IL FASCINO DI LORETO

La basilica marchigiana custodisce la Santa Casa della Vergine Maria che, secondo la tradizione, venne trasportata qui, da Nazareth. Il santuario è anche uno scrigno di opere d’arte.
05 Gennaio 1997 | di

Il primo documento che riferisce di una chiesa sul colle di Loreto è legato a un fatto di cronaca. Nel 1313, alcuni ghibellini di Recanati avevano assalito e depredato il santuarietto, asportando le elemosine e la stessa corona della statua della Vergine. Due anni dopo si celebrò il processo a loro carico, e gli atti rappresentano appunto la prima testimonianza storica circa una devozione già  allora fiorente e viva. Per il restante periodo del secolo, autorità  civili ed ecclesiastiche fecero a gara per dare lustro e arricchire il luogo di culto. Si promossero pertanto le celeberrime fiere, si fecero conoscere i molti miracoli, furono concesse dai papi numerose indulgenze. Le monete rinvenute nel sottosuolo della basilica testimoniano che in quei decenni già  passavano per Loreto fedeli di varie parti d'Europa.

La costruzione della nuova basilica iniziò nel 1468, mentre trent'anni appresso fu dato inizio alla fabbrica del palazzo apostolico. Siamo nel 1500; come ricorda padre Giuseppe Santarelli, in una sua preziosa guida: «le cure e i privilegi dei papi, la saggia amministrazione interna e soprattutto la devozione dei fedeli, che innumerevoli vi affluivano da tutta Europa, avevano fatto di Loreto il più celebre santuario cattolico del tempo». In questo secolo passarono di qui artisti del calibro di Bramante, Sansovino, Antonio da Sangallo, Signorelli, i fratelli Lombardo e altri. Tale slancio per concorrere all'abbellimento del santuario proseguì anche nel secolo successivo, con la costruzione della nuova, splendida sala del Tesoro, destinata a ospitare ex voto e doni di gran valore lasciati da augusti pellegrini che numerosi si alternavano in quegli anni. E tra i pellegrini insigni, sono ricordati in questi due secoli santi come Carlo Borromeo, Camillo de Lellis, Luigi Gonzaga, Francesco di Sales, Giovanni Colasanzio, oltre a re e regine, scienziati e filosofi come Galilei e Cartesio.

Il 1700 fu un secolo a due facce. Nella prima parte Loreto godette ancora di fasti e di prestigio: è del 1750, infatti, la costruzione del campanile. Poi, dalla Francia arrivarono prima le idee a seminare discredito, e poi i cannoni a provocare macerie. Le idee illuministiche anticiparono di qualche decennio la calata di Napoleone che giunse qui la notte del 13 febbraio 1797. E, come succedeva per ogni santuario che riceveva la visita di Napoleone, anche Loreto fu sottoposta alla radicale spoliazione del tesoro e di ogni oggetto di valore. Medesimo destino toccò alla statua della Vergine, che per cinque anni fu relegata in un angolo del museo del Louvre. Il suo ritorno alla sede originale, contribuì solo in parte alla rinascita della vita religiosa e turistica di Loreto; una ripresa che decollò solo verso la fine dell'800 con la nascita della Congregazione universale della Santa Casa. Questa aveva, come precipuo compito, la propagazione della devozione alla Madonna di Loreto, in particolare attraverso la stampa.

Il ventesimo secolo è storia recente: Loreto è oggi un santuario pontificio, con un'amministrazione propria, e rappresenta un punto di riferimento della vita e delle attività  pastorali della chiesa italiana. Tra i pellegrini illustri vanno ricordati i due pontefici Giovanni XXIII (primo papa a uscire da Roma dopo un secolo), e papa Wojtyla che sostò nella Santa Casa in ben tre occasioni.

Ma che cosa dice il santuario della Santa Casa di Loreto al pellegrino di questo scorcio di secolo, e quali messaggi affidano ai devoti i francescani cappuccini che hanno l'incarico del servizio religioso presso la basilica? «Noi siamo soliti ricordare i molti messaggi che dal colle di Loreto si diffondono al mondo - dice padre Angelico Violoni, rettore del santuario - . La Santa Casa è innanzitutto la 'culla dell'Immacolata', in quanto sua casa materiale. È dimora del Verbo incarnato; è cenacolo dello Spirito Santo, perché in sua virtù Maria divenne madre, e Tabernacolo della Trinità . Loreto è anche casa dell'Avvento, per una chiesa che attende la seconda venuta di Cristo. Ancora, è la casa di tutti i figli adottivi di Dio e casa comune dei giovani, perché in questa casa Gesù vi ha trascorso la sua giovinezza; è anche la casa del di Maria e del delle persone consacrate. È poi il santuario della riconciliazione, è luogo del lavoro santificato, è oasi per gli infermi e casa della vedovanza santificata. Infine, la Casa è segno del cammino e della protezione per i migranti e gli esuli che cambiano dimora, come avvenne per la dimora mariana di Nazareth.

«Pertanto, approssimandoci al grande Giubileo del Duemila, a Loreto vivremo la presenza trasversale, perciò continua, di Maria, seguendo le indicazioni pastorali della chiesa, calandole però nella struttura liturgica ordinaria, feriale e festiva, del santuario».

Il viaggio della Santa Casa

Che la Santa Casa non sia un manufatto di questi luoghi è una cosa pacifica. Alcune pareti sono costruite con pietre estranee alla zona perché mancano simili cave; non ha fondamenta e poggia su una strada, contro le leggi comunali del tempo; la sua disposizione va contro il buon senso e i più elementari accorgimenti adottati dai costruttori locali che, per evitare le intemperie, mai avrebbero pensato di mettere una porta a nord e una finestra a ovest.

Ci sono invece tanti elementi che fanno presupporre che i materiali con cui è costruita la Santa Casa provengano dalla Terra Santa. Innanzitutto, molti «graffiti» incisi sulle pietre della Casa sono simili a quelli rinvenuti a Nazareth. E, soprattutto, la costa dei mattoni è rifinita con zigrinature secondo la tecnica usata dai nabatei, un popolo confinante con gli ebrei.

Oltre ai materiali, sono poi stati rinvenuti brandelli di stoffa rossa a forma di croce, murati tra pietra e pietra. Quasi sicuramente sono insegne che i crociati si sono tolte dai vestiti per depositarle in questa insigne e speciale reliquia. Se quasi tutti gli studiosi sono ormai concordi nel ritenere che la Santa Casa provenga dalla Terra Santa, resta da vedere in che modo vi sia giunta qui e perché proprio a Loreto.

Una prima ipotesi, voluta dalla tradizione, dice che nel 1291, quando i crociati furono costretti a lasciare la terra Santa, gli angeli dapprima trasportarono la casa della Madonna da Nazareth a Tersatto in Dalmazia, e, poi, la notte del 10 dicembre 1294, sul «colle dei lauri», nei pressi di Recanati.

Altre interpretazioni tendono ad attribuire il trasporto ai crociati di ritorno dalla Terra Santa. Era, infatti, loro abitudine portare in patria reliquie, anche voluminose, della terra di Gesù. Tra l'altro in molte regioni i crociati erano anche chiamati con l'appellativo di «angeli», così come avveniva nei riguardi dei monaci e dei francescani. C'è, poi, un'altra coincidenza che fa riferimento alla parola «angeli». Filippo d'Angiò sposò Margherita Angeli, la quale si portò in dote anche le «sante pietre» donategli dal padre Niceforo, despota dell'Epiro (una zona dell'attuale Albania). Il matrimonio avvenne nell'autunno del 1294 e la tradizione attribuisce l'arrivo della Santa Casa nelle Marche il giorno 10 dicembre 1294. Inoltre, è molto probabile che la Santa Casa sia giunta a Loreto perché Salvo, vescovo di Recanati, era anche vicario del papa e di Roma durante il fugace pontificato di Celestino V. Non ci vuol molto a pensare che il suo ruolo abbia contribuito all'arrivo delle sante reliquie nel territorio della sua diocesi.

In conclusione, gli elementi per chiarire la cosiddetta «questione lauretana» sono ormai sufficienti per ritenere con molta probabilità  che quella in questione sia realmente la casa natale di Maria, in quanto fin da subito i primi cristiani l'hanno protetta e venerata costruendovi sopra, nel Trecento, una basilica; e che buona parte del materiale costitutivo della Santa Casa proviene dalla Terra Santa e che da qui essa sia stata portata da devoti pellegrini.

 

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017