Dieci domande a... Leonardo Pieraccioni

22 Gennaio 2008 | di

1 Chi è Leonardo Pieraccioni?

Sono passati venticinque anni da quando ho iniziato. La mia immagine è un po’ come quella dei film in cui viene presentato un attore che entra in casa, si chiude una porta e ti ritrovi davanti un cartello con su scritto: 25 anni dopo. Lui umanamente è lo stesso, ma il tempo lo ha fisicamente invecchiato. L’unico cruccio è che gli anni sono passati troppo rapidamente.

2 Come ti vedono gli altri?

Spero mi vedano per quello che sono: un uomo innamorato della vita e del suo lavoro. Certo, sono cosciente del fatto che una persona non può piacere a tutti, ma io mi presento e mi rapporto sempre in modo diretto. Credo di essere una persona solare, anche se poi qualche fidanzata dice che nella vita privata sono un po’ malinconico. Forse hanno ragione: questa, in fondo, è una caratteristica degli attori comici.

3 Le tre cose che ami di più?

L’amicizia, il cinema, Firenze.

4 Che cosa proprio detesti?

L’ipocrisia. Sono diretto e non amo chi sporca la limpidità dei rapporti.

I miei genitori. A loro devo moltissimo, dall’educazione alla mia stessa personalità.

6 Il tuo luogo dell’anima?

La mia casa in campagna. Lì riesco a recuperare tutte le energie, incluse quelle per lavorare.

7 Il sogno nel cassetto?

Ne ho ancora tanti. Parlo di quelli professionali: continuare a fare il mestiere in cui credo, il regista e l’attore, per potermi raccontare alla gente. Nel film attualmente nelle sale Una moglie bellissima c’è molto della mia persona. Il protagonista del film non è più alla ricerca della bella di turno da conquistare, ma vive già un rapporto importante che attraversa però un momento difficile superato grazie all’amore. Il protagonista perdona la moglie e insieme sognano un figlio. Il perdono è qualcosa in cui credo molto.

8 Il giorno più felice e quello più infelice della vita?

Un giorno felice è quello in cui una persona cara, che si pensava avesse un terribile male, riceve invece una diagnosi positiva. Ma anche il vedere la fila di persone fuori da un cinema per assistere a un mio film mi dà felicità: è una grande emozione scorgere le persone in attesa al botteghino per comprare un biglietto della pellicola su cui hai lavorato. Il cinema era il mio sogno da bambino. Quando ero piccolo, ogni volta che c’era una festa con i parenti, salivo su una sedia per leggere qualcosa a voce alta e catturare l’attenzione di tutti. I giorni più infelici sono stati quelli in cui si sono chiuse delle storie sentimentali. Ho uno strano carattere, quando vedo che le situazioni diventano troppo dolorose tendo a scappare. Cerco la gioia, è nella mia natura.

9 Il più grande rimpianto?

Non ne ho, per fortuna. Nella vita ho sempre fatto quello in cui credevo. Anche i momenti di difficoltà sono stati motivo di crescita.

10 Hai fede?

C’è un ristorante a Firenze in cui vado con i miei amici ormai da tanti anni e lo scorrere del tempo si avverte anche dai discorsi che affrontiamo a tavola. Dalle veline, siamo passati, con gli anni, a parlare di Dio. Se ho fede? Sì e l’ho raccontato, da comico, con questa battuta: «Secondo me Dio non esiste, ma Lui è così buono che mi perdonerà anche per aver pensato quello che ho appena detto».

Leonardo Pieraccioni in breve

Figlio unico, Leonardo Pieraccioni nasce a Firenze il 17 febbraio 1965. A 17 anni inizia col cabaret. Assieme a Carlo Conti e Giorgio Panariello forma il trio comico Fratelli d’Italia. La sua prima apparizione a teatro è nello spettacolo comico Leonardo Pieraccioni Show (1990). Il successo lo rende noto ad Alessandro Benvenuti che lo vuole in Zitti e mosca (1991), sua prima esperienza cinematografica. Seguono i successi di Villaggio vacanze Pieraccioni, Pesci, Pieraccioni e Frigoriferi, Novantadue verso l’Europa. Incontra Vittorio e Rita Cecchi Gori che saranno i produttori de I laureati, campione d’incassi nel 1995. Il ciclone è il caso natalizio dell’inverno 1996. Nei suoi film Pieraccioni coinvolge amici e colleghi di sempre: Massimo Ceccherini, Giorgio Panariello, Paolo Hendel, Carlo Monni, Alessandro Haber. Nel 1997 fa il bis con Fuochi d’artificio. Dopo un periodo di flessione, nel 2003 torna al successo con Il paradiso all’improvviso. Nel 2005 gira Ti amo in tutte le lingue del mondo e nel 2007 esce con Una moglie bellissima. Pubblica tre libri, caratterizzati da un umorismo spesso amaro: Trent’anni, alta, mora (1998), Tre mucche in cucina (2002) e A un passo dal cuore (2003).

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017