Il Vangelo di Luca

Una delle più brave e affermate illustratrici, presente con le sue opere nelle più prestigiose mostre del settore, ha raccontato, in trenta tavole, gli episodi salienti della vita di Gesù narrati da Luca. Un lavoro di intensa spiritualità.
05 Dicembre 2000 | di

Alessandra Cimatoribus: il cognome è altisonante, con quella pomposa desinenza latina al dativo plurale, ma del tutto incongruo per chi lo porta: una giovane signora, minuta e dolce, gli occhi vivissimi a illuminare un volto ancora da adolescente.
Alessandra abita a Spilimbergo, terra friulana, in una villetta tra i campi di mais che, ormai prossimo alla raccolta, macchia di un giallo spento la campagna intorno. Le Grave, che invece alimentano viti sontuose per vini illustri di spumeggiante sapore, sono un po' più in là . Di professione fa l' illustratrice. Per l' infanzia, specificano le etichette, perché è in quest' ambito che si è fatta maggiormente conoscere e in esso è ritenuta una delle migliori. Ma l' etichetta è riduttiva, perché lei illustra e basta: con quel suo stile inconfondibile, con quei colori quasi irreali, con quel segno grafico deciso e delicato insieme, senza fronzoli, che riduce persone e cose alla loro essenzialità , alla loro interiore verità , immerse in un' atmosfera pregna di lirismo. E i risultati sono sorprendenti e piacevolissimi, per gli «infanti», ma ancor di più per gli adulti.
Lavora in un studiolo ricavato nel sottotetto della villetta dove abita: dall' abbaino piove una luce ambrata sulle pareti, sul tavolo, sui fogli bianchi, pronti a trasformarsi in un luogo fantastico dove persone, animali o cose imbastiranno le loro bizzarre e surreali avventure, che sono i temi dai lei prediletti.
Con questo suo stile tutto candore e poesia ha, di recente, interpretato lo stupore dell' Annunciazione, l' umile sì di Maria (il fiat) alla proposta di Dio di farla diventare la madre del Salvatore. La tavola, intensa e delicata, le ha fatto vincere il primo premio all' «O di Giotto», il concorso bandito dalle città  di Verbania e Padova (Diocesi, «Messaggero di sant' Antonio», Comune), e il conseguente incarico di illustrare, per le Edizioni Messaggero, il vangelo di Luca. Lavoro già  condotto a termine «con fatica e grande tensione spirituale» ci ha detto Alessandra. Con risultati davvero convincenti, aggiungiamo noi.

Autodidatta. A tale livello di bravura Alessandra ci è arrivata da sola. Senza maestri. Inseguendo una passione che la «tormentava» sin da bambina. Come avvenne, ce lo racconta lei stessa.
«Ho sempre disegnato, seguendo una propensione istintiva che non ho, però, sfruttato subito. Gli studi fatti non mi portavano certo in quella direzione: magistrali, qualche esame all' università ... Però la voglia di disegnare continuava confusamente a stuzzicarmi. Ma non sapevo da dove cominciare. Ignoravo perfino quali scuole poter frequentare. Così mi sono iscritta a una scuola di grafica pubblicitaria di Venezia, che in realtà  non c' entrava niente con l' illustrazione. Lì, però, ho conosciuto un insegnante che faceva l' illustratore. Fu lui, terminato il corso, a farmi conoscere il mondo dell' illustrazione, proponendomi di collaborare all' illustrazione di un libro per una casa editrice milanese. Poca cosa, ma è stato come un lampo che mi ha fatto intravedere possibili strade. Ho deciso di percorrerle. All' inizio disegnavo in altro modo, molto realistico, diverso da come disegnavano gli illustratori che ho cominciato a conoscere visitando mostre e ammirando i loro libri. Talmente diverso da farmi andare in crisi: quello che fino allora avevo fatto lo vedevo vecchio, superato... Dovevo buttare via tutto e cominciare da capo. Ma non sapevo da dove cominciare». Alessandra, che dietro un volto dolce nasconde una tenacia tutta friulana, non si è lasciata impaniare dalla crisi. Ha ripreso in mano matite e colori e ha cominciato a ricercare, prima dentro se stessa e poi sulla carta, una propria strada, sperimentando cose nuove, ripulendo via via il disegno fino a fargli raggiungere quell' essenzialità  grafica e cromatica, che è diventata il suo inconfondibile stile. «Quando finalmente, con molta fatica e tra timori e dubbi, ho scoperto quello che veramente mi piaceva, ho cominciato a confrontarmi con altri artisti, non solo italiani, soprattutto partecipando a concorsi. Nella fase di ricerca i concorsi mi hanno aiutata molto, dandomi quello stimolo senza il quale non avrei avuto la forza di proseguire, di migliorare sempre, per essere all' altezza dei concorrenti che reputavo migliori».
Il non aver maestri è stato un vantaggio o uno svantaggio? Per Alessandra, entrambe le cose. «Con un maestro certi passaggi li avrei saltati e il cammino sarebbe stato più spedito. Ma un maestro può anche influenzare molto, finendo con il bloccare la creatività  dell' allievo. Essendo autodidatta, ho avuto la libertà  completa di cercare quello che mi piaceva, senza freni e senza indicazioni troppo precise. Ho avuto anch' io la mia... scuola. Non si nasce dal nulla. E la mia scuola sono stati i lavori degli altri che andavo via via analizzando per coglierne le tecniche, gli stili. Maestri invisibili ma importanti. L' occhio osserva, assorbe e interiorizza. C' era un' illustratrice cecoslovacca, Kveta Pacovska, che mi piaceva particolarmente: mi piaceva il suo modo di disegnare impulsivo, di affrontare situazioni figurative e narrative fuori dagli schemi tradizionali. La ammiravo e ne subivo l' influenza e si vedeva nei miei lavori. Sentirsi vicino a un modello può essere limitante, quanto più il maestro piace».
Sui tavoli degli editori specializzati, a un certo punto, sono cominciati ad arrivare i lavori di una sconosciuta illustratrice friulana, che non avevano altre referenze che se stessi. Ed erano referenze ottime. E così Fatatrac di Firenze, l' editrice Dami, la tedesca Ravensburger, Piemme settore ragazzi e altri ancora cominciarono a pubblicarli e a farla conoscere.

Il primo libro e le mostre. «Il primo libro racconta Alessandra è stato l' illustrazione di una raccolta di fiabe popolari friulane per la Società  filologica friulana di Udine: tavole a due colori piatti, abbastanza difficili da fare per i limiti imposti da questa tecnica. Tra i miei lavori più significativi, un gioco ambientato nel Medioevo con castelli e cavalieri realizzato per la Ravensburger».
Quindi gli inviti a partecipare alle mostre specializzate, che sono la cartina di tornasole di quanto si è valutati nel settore e la vetrina ideale per farsi ulteriormente conoscere. Da anni è invitata a partecipare alla mostra di Sarmede. Sarmede è un pittoresco paesino del trevigiano, ai piedi del Bosco del Cansiglio, che solo i confinanti conoscevano prima che un geniale illustratore cecoslovacco, Stefan Zavrel, vi aprisse una scuola di illustrazione per l' infanzia, destinata a diventare polo di attrazione per appassionati e aspiranti illustratori. La mostra di quest' anno si chiude il 17 di questo mese, ma poi verrà  trasferita nella Casa dei Carraresi a Treviso e poi ancora a Siena e Bolzano. Vi espongono i migliori illustratori in circolazione, la Cimatoribus è fra questi.
Ma il riconoscimento più ambito è esporre alla Fiera del libro di Bologna, una vetrina di assoluto prestigio che offre enormi possibilità  di contatti. «La selezione è durissima - racconta Alessandra - vi partecipano più di mille illustratori da tutto il mondo, ma una severa giuria ne sceglie solo un' ottantina. Ed essere tra questi ottanta, come è capitato a me, è una gran bella gratificazione».
E la partecipazione all' «O di Giotto»?
«È stata una sorpresa, importante. Mi intrigava l' idea di illustrare una pagina del Vangelo. Ci ho provato con quell'Annunciazione con la quale ho vinto il primo premio. Ma ancora più mi ha lusingato l' incarico susseguente di illustrare alcuni momenti del vangelo di Luca. Sono stata contenta, ma ho sentito la responsabilità  e la fatica di affrontare un' opera così importante e impegnativa, completamente diversa da quelle che avevo fino ad allora illustrato. Quando disegno su testi normali, ho bisogno di interiorizzare il testo, di sentirmelo risuonare dentro, farlo mio per poi ritradurlo in disegni. Con questi testi posso dialogare alla pari. Ma nei testi del Vangelo c' è qualcosa di divino...».

Il vangelo di Luca. Illustrare il vangelo di Luca, trenta tavole su temi prescelti dal committente, è stato per questo un' esperienza professionalmente e interiormente affascinante. «Per la prima volta leggevo il Vangelo in modo così intenso - confida Alessandra - . Ho provato sensazioni interiori molto forti. Mi pareva di essere come chiusa in una sfera, in un mondo lontano dalla realtà , in una dimensione di luce, di pace, di libertà . Ero libera di disegnare come sentivo». I critici affermano che l' arte quando racconta la Storia sacra non traduce semplicemente in immagini il testo, ma produce qualcosa di nuovo, che comunica lo stesso contenuto con eloquenza particolare, a volte più intensa rispetto al testo scritto. Gli artisti esprimono sentimenti, situazioni, ambienti fisici e spirituali che il testo non descrive, ma che fanno parte dell' esperienza interpretativa dei cristiani suscitata dallo Spirito. Fatte le debite proporzioni, anche chi oggi si cimenta nell' arte sacra (e queste trenta tavole della Cimatoribus sono arte sacra) partecipa a questa lettura interpretativa del testo sacro, ed è in qualche modo ispirato. Attraverso il linguaggio della bellezza, posto al servizio della fede, l' artista raggiunge il cuore degli uomini per far conoscere dal di dentro Gesù Cristo. (Sono, in sintesi, concetti espressi da Giovanni Paolo II in una sua Lettera apostolica, Duodecimun annum).
Alessandra, nella sua piccola esperienza, conferma: «L' ispirazione è essere in contatto con la parte più vera di se stessi, più sincera, è esperienza di Dio. Illustrare una pagina del Vangelo non è un atto meccanico, è entrare dentro se stessi e lasciarsi trasportare, è come instaurare un filo diretto con il Creatore».
Un sogno nel cassetto? «Illustrare qualcosa di san Francesco, un santo verso il quale ho sempre avuto una forte attrazione sin da piccola, attivata forse da un film visto allora. Quell' amore totale di Francesco verso le creature mi piaceva, perché lo sentivo anche mio. Assisi, poi, è legata a una mia storia personale e particolare di fede. Per cui mi piacerebbe provare».
Dopo il felice esito del vangelo di Luca, i frati del «Messaggero» potrebbero prenderla in parola.


   
   
  ALESSANDRA CIMATORIBUS,              una tra le migliori illustratrici di libri per l' infanzia. E non solo per l' infanzia. Sposata, ha un bambino di due anni. Vive e lavora a Spilimbergo, Pordenone. Autodidatta, ha maturato uno stile proprio, inconfondibile, osservando con intelligenza e profitto i lavori di artisti del settore, italiani e stranieri e partecipando a vari concorsi che le sono serviti come stimolo per progredire e migliorare. Ha partecipato alle più prestigiose mostre come quella di Sarmede e la Fiera del libro di Bologna.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017