Dignità umana al centro

Le pressanti questioni bioetiche mettono ogni persona di fronte al significato della vita e della morte. L'insegnamento della Chiesa è una bussola sicura, come sottolineato dal convegno curato dall'Unione cristiana enti migranti italiani di Toronto.
12 Aprile 2011 | di

È giusto accelerare la fine della vita di un malato incurabile? È lecito esaudire il desiderio di un anziano che chiede di essere aiutato a morire? Queste e altre domande simili sono state al centro della conferenza del dottor Luigi Castagna, che si è tenuta a Toronto, nella chiesa di St. Bernard, domenica 20 febbraio.
Era la prima volta che il tema della salvaguardia della dignità umana di fronte alla morte e alle cure palliative – un tema che assilla il pensiero di ogni essere umano e spesso divide e confonde l’opinione pubblica – veniva presentato in italiano nella comunità cattolica di Toronto. Di conseguenza, un gran numero di connazionali provenienti dalle varie parrocchie italiane della città, insieme a parecchi sacerdoti, religiosi e religiose che li accompagnavano, hanno gremito la sala.
La conferenza era organizzata dall’Ucemi (Unione cristiana enti migranti italiani) di Toronto, un’associazione di laici promossa dalla Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana, per la difesa dei diritti culturali, sociali e politici degli emigrati, e ispirata ai principi umani e cristiani, con particolare riguardo alla dignità della persona, alla giustizia e alla solidarietà sociale.
Temi scottanti
Introdotto abilmente da Giovanni Riccitelli, dinamico presidente dell’Ucemi, il relatore, dottor Luigi Castagna, basandosi sulla teoria scientifica e sulla sua esperienza professionale, ha saputo mettere in risalto gli aspetti più importanti della materia, in un italiano impeccabile e allo stesso tempo in modo competente e intelligibile. In questo modo, il relatore è riuscito ad affrontare concetti di grande attualità che spesso turbano il pensiero e il giudizio dell’uomo moderno, in seguito all’applicazione di nuove tecniche nel campo della medicina e della biologia. I temi sono quelli portati alla ribalta dalla cronaca: fecondazione assistita, maternità surrogata, clonazione, testamento biologico, cellule staminali, eutanasia attiva e passiva, suicidio assistito, terapia del dolore e accanimento terapeutico. I processi di legalizzazione di queste nuove tecniche, nella maggioranza dei Paesi sviluppati, spesso tengono in poco parte dell’opinione pubblica che le si oppone, ritenendo alcune di queste pratiche immorali. Altro fattore importante da tener presente – specie nei casi di eutanasia e accanimento terapeutico – è il timore dell’aumento eccessivo delle spese sanitarie, dovute alla crescita della longevità e quindi delle malattie croniche che richiedono cure prolungate e costose.
Prima di affrontare il tema principale della conferenza, «La dignità della persona di fronte alla morte e alle cure palliative», Luigi Castagna ha fatto un’elaborata distinzione tra il termine «etica», ovvero la filosofia che studia ciò che è bene e ciò che è male, e il termine «morale», che si riferisce all’insieme dei valori, norme e costumi basati su tradizioni culturali e religiose, specialmente nei rapporti individuali. Per esempio: possiamo utilizzare il senso morale senza ricorrere a profonde riflessioni filosofiche, decidendo in base ai comportamenti tradizionali, culturali e religiosi.
L’etica, invece, acquista la sua importanza pratica in situazioni particolarmente complicate, quando le scelte possono compromettere il bene o la giustizia. Può essere il caso di una donna incinta, malata di cancro, costretta a scegliere tra la sua vita o quella del bambino. Con questo e altri simili esempi, il dottor Castagna ha introdotto la «bioetica», ovvero la disciplina che si interessa di questioni etiche e morali collegate alla ricerca biologica e alla medicina, cercando di individuare cosa è bene e cosa non è bene fare in un campo tanto delicato. La bioetica, negli ultimi anni, ha acquistato sempre maggiore importanza al punto tale da essere inserita come corso di studi nelle università. Consulenti specializzati in questa materia spesso lavorano in ospedali per esaminare e autorizzare ricerche su soggetti umani, e consigliare i medici curanti in situazioni moralmente complesse, oppure in casi di disaccordo tra il medico, il malato e la famiglia.
Eutanasia e terapia del dolore
Da questi diversi fattori è emerso il dibattito sulla legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito, attualmente permessi o tollerati in varie regioni dell’Europa e del Nord America. In Canada, il Parlamento Federale ha di recente bocciato una proposta di legge per legalizzare la pratica dell’eutanasia. Nel Quebec, però, un’indagine ha rilevato che un gran numero di medici sarebbero a favore della proposta.
Tuttavia, sia i proponenti che gli oppositori sono d’accordo sull’importanza di alleviare la sofferenza del paziente, anche se giudicano differentemente l’autonomia dell’individuo.
Diverse sono anche le opinioni sulla dignità umana. Per gli uni la dignità consiste soprattutto nella libertà della scelta e nella qualità della vita; per gli altri, specialmente i cristiani, la dignità consiste nella natura stessa dell’uomo, in quanto creato a immagine di Dio e oggetto del suo amore, a prescindere dalla sua età, stato di salute, abilità di distinguere e qualità di vita. Il dottor Castagna ha dato importanza alla visione cristiana del soggetto, citando lo scrittore e filosofo inglese G.K. Chesterton, per il quale «la tradizione cattolica offre la più coerente, autentica e veritiera rappresentazione della realtà». «La sofferenza – ha affermato Castagna – fa parte del tessuto dell’esistenza terrena. Infliggerla al prossimo o astenersi dal prestare soccorso al sofferente sono mancanze gravissime, ma la dignità del malato che soffre non viene rispettata con atti che procurano deliberatamente la sua morte, anche se richiesta. Al contrario, la sua dignità si riflette nella carità attiva dei medici e degli infermieri verso il malato, attraverso terapie per alleviare il dolore fisico, ma anche trasmettendo un senso di speranza e di valore dell’esistenza di ogni individuo, che si manifesta attraverso la fiducia in Dio e la speranza nel perdono e nella vita eterna».
Volendo essere più esplicito nei riguardi dell’eutanasia, il relatore ha sottolineato: «La terapia del dolore praticata con l’amministrazione di farmaci analgesici che possono procurare la morte prematura del malato non è una forma di eutanasia, in quanto l’intenzione del medico è quella di alleviare la sofferenza del paziente e non di procurarne la morte. Non è eutanasia nemmeno rifiutare l’accanimento terapeutico. Il medico, nei casi in cui la morte è imminente e inevitabile, è legittimato a interrompere o rifiutare trattamenti gravosi per il malato e sproporzionati rispetto ai risultati che è lecito attendersi».
A una domanda scaturita dall’assemblea, sul comportamento da usare con un malato o un anziano che chiede di essere aiutato a morire e mettendo fine così alle sue sofferenze, il dottore rispondeva che nella maggior parte dei casi in cui il paziente richiede l’eutanasia o il suicidio assistito, la morte non è imminente, e il dolore è controllabile. Spesso il desiderio di morire è provocato da una forte depressione, che di solito genera un senso d’inutilità e il timore di essere un peso per i familiari e per la società. Se questo stato d’animo viene curato con farmaci antidepressivi, alleviato con le cure amorevoli dei familiari, e affrontato da un medico esperto nell’amministrazione di cure palliative, il malato riacquista il senso della propria dignità e la volontà di vivere. Per dare maggiore autorevolezza al suo pensiero, in conclusione, il dottor Castagna ha citato la posizione della Chiesa, descritta dalla Pontificia Accademia per la vita: «Nell’immediatezza di una morte che appare ormai inevitabile e, appunto, imminente è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, poiché vi è grande differenza etica tra “procurare la morte” e “permettere la morte”: il primo atteggiamento rifiuta e nega la vita, il secondo accetta il naturale compimento di essa».

Biografia
 
Luigi Castagna
 
È un neuropediatra rinomato, in continuo contatto con problemi concreti dell’infanzia e dell’adolescenza e le susseguenti ripercussioni sulle famiglie e la società. Anche il suo curriculum è molto eloquente, visto che Castagna è stato presidente del comitato di ricerca bioetica dell’ospedale generale di Scarborough, membro dell’Istituto cattolico canadese di bioetica e docente di bioetica a studenti in medicina e a medici specializzandi al Newman Centre dell’Università di Toronto. Alle competenze professionali, il giovane medico aggiunge la sensibilità personale, con l’esperienza di volontariato umanitario in nazioni disagiate quali Equador, Bolivia, Honduras e Haiti, e con l’appartenenza a un ordine religioso come laico terziario.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017