I nuovi stregoni alzano il tiro

Dopo la clonazione della pecora Dolly, realizzata da scienziati inglesi, i loro colleghi australiani ci stanno provando con un cucciolo di tigre conservato in alcol, ultimo esemplare di una specie estinta.
14 Aprile 2000 | di

Dolly, la pecora clonata in Gran Bretagna e che mise a rumore il mondo scientifico qualche anno fa? Ormai è preistoria: in Australia un gruppo di scienziati si sta impegnando niente meno che nel resuscitare animali estinti, cominciando con la tigre della Tasmania: una specie scomparsa dalla terra oltre sessant`€™anni fa.
È l`€™ennesima rincorsa nel mondo delle biotecnologie, e cioè di tutto quel campo di discipline che si occupano della vita. Nel caso australiano, l`€™idea è quella di riportare in vita la tigre utilizzando il Dna di un cucciolo conservato dal 1866 sotto alcol in un laboratorio.

 Che è poi un procedimento molto simile a quello su cui venne costruito qualche anno fa un film di successo, Jurassic park: lì si tentava di riprodurre dinosauri (e ci si riusciva), qui c`€™è in ballo, appunto, una tigre; ma qualcun altro pensa anche ai mammut.
Ma com`€™è possibile? Bisogna partire proprio dal Dna, che si può ritenere la molecola più famosa del mondo: è infatti quella responsabile della trasmissione dell`€™informazione genetica da un organismo all`€™altro. Attraverso le moderne tecniche biologiche, è possibile prendere del materiale genetico dal Dna di un uomo, di un animale o di una pianta, e inserirlo nella struttura cromosomica di un organismo differente.
Il tentativo di riprodurre animali estinti si basa proprio su questo. Solo che gli scienziati sono piuttosto scettici al riguardo, sostenendo che non si può riprodurre (tecnicamente, si dice «clonare») un essere vivente morto da anni, perché il meccanismo di riproduzione delle sue cellule è danneggiato. Al massimo, trovando del Dna in buone condizioni, se ne possono usare alcuni frammenti per ricreare, in un`€™animale simile a quello estinto, alcune caratteristiche secondarie della specie scomparsa.
Inoltre, soltanto per poche specie animali è stata finora studiata la sequenza in cui si collocano i geni al suo interno; e senza questa sequenza, il Dna resta un libro chiuso. È stato osservato, con un felice paragone, che prelevare a caso frammenti di codice genetico sperando di trasmettere una certa caratteristica, sarebbe come tentare di decifrare i geroglifici egiziani senza la stele di Rosetta.
Più facile si rivela clonare animali in via di estinzione ma non ancora scomparsi del tutto, come ad esempio i panda. Tuttavia, queste difficoltà  non hanno fermato gli scienziati australiani, i quali ricordano che in Inghilterra ci sono voluti ben 277 esperimenti falliti prima di riuscire a clonare Dolly, e che dunque per la loro tigre si può ben portare un po`€™ di pazienza.
Naturalmente, ogni volta che si tocca un argomento del genere, si finisce per chiedere, e chiedersi, se prima o poi non si arriverà  anche a clonare un uomo. C`€™è chi sostiene di averlo già  fatto: nel `€™78 uno scrittore, David Rorvik, pubblicò un libro dal titolo A sua immagine. La clonazione di un uomo, in cui si parlava appunto di una clonazione realmente avvenuta, e realizzata per conto di un anonimo miliardario da un`€™équipe di scienziati in un paese non identificabile.
Nessuno ha mai saputo se la cosa sia avvenuta davvero. Ma di certo c`€™è che, almeno a livello teorico, la cosa è fattibile: la riproduzione di un essere umano attraverso la clonazione richiede infatti soltanto un uovo e una cellula di qualsiasi parte del corpo di una persona viva. Il problema semmai è di natura etica. E proprio per questo, è un problema con la P maiuscola.


   

 

   

LUCE DAL FANGO SICCITà€ UN FENOMENO ANTICO?  
Il fango potrebbe diventare prezioso. La combustione dei fanghi di depurazione di una megalopoli come Londra verrà  infatti finalizzata alla produzione di elettricità  per un quartiere della città , in cui vivono circa ventimila persone. Il progetto, che costerà  165 milioni di sterline,  è stato messo a punto dall`€™azienda municipalizzata dell`€™acqua che opera  nella capitale britannica.
I fanghi di depurazione di un`€™ampia fetta di popolazione londinese, circa cinque milioni di persone, verranno trattati in due impianti situati nelle vicinanze del Tamigi. Fi-nora, i residui venivano scaricati in mare, ma una direttiva dell`€™Unione europea sta per togliere di mezzo questa possibilità . Da qui la decisione dell`€™azienda londinese di giocare d`€™anticipo costruendo due generatori di elettricità  alimentati per l`€™appunto con fanghi di depurazione. 
L`€™impianto entrerà  in funzione tra breve tempo, consentendo tra l`€™altro un notevole risparmio.
            
Nell`€™ultimo millennio, la regione orientale dell`€™Africa tropicale ha attraversato condizioni meteorologiche molto disomogenee, con periodi fortemente piovosi alternati a drastica siccità .   Lo rivelano i primi dati di un ampio studio dell`€™andamento climatico nell`€™area.
Più esattamente, nell`€™Africa orientale ci sarebbe stato un periodo di siccità  più accentuato di quello attuale tra il 1000 e il 1270 circa, seguito da un periodo relativamente piovoso, tra il 1270 e il 1850. La ricostruzione è stata effettuata da ricercatori dell`€™università  di  Ghent, sulla base del livello dell`€™acqua e delle fluttuazioni nella concentrazione di sale del lago Naivasha, che si trova in Kenya. Per valutare questi fattori, gli studiosi hanno analizzato la stratificazione dei sedimenti dei fondali del lago e la composizione dei resti fossili.
La conoscenza dell`€™andamento a lungo termine delle condizioni climatiche è essenziale per valutare le risorse idriche e programmare una gestione sostenibile del territorio nelle zone colpite dalla siccità .

 


   
   
SCUDI GONFIABILI PER SONDE SPAZIALI                                                                   Non più paracadute, ma scudi gonfiabili saranno installati sulle future sonde spaziali, per consentire loro di poggiarsi sulle superfici di altri pianeti senza subire danni. Un gruppo internazionale di ricercatori ha messo a punto un sistema speciale, collaudandolo in Russia: si tratta di un dispositivo gonfiabile per il rientro e la discesa, che comprende un meccanismo di frenata, uno scudo protettivo realizzato con materiale gonfiabile, e un sistema di pressurizzazione.
Un modello speciale di sonda è stato messo in orbita attorno alla terra, facendole fare quattro giri del nostro pianeta; poi è stato fatto rientrare nell`€™atmosfera, per verificare cosa succedeva al momento dell`€™impatto con il suolo. E l`€™esperimento ha funzionato: ora verrà  completato, e in prospettiva si pensa di applicarlo, oltre che alle sonde, anche ad altre «macchine volanti», come quelle che faranno la spola tra la terra e la futura stazione spaziale internazionale realizzata in orbita.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017