Impariamo dai giovani ad amare la vita

Cercano il rischio, ma sono capaci di amare la vita senza condizioni. Sono contraddittori, ma generosi. Questi sono i giovani, fotografati dall’ultima indagine Iard e protagonisti della ventinovesima Giornata per la vita.
24 Gennaio 2007 | di

Molti giovani ti guardano con quegli occhi che sembrano dire: «Non ho paura di niente perché niente può farmi male». Sono gli occhi di chi sfida la morte convinto che la morte non possa ghermirlo. Alcol, droghe, corse folli in auto nella notte. Alla ricerca di ebbrezze sempre nuove, di scariche più potenti di adrenalina. Naturalmente la morte è tutt’altro che impotente, come le pagine di cronaca testimoniano e come molti genitori sanno, purtroppo, per esperienza diretta.
Il paradosso è che in quella che agli adulti appare come una sfida alla morte c’è in realtà un amore per la vita, ma distorto, come se il senso della vita, in alcuni momenti, coincidesse con il rischio.
Il Messaggio per la ventinovesima Giornata per la vita, che quest’anno si celebra il 4 febbraio, è dedicato appunto all’amore per la vita e non poteva non ricordare anche i giovani, anzi, soprattutto i giovani. Ammonendo gli adulti: non voltate la testa, non limitatevi a disapprovare. Ma amate per primi. Esercitando la virtù della sapienza e cercando di capire. Anche questo significa amare: cercare di capire. Don Paolo Giulietti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, in mezzo ai giovani ci vive. Li incontra ogni giorno. E ne ha accompagnati a migliaia alle Giornate mondiali della gioventù. In queste settimane già guarda all’Agorà dei giovani italiani, in programma a Loreto i primi due giorni di settembre, non a caso sul tema «Come io vi ho amato». «Non è che i giovani non amino la vita – spiega Giulietti – ma spesso è un amore selettivo. Non la amano tutta, la vita. E non sempre. Costa loro fatica riuscire a dare un senso a ogni aspetto dell’esistenza, dalla scuola al lavoro». E il gusto del rischio, che a volte li conduce a scelte fatali? «Nessun giovane rischia per il semplice gusto di rischiare. Rischia per potersi sentire qualcuno e farsi apprezzare dagli amici. Il rischio può essere il tentativo di riempire il vuoto di senso. Ma non vedo un “amore per la morte”. Semmai c’è la convinzione, errata, che sia tutto reversibile e nulla irrimediabile, che si possa sempre tornare indietro come se la vita fosse un videogioco».
Vien da pensare che anche tra gli adulti si notano questi atteggiamenti. Pure loro, i geni-tori, possono bere fino a stordirsi, drogarsi e lanciarsi in corse pazze a bordo dei loro bolidi. La «cultura del rischio» non è prerogativa giovanile. E il sospetto è che certi adulti preferiscano parlare dello scarso amore per la vita da parte dei figli, piuttosto che affrontare il proprio.


«Comportatevi bene, siate trasgressivi»

Ma poi attenzione, perché esiste anche una dimensione positiva del rischio: «Nessuno cresce senza assumersi qualche rischio – spiega Riccardo Grassi, sociologo e ricercatore presso l’Istituto Iard di Milano – perché tutti abbiamo bisogno di cogliere i nostri limiti. Il rischio diventa problema quando i limiti sfuggono e svaniscono. Quando nessuno li indica. In genere i giovani rischiano, e provocano, e sfidano, in attesa di una risposta educativa. Non ricevendola, alzano la posta». Che cosa dovrebbero fare allora gli adulti? «Stimolare il rischio positivo. Ad esempio nel lavoro. Cambiare lavoro comporta sempre un rischio, ma per migliorare devi rischiare. L’importante è rischiare con ragionevolezza. Dar fiducia ai giovani non significa abbandonarli. Occorre accompagnarli».
Invece qual è l’atteggiamento fin troppo frequente da parte degli adulti? «Duplice e opposto. Da un lato, il pessimismo assoluto nei confronti di una “generazione persa” e incapace. Dall’altro, un timore esagerato per la loro sorte, che si traduce nella protezione esasperata. Bisognerebbe invece essere capaci di dire − e dimostrare − ai giovani: “Assumetevi la responsabilità del rischio sapendo di non essere soli, perché noi restiamo al vostro fianco”».
Restano da spiegare, e arginare, gli atteggiamenti di sprezzo del rischio, e della vita, che possono sfociare in tragedia. Per Grassi, appunto, è una degenerazione del concetto di rischio: «Alcuni giovani sono dei sensation keeper, cercatori di sensazioni. Per loro la vita è consumo di emozioni, andare al massimo fuori da una cornice di senso. Si gode della scarica di adrenalina e tutto finisce lì. È la logica del consumo, dell’attimo senza un prima né un dopo, senza un progetto». Una prerogativa giovanile? «No di sicuro. Prendiamo ad esempio la pubblicità degli alcolici, pensata e realizzata da adulti. Si rivolge ai giovani associando il consumo di alcol allo star bene con gli amici. Ma un po’ tutti i modelli di consumo e le mode sono basati sul rischio. Dal mondo adulto giunge ai giovani un messaggio contraddittorio che suona così: “Comportatevi bene, siate trasgressivi”».


Un grazie agli educatori
Il Messaggio per la Giornata della vita contiene un ringraziamento agli educatori, giovani e adulti, che dedicano energie ai ragazzi. Educatori che non abbondano. Non possono abbondare: «Il mondo dei genitori – racconta Grassi – è in crisi, una crisi profonda. Fioccano le richieste di corsi di educazione alla genitorialità. E non da parte di giovani coppie ma di sposi maturi. Quando ormai è tardi. D’altronde, adulti dall’identità personale debole non possono che dare risposte balbettanti all’oggettiva complessità della condizione giovanile». Giulietti conferma ma rilancia: «Il grazie agli educatori l’ha detto anche il Papa al Convegno ecclesiale di Verona, nell’ottobre scorso. Ricordandoci i tre verbi dell’educazione: accogliere, investire e amare». Un amore che richiede non solo cuore ma anche intelligenza, ossia saper ascoltare e interpretare le parole e i gesti dei giovani; e un amore che esige non solo parole ma anche segni concreti, ossia tempo dedicato ai giovani e, per chi ne ha il dovere e la possibilità, anche denaro.



Notes - L’Agorà dei giovani

Nel marzo del 2006 il Consiglio permanente della Cei ha approvato la proposta di un percorso triennale di speciale attenzione al mondo giovanile, articolato in tre anni: l’Agorà dei giovani italiani. La prima tappa culminerà l’1 e il 2 settembre prossimi a Loreto, con un grande incontro nazionale sul modello delle Giornate mondiali della gioventù. Tema: «Come io vi ho amati». Proprio come alle Gmg, i tre giorni precedenti, dal 29 al 31 agosto, vedranno coinvolte nell’accoglienza dei gruppi in arrivo da tutta Italia anche 32 diocesi vicine a Loreto. La macchina delle iscrizioni è in piena attività. Il mese scorso tutte le 28 mila parrocchie italiane hanno ricevuto uno speciale kit contenente un opuscolo di presentazione dell’intero triennio dell’Agorà, un manifesto sull’incontro nazionale di Loreto e un pacco di volantini da consegnare ai giovani. Sull’incontro di Loreto è attivo il sito www.agoradeigiovani.it.



Appunti - «Amare e desiderare la vita»

«Guardiamo con particolare attenzione e speranza ai giovani, spesso traditi nel loro slancio d’amore e nelle loro aspettative di amore. Capaci di amare la vita senza condizioni, capaci di una generosità che la maggior parte degli adulti ha smarrito, i giovani possono però talora sprofondare in drammatiche crisi di disamore e di non-senso fino al punto di mettere a repentaglio la loro vita, o di ritenerla un peso insopportabile, preferendole l’ebbrezza di giochi mortali, come le droghe o le corse del sabato sera. Nessuno può restare indifferente.
Per questo, come Pastori, vogliamo dire grazie e incoraggiare i tanti adulti che oggi vivono il comandamento nuovo che ci ha dato Gesù, amando i giovani come se stessi. Grazie ai genitori, ai preti, agli educatori, agli insegnanti, ai responsabili della vita civile, che si prendono cura dei giovani e li accolgono con i loro slanci entusiasti, ma anche con i loro problemi e le loro contraddizioni. Grazie perciò a quanti investono risorse per dare ai giovani un futuro sereno e, in particolare, una formazione e un lavoro dignitosi».


(Dal Messaggio per la ventinovesima Giornata per la vita del 4 febbraio 2007: «Amare e desiderare la vita»)



Brevi - Il libro

Perché in molti solenni atti interna-zio-nali e nazionali la famiglia è dichia-rata «nucleo fonda-mentale della società e dello Stato»? È proprio vero che le persone conviventi di fatto sono oggi prive di ogni tutela giuridica? Sono solo due delle innumerevoli domande alle quali risponde il libro Unioni di fatto, matrimonio, figli tra ideologia e realtà (Società Editrice Fiorentina) di Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita italiano. Con argomentazioni fondate sulla ragione e sull’esperienza, il libro svela infatti la matrice ideologica dalla quale deriva la richiesta di riconoscimento delle convivenze non matrimoniali. Il libro è uno strumento essenziale per quanti vogliono partecipare in modo consapevole a un confronto che riguarda la sorte delle generazioni future e dell’intera società.

M. C.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017