Il futuro dell’italianità

BRASILE. INTERVISTA ALL’AVVOCATO LUIS ROBERTO LORENZATO
06 Febbraio 2003 | di

 

RIBEIRàƒO PRETO

Luis Roberto è nato trent";anni fa a Ribeirà£o Preto, a 300 chilometri da San Paolo; una città  che nel 1885, da quando cioè cominciò ad accogliere i primi emigrati della famiglia Lorenzato, era un piccolo paese di 5 mila abitanti. Oggi ne conta 600 mila ed è capoluogo di un vasto e ricco territorio del Nord Est dello Stato di San Paolo, con circa 80 comuni e 4 milioni di abitanti. «È chiamata addirittura la California brasiliana per lo sviluppo delle industrie, del commercio e per l";importanza delle sue università . Qui si è fatta un po"; di storia del Brasile: una realtà  che l";Italia conosce poco», aggiunge Roberto. A Ribeirà£o Preto, Roberto si è laureato in legge, ha uno studio legale e con altri componenti della famiglia dirige due università  private: una Facoltà  a Sertà£ozinho e un";altra a Orlà¢ndia. Approfittando del suo ritorno in Italia, ho potuto incontrarlo e rivolgergli alcune domande sulla sua identità  e sulle sue iniziative.

Msa. Quali sono i ricordi più cari dell";epopea migratoria lasciati a voi, giovani oriundi, dai nonni o bisnonni?

Lorenzato. Sono i racconti del viaggio in nave dall";Italia al Brasile, la descrizione dei paesi nativi, la neve delle montagne italiane, la descrizione delle città  del Veneto. Racconti e ricordi che hanno stimolato la mia ricerca sulla genealogia dei Lorenzato partendo dai pionieri: 5 fratelli e 2 cugini. Il primo che raggiunse il Brasile nel 1885 è Benedetto Antonio, originario di Montebelluna, in provincia di Treviso, seguito alcuni mesi dopo dagli altri. Fondarono una fazenda divenuta, con lo sviluppo dei Lorenzato, un comune: Dumont, popolato oggi da circa 5 mila persone, metà  delle quali portano lo stesso nome o sono consanguinei. Altre 275 famiglie Lorenzato risiedono a Ribeirà£o Preto e altre ancora a Marau, nel Rio Grande do Sul, e a Guaraniaà§àº, nel Paranà¡.

Dopo il primo inserimento ci sono stati momenti difficili?

La Seconda guerra mondiale, che rese l";Italia una nazione «nemica» del Brasile, bloccò i rapporti delle comunità  italiane con la terra d";origine. Tanti figli d";italiani, chiamati alle armi dal governo brasiliano, si nascosero nelle fazendas all";interno del Paese per non essere inviati a combattere in Italia. Terminata la guerra, c";è stata una ripresa ma con la morte dei nostri «veci» ci siamo impoveriti d";italianità , pur conservando le nostre tradizioni e abitudini. Nel Nord Est dello Stato di San Paolo, le manifestazioni e le feste si svolgono in famiglia e nelle piazze con il folklore e le caratteristiche della cucina italiana. C";è un forte attaccamento alle tradizioni religiose e ai santi patroni: tra questi sant";Antonio è particolarmente venerato. A Ribeirà£o Preto c";è una bellissima chiesa dedicata al Santo, portoghese di nascita e padovano d";adozione.

Quando è nata la Fondazione Lorenzato di cui sei presidente?

È un segno di gratitudine della mia famiglia verso il Brasile che ha accolto a braccia aperte i miei bisnonni e nonni offrendo loro e ai loro discendenti la possibilità  di crescere umanamente, culturalmente e socialmente. L";abbiamo istituita nel 2000 su ispirazione di monsignor Antonio Domingos Lorenzato, residente a Porto Alegre, mentre il Brasile ricordava i 500 anni della sua scoperta. La sede della Fondazione è a Ribeirà£o Preto, e tra le finalità  ha un ruolo prioritario la diffusione della lingua e della cultura italiana, i rapporti con la terra d";origine e l";aiuto alle persone bisognose. Attraverso un bollettino e un sito internet, aiutiamo i nostri soci a conoscere le loro origini, la loro storia: da dove sono venuti, perché sono italiani. La Tv Globo, ha invitato la Fondazione a gestire un programma settimanale: «Italia oggi» proprio per promuovere l";Italia in Brasile e viceversa. Momenti di festa e d";aggregazione sono gli incontri. Ne abbiamo già  organizzati cinque. Il quarto, durato due giorni, è stato organizzato in una tenda di 4 mila metri quadrati presso una fazenda. I Lorenzato erano 2.357 e tutti hanno ricevuto la schedina digitale con le indicazioni e i nomi dei discendenti. La messa è stata concelebrata da monsignor Lorenzato, da padre Giovanni, scalabriniano, e da altri cinque Lorenzato; e, accanto a loro, le 22 suore membri della «grande famiglia». L";incontro è ancora vivo nella memoria di tutti per la festosità  del barbecue (c";erano tre buoi allo spiedo!), la gioiosità  degli incontri, l";interesse per l";esposizione allestita da artisti nostri parenti. Un altro incontro ha avuto luogo nel teatro Pedro II, a Ribeirà£o Preto, il terzo teatro d";opera del Brasile, con la partecipazione della cantante italiana Mafalda Minozzi e con 1.100 Lorenzato in platea. Agli incontri abbiamo voluto favorire la partecipazione di tutti, anche dei non abbienti, organizzando degli autobus per i viaggi di andata e ritorno dai centri del territorio. Le autorità  della Stato di San Paolo, il console italiano di San Paolo, il presidente della Camera di Commercio e il presidente della Confindustria di San Paolo, originario di Padova, hanno voluto sempre presenziare alle nostre iniziative.

Quali sono le finalità  della Fondazione?

Vogliamo caratterizzarci come realtà  apolitica che opera grazie all";apporto volontario dei soci. Oltre a promuovere la conoscenza della lingua e della cultura italiana, stimoliamo i nostri soci a procurarsi anche la cittadinanza italiana, non per sollecitare delle fughe dal Brasile, ma per essere in possesso di un documento che testimoni un legame storico e un rapporto con la terra dei padri. Puntiamo molto sulla valorizzazione del patrimonio italiano, di cui siamo divenuti eredi. Leggo spesso degli articoli, stampati in Italia, sulle comunità  italiane residenti nei Paesi dell";America latina. Trovo poca conoscenza sulla differenza tra le comunità  residenti in Brasile e quelle residenti in Argentina, in Cile o in Venezuela. Si parla spesso della manodopera degli italiani, mentre c";è poca conoscenza del mondo degli imprenditori, dei docenti universitari, degli artisti, scrittori, governatori, uomini politici o proprietari d";industrie agricole d";origine italiana. Una presenza che costituisce il «patrimonio italiano» nel nostro Paese. Ricordo la storia di Geremia Lunardelli, originario di Mansuè, in provincia di Treviso, divenuto in Brasile il «re del caffé». Conosco personalmente il professor Clovis Marzola, originario di Rovigo, stimato in tutto il Paese per la sua competenza in odontostomatologia. Quest";anno, celebreremo il 100 anni di nascita del più grande pittore dell";America latina: Candido Portinari. Per approfondire il rapporto fra il Triveneto e il Brasile, la nostra Fondazione organizzerà  ad aprile un meeting sul tema: «Nord Est dello Stato di San Paolo e Nord Est d";Italia».

Come vedi oggi il futuro del Brasile?

Con molta serenità  ma anche con qualche considerazione storica. Ci sono due volti del Brasile: il primo lo rappresenta come un Paese moderno e commercialmente sviluppato; l";altro, invece, ricorda la massa di persone rimaste ai margini della società  fin da quando il Paese, soppressa la schiavitù, accolse milioni di emigranti dall";Europa offrendo un lavoro o una terra da coltivare. I milioni di afrobrasiliani che avevano lavorato per 300 anni in condizioni di schiavitù, ora si trovano ai margini della società , nelle favelas delle metropoli, senza la speranza d";avere una casa e un lavoro sicuro. È una ferita all";assetto sociale del nostro Paese, la cui soluzione richiede una programmazione politica e una disponibilità  solidale da parte di tutti. Nutro la speranza che anche grazie all";apporto del presidente José Igà±acio Lula da Silva, molto sensibile alle problematiche sociali e alle attese delle fasce più bisognose del Paese, il Brasile possa avere un futuro migliore. Non può però rimanere isolato, ma deve avere rapporti di collaborazione con i Paesi del Mercosur e dell";Unione Europea.

L";italianità  ha un futuro in Brasile?

Certamente, almeno da parte nostra, dato che l";amore e l";attaccamento alla nostra terra d";origine non è venuto mai meno. Ma ci sarà  un futuro d";italianità  se si incrementeranno i rapporti culturali tra i due Paesi, le iniziative di gemellaggi, e gli interscambi di stage e master tra università  italiane e brasiliane. L";Italia deve allargare i suoi confini, tenendo presente che oltreoceano c";è, soprattutto in Brasile, una massa di oriundi che guardano più all";Italia e all";Europa che agli Stati Uniti: per formazione culturale e per l";attaccamento ai valori delle loro radici. È un patrimonio d";italianità  che attende una particolare attenzione da parte delle Regioni e del governo italiano.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017