organizzano. Però, c'è una parte che non ha questa possibilità  e che se non è aiutata dall'esterno, in forme istituzionali come le nostre, passa la giornata seduta sulla sedia aspettando che i figli che sono al lavoro tornino a casa, che i nipoti tornino da scuola, perché la nostra società  è un po' diversa da quella italiana: la giornata comincia presto. Date le distanze si parte alle 6 del mattino, non si torna a casa fino alle 4-5 del pomeriggio, e la gente che è a casa si sente sola e soprattutto timorosa che capiti qualcosa senza possibilità  di aiuto.    

 Lei è in Australia ormai da 39 anni. Come sono cambiate le condizioni degli anziani in questi decenni?
Sono cambiate molto e in meglio. Dal punto di vista religioso con i cappuccini, che sono arrivati prima di noi, e poi anche con i pochi missionari italiani che si sono aggiunti, abbiamo dato una dimensione nuova alla vita religiosa di questi italiani. Noi non siamo assimilati, ma siamo integrati in Australia ed è una cosa molto bella, nel senso che sentendoci italiani nello spirito, abbiamo trovato un modo ideale di vivere con la comunità  australiana per cui si parla di collaborazione, addirittura di attività  miste, cose che una volta non si potevano fare a causa della mancanza della lingua. C'è quella situazione ideale per cui ci conosciamo, ci stimiamo e siamo capaci di lavorare insieme, e questo       credo sia lo sviluppo degli ultimi 20 anni, in cui il processo di integrazione si è quasi completato e noi manteniamo la nostra identità  e       riusciamo a vivere come fossimo a casa nostra anche in un ambiente che non è il nostro.    

Parliamo del futuro dell'anziano: lo vede «parcheggiato» in casa di riposo o come un soggetto attivo nella comunità ?
Sia nella comunità  che nelle nostre case non c'è nessuno che sia parcheggiato perché chi viene nelle nostre case dice: «Questa è una casa di matti» perché c'è sempre festa, ci sono gite, e le attività  che si fanno sono talmente tante perché non vogliamo che l'anziano si senta isolato, abbandonato, ma che sia un soggetto attivo. Oltretutto, nelle nostre case noi paghiamo fior di quattrini agli animatori che devono motivare e stimolare la vita di questi anziani, tenere viva la speranza. All'esterno poi la comunità  si è organizzata estremamente bene. A Sydney abbiamo forse 200 associazioni comunitarie. C'è il gruppo di Grotteria, il gruppo dei vicentini, e poi c'è questo o quell'altro gruppo che cura le attività  immediate. Il giornale La Fiamma raccoglie pagine e pagine di attività  dei vari gruppi comunitari. Non c'è nessuno «parcheggiato». Siamo tutti soggetti attivi.

                                                                                                                            Luciano Segafreddo     
Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017