Il libro dei sogni di Rosy Bindi

Qualche consenso ma molte critiche al progetto del ministero per la Sanità, il quale continua a far acqua da tutte le parti e dove sempre meno il paziente è il cuore del problema.
01 Ottobre 1998 | di
   
S ul suo conto se ne dicono e se ne scrivono ogni giorno di tutti i colori. Nessuno risparmia critiche e lamentele nei suoi confronti, anzi le file dei contestatori si ingrossano sempre di più. Quello che è ormai certo è che sparare sulla Sanità  pubblica in Italia significa - curioso davvero il gioco di parole - sparare sulla Croce Rossa. Ma tant'è. D'altronde i casi di 'malasanità ' riempiono quotidianamente le prime pagine dei giornali, facendo gridare allo scandalo. Qualche esempio: mesi e mesi di attesa per     sottoporsi a una Tac, file interminabili per fissare un appuntamento, mancanza di igiene nelle strutture ospedaliere. Per non parlare delle diagnosi sbagliate, delle deficienze di personale e della cronica carenza di posti letto. Difficile davvero trovare felici auspici per il futuro. Come è difficile trovare parole di incoraggiamento pronunciate da qualcuno.     

'Gli ospedali italiani? Roba da Jurassic Park', ha tuonato, ad esempio, l'ex ministro della Sanità  Elio Guzzanti, oggi direttore dell'Agenzia per i Servizi regionali sanitari, commentando il rapporto stilato sulla situazione dei nosocomi italiani. 'La metà  degli       ospedali - spiega Guzzanti - è matura per andare in pensione: il 57 per cento ha un'età  media' di 70 anni, ma alcuni raggiungono addirittura i 110-114 anni, in Umbria e nel Lazio. E, mentre i macchinari impiegati tardano a essere sostituiti, le risorse utili per l'ammodernamento diminuiscono: siamo infatti passati da 1.800 miliardi del 1989 ai 250       miliardi del 1998. E non è tutto: quando saranno esauriti i 22 mila miliardi messi a disposizione dal governo per ristrutturare la rete  ospedaliera del Paese, saranno ben 18 mila i posti letto a non aver  ricevuto nemmeno un quattrino. Vale a dire il 45 per cento di quelli pubblici'. Una soluzione per uscire dallo stato di impasse secondo Guzzanti ci sarebbe: 'Apriamo ai finanziamenti privati e sviluppiamo le forme di 'Day hospital' e di assistenza domiciliare agli anziani. Come del resto accade anche nella maggior parte dei Paesi europei'.

 E il ministero della Sanità ? Subissato dalle critiche, ancora scosso dal caso Di Bella, rischia di prendere le sembianze di un naviglio sballottato dalle onde nel bel mezzo di una tempesta. Rosy Bindi chiede pazienza e si augura un'inversione di tendenza della Sanità  pubblica nell'arco di tre anni. Il banco di prova più attendibile, la 'nuova frontiera' sarà  il piano sanitario nazionale per il triennio 1998-2000, definito un 'Patto di solidarietà  per la salute', che nasce all'insegna della prevenzione. Secondo il ministro, infatti, la carenza maggiore riguarda proprio la cosiddetta strategia di prevenzione: in Italia, insomma, il sistema sanitario pubblico sarebbe incentrato troppo sull'assistenza ospedaliera e tralascerebbe quella domiciliare, presente qua e là  solo grazie a semplici operazioni sperimentali. Il progetto prevede, inoltre, un rafforzamento della rete di pronto soccorso e un potenziamento dei servizi territoriali.     

Rosy Bindi invoca soprattutto un'inversione di mentalità , in grado di garantire un alto livello di assistenza ai malati e non solo capace di far quadrare i bilanci. I vincoli di bilancio, ha detto infatti il ministro, sono una condizione non l'obiettivo, anche perché i due aspetti, se il piano procederà  nella giusta direzione, saranno complementari. Perché se è vero che non è sbagliato sottovalutare il problema di 'come' si spendono le risorse a disposizione, è altrettanto vero, sottolinea la Bindi, che si sono verificati casi in cui i direttori       generali, pur di applicare il principio in modo ferreo e far quadrare il bilancio a tutti costi, hanno tagliato il servizio. A completo discapito dei malati. Il nuovo piano sanitario nazionale, dunque, avrà  il compito di evitare che si ripetano casi di questo genere. Anche perché spetterà  al malato misurare il grado di competenza del medico e stabilire se meriti fiducia o meno.

La tutela della salute dell'individuo, quindi, va messa al primo posto, senza tralasciare il suo lato psichico e spirituale. Con un occhio particolare rivolto all'umanizzazione del servizio: i medici non dovranno perdere di vista quest'aspetto se intendono collaborare per una migliore riuscita della Sanità  pubblica. In tal senso il ministero ha previsto addirittura dei premi di produzione per il personale medico che si distinguerà  nei rapporti con i pazienti, o 'persone', secondo la recente definizione adottata per indicare gli assistiti.     

Il piano sanitario nazionale ha cercato anche di suggerire precise linee guida che permetteranno ai medici di individuare le prestazioni sanitarie più idonee per le singole patologie. Un obiettivo importante che si potrà  raggiungere grazie alla massima collaborazione di tutti coloro che operano all'interno del sistema sanitario nazionale. Si  chiederà , quindi, ai medici di tenere un comportamento il più possibile coerente, per far in modo che la Sanità  pubblica riesca a soddisfare le domande dei cittadini con risposte precise. E questo sarebbe già  un gran risultato.

         

Le critiche del Tribunale dei diritti del malato
MANCA LA FIDUCIA

A colloquio con il segretario nazionale Teresa Petrangolini: scendere dai sogni e partire dalla realtà ; tra ministero e tribunale collaborazione, non rivalità .     

 

Migliorare il livello di sicurezza nelle strutture ospedaliere, facilitare l'accesso ai nosocomi delle categorie più disagiate e fare in modo che i cittadini recuperino al più presto quella fiducia nei confronti del servizio sanitario pubblico che recentemente hanno perduto. Sono alcuni degli obiettivi che il Tribunale dei diritti del malato intende raggiungere a breve scadenza, mantenendo fede agli impegni assunti con la gente. Che ormai si affida proprio al tribunale per rivendicare i propri diritti e denunciare i numerosi casi di 'malasanità ' che si verificano in Italia.     

Nelle parole di Teresa Petrangolini, segretario nazionale dell'associazione, la certezza di chi sa che molto è stato fatto, ma che molto resta ancora da fare per rimettere in sesto la Sanità . Attualmente, e qui ci sono pochi dubbi in proposito, la meno amata dagli italiani.

Msa. In venti anni di attività , il tribunale ha messo a nudo diverse pecche del servizio sanitario pubblico. A cosa si deve il successo delle iniziative che avete promosso per aiutare i cittadini a districarsi nei meandri di una burocrazia esasperata?     

Petrangolini. Innanzitutto vorrei precisare che se mi ritenessi soddisfatta dopo essere arrivata a questo punto, significherebbe che sarei solo un'ambiziosa e che mi riterrei già  appagata dai risultati raggiunti. Eviterei, quindi, toni trionfalistici. Credo anzi che più       andremo avanti e più ci sarà  da lavorare. Non è assolutamente retorico affermare che siamo solamente all'inizio: sappiamo bene, cioè, di aver contribuito a migliorare alcune situazioni davvero precarie, ma che il pianeta 'Sanità ' presenta ancora troppe zone inesplorate nelle quali abbiamo l'obbligo di addentrarci.

D'altronde, ormai il Tribunale per i diritti del malato è radicato profondamente nel nostro Paese e la gente ha capito che rappresenta un ottimo tramite per avere finalmente voce in capitolo in un campo che la interessa particolarmente. Tanto è vero che una sezione del tribunale è presente in quasi tutte le città  italiane. Va detto, del resto, che oggi esiste una normativa più ampia, resa attiva grazie al contributo fattivo dei cittadini. Il problema, casomai, sta nel fatto che, a fronte delle conquiste ottenute, in ogni struttura convivono 'il buono' e 'il cattivo', tipico di questa Sanità . E continuando in questo modo è poi difficile che emergano i lati positivi, che pure ci sono. Prendiamo, ad esempio, il Policlinico di Roma, 'Umberto I', posto sotto sequestro in estate: ci troviamo davanti a una struttura avanzata che al suo interno, però, presenta una serie di situazioni negative messe impietosamente in luce.     

È stato il tribunale a 'svegliare' i cittadini o, viceversa, i cittadini hanno dato la spinta decisiva per farlo decollare?

 Indubbiamente non ci poteva essere idea migliore che quella di creare un Tribunale per i diritti del malato per svegliare la gente e indurla a far valere i propri diritti in campo sanitario. È chiaro che risponde perfettamente alle esigenze dei cittadini, che ora hanno finalmente voce in capitolo e non sono costretti a subire in silenzio. La salute è la cosa che interessa maggiormente, e tutti hanno capito che quando ci si muove in prima persona le situazioni possono cambiare più rapidamente.     

Le zone d'ombra del pianeta 'Sanità ' sono diverse: quali sono, a suo avviso, le situazioni difficili che vanno affrontate con la massima urgenza?

 La prima cosa che mi viene in mente è il livello di sicurezza delle strutture sanitarie. Basti pensare che c'è stato un incremento del 14 per cento relativo alle richieste d'intervento per effettuare controlli negli ospedali. E non mi riferisco solo alle denunce sulle sale operatorie giudicate in condizioni igieniche tutt'altro che irreprensibili, ma anche all'inadeguatezza degli impianti elettrici e alle deficienze imputabili a semplici errori umani. Inoltre, credo che sia necessario semplificare l'accesso al servizio pubblico, altrimenti i cittadini, pur di non essere costretti a superare enormi difficoltà , finiranno sempre per ricorrere a strutture private, sborsando fior di quattrini. Credo che la gente vada incoraggiata a utilizzare il servizio pubblico, ma semplificando, e non poco, le procedure burocratiche. Vanno riviste anche le cosiddette 'dimissioni forzate', per cui non si può congedare una persona ricoverata che ha ancora bisogno di cure anche se il       periodo di degenza previsto è scaduto.     

Ma l'aspetto che andrebbe maggiormente curato, ora come ora, è quello della fiducia in linea generale nei confronti della Sanità   pubblica. Il caso Di Bella, in questo senso, può e deve insegnare molto, al di là  della questione specifica. Dobbiamo renderci conto che adesso i  cittadini sono molto informati e che non possono venire ingannati facilmente. E, soprattutto, che un servizio che non è in grado di riscuotere la fiducia della gente rischia di crollare da un momento all'altro.

 Il vostro lavoro propone inevitabilmente un confronto costante con il ministro della Sanità  e con il suo staff: alla prova dei fatti il tribunale è più un alleato del ministero o un suo antagonista?     

Devo dire che il ministro Bindi, che ha ascoltato e apprezzato le nostre proposte, ha la grande dote di credere nel servizio sanitario nazionale, ma finora ha trovato qualche difficoltà  nell'adottare misurare concrete. Come dimostra anche il progetto relativo al nuovo piano sanitario nazionale che, purtroppo, almeno attualmente, è di difficile       applicazione, quasi fosse un libro dei sogni. Ottimo, ma pur sempre un libro dei sogni se pensiamo alla realtà . Perché è vero che esiste una strategia per salvaguardare la Sanità  pubblica, ma noi abbiamo espresso più di una perplessità  sulle modalità  che ci sembrano francamente arretrate.

Quindi, per rispondere alla sua domanda, forse a parole il tribunale dei diritti del malato è un alleato del ministero della Sanità , ma nei fatti è un antagonista. Ci aspetteremmo una maggiore collaborazione, perché finora nei nostri confronti c'è stato un atteggiamento di chiusura. Noi non possiamo fare altro che rinnovare il nostro invito, che è quello di lavorare all'unisono: la rivalità  non serve a nessuno, anche perché occultare la realtà , documentata dai nostri esami, non serve a nulla.

     
               
         

       

         
Tribunale dei diritti del malato
Vent'anni al servizio dei cittadini            

Lo scopo del Tribunale dei diritti del malato, ormai forte di un'attività  quasi ventennale a sostegno dei cittadini che hanno trovato un valido appoggio per denunciare i casi di 'malasanità ' in Italia, è, secondo una definizione degli operatori stessi, 'umanizzare il servizio sanitario pubblico e rilanciarlo in maniera definitiva ed efficiente, per fare in modo che la gente non sia sempre costretta a rivolgersi al privato'. Opere di monitoraggio nelle strutture ospedaliere, aiuti concreti alle popolazioni colpite dalle calamità  naturali, verifica dei casi di 'malasanità ' attraverso il lavoro costante degli associati (11 mila quelli accertati in base all'ultimo rapporto).

Riepiloghiamo le tappe più importanti del suo cammino:           

1978 - Il 14 e 15 gennaio, alla 'Domus Pacis' di Roma, si costituisce il comitato promotore del Movimento federativo democratico, di ispirazione cristiana. L'intento è quello di promuovere attività  relative alla qualità  della vita e alla tutela dei diritti in base alla politicità , alla concretezza e al cambiamento.

1979 - Nascita del Tribunale per i diritti del malato.           

1980 - Inizia la diffusione del tribunale; proclamazione della Carta dei diritti del malato.

1981 - Attivazione di una rete di difensori civici nei paesi della Campania e della Basilicata colpiti dal terremoto; si aprono i primi Centri per i diritti del malato negli             ospedali; prima Giornata nazionale dei diritti del malato.

1983 - Convegno nazionale su una legge-quadro sulle carte dei diritti del malato.           

1984 - Mobilitazione per il terremoto nel centro Italia e per il bradisismo a Pozzuoli.

1985 - Prima campagna contro gli sprechi nella Sanità .           

1986 - Prima campagna sull'emergenza estate; presentazione alla Camera della proposta di legge-quadro sui diritti del malato da parte di 160 deputati.

1987 - Nascita della collaborazione con il Tg2 della Rai per la trasmissione 'Diogene'.           

1988 - Viaggio del 'pulmino dei diritti' in 100 ospedali italiani.

1989 - Primo monitoraggio sugli scioperi nella Sanità .           

1990 - Costituzione del Servizio di assistenza e informazione giuridica.

1991 - Realizzazione sullo stato dei diritti dei cittadini nel servizio sanitario nazionale su incarico del Consiglio sanitario nazionale e del ministero della Sanità  e con la             collaborazione del Certe; prima assemblea del Tribunale dei diritti del malato-Amministratori straordinari delle Usl.           

1992 - Convegno nazionale sulla proposta di un rapporto sullo stato dei diritti del cittadino della giustizia.

1993 - Realizzazione di un ciclo di 'tribune sulla questione morale' sui danni di Tangentopoli in relazione alle opere pubbliche, alla condizione dei terremotati nell'Irpinia, all'informazione di servizio, agli sprechi nella Sanità , all'aziendalizzazione nelle Usl.           

1994 - Elaborazione della Carta della qualità  delle farmacie in collabora-zione con Federfarma.       

1995 - Prima assemblea Tribunale dei dir del malato-Direttori generali delle aziende sanitarie; Protocollo dei 14 diritti del cittadino malato.

1996 - Attivazione di 'Pit Salute'.           

1997 - Presentazione della prima relazione di 'Pit Salute' alla presenza del presidente della Repubblica; ricognizione del 'Pitbus' in 30 città  sulle liste di attesa e l'attività  intramuraria dei medici; convegno sul diritto alla salute in carcere.

           

1998 - Convegno sulle liste di attesa nei servizi sanitari.

     

In viaggio con il 'Pitbus'

 Il 'Pit', Progetto integrato di tutela dei diritti dei cittadini, è una centrale nazionale di raccolta e gestione di segnalazioni relative al funzionamento delle strutture e alla qualità  delle prestazioni erogate. Una sorta di difensore civico, insomma, che si impegna a tutelare il pubblico dalle violazioni e gli abusi causati da una cattiva amministrazione, oltre che da comportamenti scorretti e da quelle procedure che impediscono alla gente di accedere ai servizi sociali e sanitari. Al 'Pit' è collegata una rete capillare di organizzazioni di utenti e di operatori sanitari pubblici e privati, in grado di fornire       consigli utili alle esigenze dei cittadini.     

I cittadini - che potranno rivolgersi al 'PitSalute' tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17, tramite telefono, corrispondenza ed e-mail (gli stessi del Tribunale per i diritti del       malato) - avranno la possibilità  di segnalare direttamente i disservizi delle strutture pubbliche e la qualità  delle prestazioni ricevute. Nella centrale operativa, infatti, sono attivi esperti in campo sociosanitario e nella tutela dei diritti e professionisti che offrono gratuitamente le proprie prestazioni.

Nato da circa due anni, ha gestito oltre 34 mila contatti, di cui 18 mila provenienti da cittadini e 16 mila dalle reti ad esso collegate. Un calcolo approssimativo ha stabilito che due terzi dei contatti hanno avuto un esito positivo, orientando il pubblico nella scelta delle soluzioni migliori per i problemi affrontati. Grazie al 'Pit' sono state realizzate campagne di tutela, suggerite dalle disfunzioni e dalle magagne burocratiche segnalate dai cittadini stessi, in modo da prevenire il ripetersi di situazioni spiacevoli e ingiustizie. I dati raccolti, inoltre, sono serviti per l'elaborazione di studi e dati utili in futuro.

Ma l'iniziativa più importante è certamente il 'PitSalute bus', un pulmino itinerante che serve a verificare lo stato dei servizi sanitari, per sollecitare le istituzioni coinvolte ad un maggiore impegno per il miglioramento della Sanità  pubblica e per stimolare la gente a salvaguardare la tutela dei suoi diritti. Nel corso della prima esperienza, avvenuta tra l'1 ottobre e il 13 novembre dello scorso anno e incentrata sul tema delle 'Liste di attesa', sono state visitate 31 città  ed effettuati 31 monitoraggi. Inoltre, ci sono stati 30 incontri proficui con medici di famiglia e farmacisti e sono state contattate oltre 15 mila       persone. Lusinghieri i risultati ottenuti, visto che ora il 'Pit' è radicato sul territorio e ad esso i cittadini fanno riferimento; sono stati raggiunti anche importanti accordi con le Usl e con i dirigenti della Sanità  sulla sospirata riduzione delle liste di attesa.

Il 'Pitbus' ha già  ripreso il proprio cammino all'inizio di ottobre, proponendo il tema della 'Sicurezza nelle strutture ospedaliere', un argomento che sta particolarmente a cuore agli associati del tribunale.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017