I santi sbancano l’audience

Un’indagine di Eta Meta rivela l’alto gradimento dei telespettatori per la relgione in tv, soprattutto quando a rappresentarla sono le vite di papi e santi. Gli indici di ascolto confermano. Per questo Rai e Mediaset si rincorrono.
09 Giugno 2002 | di

Gli italiani vogliono più religione in tv. Lo rivela un`€™indagine realizzata da Eta Meta per Com, rivista di marketing e comunicazione. L`€™indagine demoscopica, fatta su un campione di oltre mille persone, uomini e donne, comprese fra i 25 e i 65 anni, rivela che la religione interessa a più di sette italiani su dieci. E quando queste persone parlano di religione, lo fanno a largo raggio, intendendo per tale ogni intervento in materia: dalla fiction all`€™informazione, dai reportage ai dibattiti su temi specifici. Entrando, poi, nel merito, l`€™indagine di Eta Meta ha accertato che il 34 per cento degli intervistati rivolge una particolare attenzione alla fiction e alle miniserie di argomento religioso. Ma non solo. Le vite di papi e santi sono attese con vivo interesse e il pubblico si è anche dimostrato informato sui prossimi arrivi. Altre indicazioni suggerite dal rilevamento riguardano la conduzione dei programmi d`€™argomento religioso, che gli intervistati gradirebbero veder affidati non soltanto a specialisti o vaticanisti, ma anche ai più noti conduttori. Fra le preferenze di questi ultimi spiccano Maurizio Costanzo con il 34 per cento, seguito da Bruno Vespa con il 28, da Enzo Biagi con il 24. Fra le donne, quale conduttrice ideale per rubriche religiose, l`€™indagine vede in testa Paola Saluzzi, con il 20 per cento di preferenze.

Una parte dell`€™inchiesta si è poi soffermata sul catechismo. Nella stragrande maggioranza, gli intervistati si sono dichiarati favorevoli alla formazione catechistica attraverso lo strumento televisivo, indicando, inoltre, nei cartoni animati sulla Bibbia il sussidio più utile e più efficace dal punto di vista didattico.

L`€™aspetto più sorprendente dell`€™indagine svolta dalla Eta Meta riguarda la conoscenza degli intervistati sui programmi d`€™argomento religioso. Con la fiction, ovviamente, in prima fila. Informatissimi, nella larga maggioranza, sul Sant`€™Antonio da Padova andato in onda ad aprile su Canale 5. E lo stesso dicasi per il kolossal sulla vita di papa Giovanni XXIII, realizzato dalla Rai e dalla Lux Vide di Ettore Bernabei per la regia di Giorgio Capitani.

Per i santi, derby televisivo

Per questo confronto qualcuno ha usato l`€™espressione derby televisivo. Felice o meno, la battuta esprime una situazione di fatto alla quale, nella logica delle programmazioni televisive, dovremo sempre più abituarci. Al braccio di ferro fra i due padre Pio targati Rai/Michele Placido e Mediaset/Sergio Castellitto `€“ un braccio di ferro che non si è affatto concluso ma che continua sul mercato dell`€™home video `€“ sta per aggiungersi, fra non molto, quello su papa Giovanni.

Sembra quasi un grottesco paradosso che nella guerra fra Rai e Mediaset le armi impiegate siano quelle rappresentate da papi e santi, ma invece è proprio così. La messa in onda di Giovanni XXIII da parte della Rai ha pareggiato lo sgarbo subito da Mediaset in occasione delle due fiction su padre Pio. In quell`€™occasione, Canale 5 aveva giocato d`€™anticipo e in un bruciante contropiede, per usare una terminologia calcistica, aveva trafitto la Rai bruciandola sui tempi. Quel che è fatto è reso e ora le parti si sono invertite. Giovanni XXIII, prodotto da Raifiction con la Lux Vide `€“ interpretato da Edward Asner e da Massimo Ghini (papa Roncalli da giovane) `€“ è andato in onda nel mese di aprile, mentre Il papa buono di Mediaset arriverà  sui teleschermi soltanto in autunno. In questo modo Mediaset avrà , però, tutto il tempo per mettere a punto il lavoro nella delicata fase della post-produzione.

In questa sfida incrociata, vincerà  chi arriva per primo al traguardo o chi avrà  più tempo a disposizione perché tutto funzioni alla perfezione? Ricky Tognazzi `€“ regista de Il papa buono, ma anche fra gli interpreti della fiction nel ruolo di monsignor Radini Tedeschi `€“ ha optato per la seconda soluzione. Sarà  comunque interessante assistere al confronto tra due grandi attori: da una parte, l`€™americano Ed Asner, nella fiction prodotta dalla Rai; dall`€™altra, l`€™inglese Bob Hoskins in quella realizzata da Mediaset. Ebreo, figlio di russi emigrati negli Stati Uniti per sottrarsi ai pogrom antisemiti, 72 anni, Ed Asner è noto al pubblico soprattutto per la serie televisiva Lou Grant. Il suo rivale, Bob Hoskins, 59 anni, ha raggiunto invece il massimo della notorietà  interpretando il detective privato che interagisce con i cartoni animati nel film Chi ha incastrato Roger Rabbit di Robert Zemeckis. Ma il pubblico televisivo di casa nostra lo ricorda anche per la sua misurata interpretazione di Mussolini nello sceneggiato Io e il Duce.

Ritorna san Francesco

Le dispute continuano e, dopo i romani pontefici, il terreno su cui misurarsi tornerà  a essere quello dei santi. Mentre Francesco di Michele Soavi, interpretato da Raoul Bova nel ruolo del Poverello di Assisi, è stato programmato su Canale 5 per il 4 ottobre, giorno in cui si celebra, appunto, la festa di san Francesco, patrono d`€™Italia, alla stessa data Franco Zeffirelli dovrebbe già  esser al lavoro da circa un mese per il seguito di Fratello Sole, Sorella Luna. Ancora Francesco d`€™Assisi, dunque, per un sequel (seguito) che, nelle intenzioni di Zeffirelli, si annuncia doveroso ma, nello stesso tempo, polemico.

Fratello Sole, Sorella Luna raccontava, infatti, soltanto in parte la vita di Francesco. Sono passati più di trent`€™anni da quel film e ora Zeffirelli ha deciso di raccontare il seguito: gli ultimi sei anni di vita di Francesco, i due viaggi in Terrasanta, la svolta mistica, le stimmate.

Ancora una volta, la sceneggiatura del film è stata scritta da Zeffirelli in collaborazione con Suso Cecchi D`€™Amico, regina degli sceneggiatori italiani (basti pensare alla sua lunga collaborazione con Luchino Visconti), che non ha nascosto le insidie presenti in un copione del genere, perché, dopo il lato umano di Francesco presente in Fratello Sole, Sorella Luna, si dovrà  ora affrontare quello mistico del cammino verso la santità .

Qui Zeffirelli si fa polemico dispensando frecciate ai santi e ai beati che, a suo dire, la tv ha ridotto a figurine in formato da soap-opera. D`€™altra parte, lo stesso Zeffirelli ha anche riconosciuto che non tutti i prodotti d`€™argomento religioso possono avere l`€™intensità  e il rigore dei film di Dreyer e di Bresson. Perciò ecco la via di mezzo: raggiungere in modo non banale la più vasta platea possibile. E, a proposito di grandi platee, non bisogna neppure trascurare l`€™attualità  che a questo nuovo film si lega con il viaggio di Francesco in Terrasanta. Più precisamente all`€™incontro di Francesco con il sultano Malich Al Khalim, uomo illuminato che era riuscito a far convivere la cultura musulmana con quella degli ebrei. In una scena del film si vedrà  il sultano con Francesco a Gerusalemme. Qui `€“ dice Malich Al Khalim `€“ costruiremo la più grande moschea del mondo. E Francesco, di rimando: Qui dovresti costruire una casa aperta a tutti.

Sant`€™Antonio: alto gradimento o alto tradimento?

Sant`€™Antonio, questo sconosciuto. Con questo titolo, nel 1981, padre Francesco Saverio Pancheri scrisse per l`€™Emp, Edizioni Messaggero Padova, una delle più belle biografie del Santo. Perché questo titolo? Perché fin dal primo capitolo padre Pancheri precisa che, nonostante sia un santo noto e familiare, i più ignorano dove fosse nato, chi fosse stato veramente e quali furono i momenti più significativi della sua vita. Tanto è vero che nella Premessa degli editori, che funge da prefazione, si può leggere: ...questo libro contribuirà  certamente a far conoscere meglio sant`€™Antonio; popolarissimo, ma sconosciuto nella sua reale vicenda storica e umana.

Tutto questo lo sapeva benissimo anche Umberto Marino, sceneggiatore, regista di film come Cominciò tutto per caso e Cuore cattivo, il quale, sempre riferendosi a sant`€™Antonio, ha ribadito che pochi conoscono la sua vera storia. Di conseguenza, Umberto Marino deve essersi ricordato di quel che diceva Origene, teologo e martire: State attenti se volete raccontare una storia. Non è importante che sia vera; importante è che sia bella. Perciò, confortato dal parere di scrittori di ieri come Flaubert (Tutto ciò che è inventato è vero) e di oggi come Umberto Eco (Nel cinema si fa bene il vero soltanto con il falso), visto che le biografie del Santo sono piuttosto reticenti e parsimoniose nel parlare degli anni giovanili, Umberto Marino ha sfoderato un colpo di teatro romanzando la crisi esistenziale del giovane Fernando, il nome di battesimo di sant`€™Antonio, e la decisione di dedicare la propria vita a Dio. Che cosa c`€™è di meglio, allora, se non un tocco drammaturgico a effetto, nel quale si condensano amore e odio, gelosia e rivalità ; che cosa c`€™è di meglio se non un duello per i begli occhi di una dama, le spade, il sangue, il rimorso, la penitenza per ottenere il perdono e ritrovare la pace?

Quando con i suoi film western John Ford scriveva la storia della conquista dell`€™Ovest, nell`€™Uomo che uccise Liberty Valance faceva dire a un personaggio: Fra la verità  e la leggenda, stampa la leggenda Da buon cinematografaro, Umberto Marino ha fatto sua la lezione di John Ford (il quale, sia detto per inciso, da buon cattolico irlandese rifiutò sempre di girare vite di santi, nei confronti dei quali nutriva un rispettoso timore reverenziale).

Si dirà , e giustamente: Ma è lecita un`€™operazione come quella compiuta da Umberto Marino?. La risposta non è facile. Non lo è mai stata. Neppure quando, negli anni `€™60, ad Assisi veniva assegnato il Gran Premio Ocic, con cui l`€™Ufficio cattolico internazionale del cinema intendeva segnalare il film che meglio di ogni altro sapeva esprimere quei valori umani e spirituali sollecitati da Pio XII nei discorsi sul film ideale. Un anno, tra i film concorrenti, figurava Il Re dei re di Nicholas Ray, con Jeffrey Hunter nel ruolo di Gesù. Si formarono subito due partiti: da una parte, il partito delle porte aperte, il cui programma si condensava in un tutto sommato qualche pregio film del genere ce l`€™hanno; dall`€™altra, quello delle porte chiuse, che non voleva saperne di un Cristo hollywoodiano, biondo e con gli occhi azzurri. Un`€™altra volta tra i candidati ecco spuntare Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini. I due partiti si riformarono: le porte aperte erano favorevoli a un Cristo idealmente calato nella tradizione del neorealismo; le porte chiuse non vedevano, invece, affatto di buon occhio un Cristo troppo umano.

Anche per il sant`€™Antonio di Umberto Marino i due partiti hanno sicuramente trovato nuovi iscritti. Ognuno forte delle sue convinzioni; ognuno armato di pro e di contro. Anche ad Aldo Palazzeschi, quando Sorelle Materassi finì sui teleschermi in uno dei primi sceneggiati, chiesero se era pro o contro la versione televisiva. Lo scrittore ci pensò su un momento e poi disse: Se dopo aver visto lo sceneggiato anche un solo telespettatore prenderà  in mano il romanzo, l`€™operazione non sarà  stata inutile. 

 

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017