Intervista al sociologo Enrico Finzi. La società delle appartenenze

01 Aprile 1999 | di

L' identità  italica nel mondo si confronta con la trasversalità  del multiculturalismo e dei comportamenti sociali. Il ruolo dei mass media nella circolazione della cultura e i limiti della comunicazione a senso unico.

 In questi mesi, l' interesse per le attese dei nostri connazionali all' estero, è ritornato all' attenzione del mondo politico italiano. Il Parlamento, infatti, ha dato il primo sì alla legge costituzionale per il diritto di voto in loco ai nostri connazionali. Dal 24 al 26 febbraio, ha avuto luogo l' Assemblea plenaria del Cgie, il Consiglio generale degli italiani all' estero, e la programmazione della prima Conferenza degli italiani nel mondo è nell' agenda del Consiglio dei ministri. Alla luce di queste iniziative, che ripropongono il valore dell' italianità  all' estero e il bisogno di un suo recupero, abbiamo intervistato Enrico Finzi, sociologo, giornalista e presidente delle società  di consulenza strategica e di ricerca «Astra» e «Demoskopea».

Msa. Ha ancora senso parlare dell' «altra Italia» in un mondo sempre più multiculturale?
Finzi.

Nella seconda metà  del nostro secolo stiamo imparando tutti a vivere la multiculturalità . Ma di solito noi intendiamo per multiculturalità  la convivenza di etnie con religioni e culture diverse nello stesso territorio, mentre dovremmo usare questo termine anche nel senso delle appartenenze multiple. Cioè, ognuno di noi fa parte di gruppi sociali diversi; contemporaneamente può essere fedele a una religione, membro di una comunità , tifoso di una squadra sportiva, impegnato nel volontariato, insegnante in una scuola...Tutti abbiamo appartenenze multiple e abbiamo imparato ad essere tolleranti e aperti verso culture diverse dalla nostra; a cogliere questo fatto non come una minaccia ma come un' opportunità  di dialogo e di mutuo arricchimento. Dovremmo anche imparare a gestire le nostre diverse appartenenze come una specie di «fecondazione incrociata» considerando le diverse facce del nostro prisma esistenziale come delle risorse da investire. Da un lato noi siamo spinti sempre più ad essere cittadini del mondo. I cattolici, questa dimensione ce l' hanno già  nel nome che portano, come apertura al dialogo e al confronto in tutti i continenti. Ma anche per i non cattolici il senso d' appartenenza è oggi esteso a tutta la comunità  umana. Le persone, figlie di genitori che affondano le loro radici in culture diverse, vivono già  la multiculturalità  all' interno della famiglia. Le persone emigrate, o figlie di migranti, compartecipano della cultura del Paese in cui vivono; per certi versi anche del Paese d' origine e di altre culture specifiche territorialmente delimitate.

Chi sono gli italiani nel mondo?

Possiamo dividerli in due categorie: quelli che rimangono provvisoriamente all' estero; e quelli che sempre più spesso e con più generazioni, vivono una doppia, triplice o quadruplice appartenenza. La stampa, e in generale i media per l' altra Italia, devono essere valutati come degli strumenti d' arricchimento dell' esperienza dei nostri connazionali, che vivono una condizione particolare, diversa dalla nostra, ma feconda per tutti noi. Non si tratta di esaltare nazionalisticamente solo l' Italia, aumentando le difficoltà  di integrazione in quei Paesi e quindi progressivamente spingendo i figli ad abbandonare il rapporto con la cultura del Paese d' origine della loro famiglia. Questa è stata l' impostazione di una certa politica della destra italiana, a cui va dato merito d' essere stata l' unica forza politica che si è occupata fortemente degli italiani all' estero. Ma aveva il limite di una retorica italiana abbastanza povera e poco utile dal punto di vista dell' integrazione nei nuovi Paesi e della convivenza all' interno del proprio cuore e della propria testa, di culture diverse. Invece adesso, in questa fase di multiculturalità  dei Paesi ma, come ho detto, di multiculturalità  tendenziale e crescente degli individui e di piccoli gruppi sociali, mantenere, rafforzare e sviluppare i rapporti con la cultura italiana non è solo servizio alla legittima nostalgia, ma deve essere un modo per fornire opportunità  di arricchimento a coloro che vivono all' estero. Per questo stesso motivo, coloro che vivono nel mondo godendo di una condizione di ricchezza e di pluralità  culturale sono per definizione utili a noi che viviamo in Italia, perché parlano o possono parlare la nostra stessa lingua; conoscono, o possono conoscere, la nostra cultura, i nostri problemi nazionali, le nostre ansie collettive, le soluzioni ai problemi, i valori di cui il nostro popolo cerca di essere testimone. Credo che quello che veramente accomuna sia la molteplicità  culturale, con alcune radici in comune, come la lingua, l' esperienza cattolica, l' attaccamento alla terra, alcuni legami familiari e sociali, che tendono a perdersi nel tempo ma che sono significativi.

Lei è molto ottimista. E le contraddizioni reali?

In effetti, uno dei due aspetti perversi di questa faccenda è quello della comunicazione one way, cioè, quando c' è, è a senso unico: con poco dialogo e poca comunicazione a due vie, con un ritorno e un imput di ritorno sia da parte nostra come da parte loro.
Il secondo limite viene dall' immagine estremamente datata che gli emigrati e i loro figli conservano dell' Italia, quasi che il tempo non fosse passato. Lo stesso cinema italoamericano ha presentato gli italoamericani come espressione di culture che in Italia sono superate. Questo va detto perché noi abbiamo bisogno di un rapporto non tra il mito dell' Italia antiquato e regressivo, ma tra l' Italia di oggi e questi nostri corregionali di oggi, con uno scambio vivace tra le culture odierne. C' è bisogno di informare che l' Italia è profondamente cambiata, certi processi sociali, economici e culturali hanno cambiato il volto del nostro Paese, le sfide sono oggi più alte, i problemi sono più sottili e le risposte più sofisticate.

Che ruolo hanno oggi la televisione, le radio e i giornali italiani per i nostri connazionali all' estero?

Hanno un ruolo importantissimo e crescente. Ciò deriva sia dal numero straordinario di emittenti televisive, radiofoniche, di testate quotidiane e periodiche; sia per motivi qualitativi, dato che è fuori discussione che non solo abbiamo tanti media, ma abbiamo emittenti e testate molto più qualificate e professionali rispetto a qualche decennio fa. In più hanno un ruolo importantissimo di carattere culturale perché riescono, quando sono fatte bene, a soddisfare al meglio i bisogni che sono in campo: bisogni di informazione e di aggiornamento, per evitare che il legame degli italiani all' estero e dei figli degli emigrati sia legato solo agli stereotipi della vecchia Italia; ma anche bisogni di vicinanza, calore emozionale; infine, di ascolto e di dialogo. I mass media possono essere anche latori delle esperienze e delle istanze dei nostri connazionali all' estero, rendendone partecipi gli italiani.

Questi media quale contributo possono dare al recupero dell' identità  italiana, soprattutto tra gli oriundi?

Se per recupero di identità  italiana intendiamo un nazionalismo retorico, quasi virtuale, dato che non c' è più il rapporto con la nazione concreta, non sono d' accordo. Se per recupero di identità  italiana intendiamo qualcosa che può mettere in discussione le nuove appartenenze di questi italiani o ex-italiani nei Paesi dove hanno messo radici, se hanno desiderato farlo e desiderano mantenere questo loro progetto di vita, non sono ancora d' accordo. Se invece intendiamo per recupero di identità  italiana l' arricchimento di una o di alcune delle facce del prisma o poliedro esistenziale in cui questi nostri amici vivono culture diverse - la cultura del Paese in cui sono arrivati; la cultura della zona specifica in cui vivono; la cultura delle comunità  nuove di appartenenza - ma anche le culture locali italiane a cui appartengono così come sono oggi, allora più che di recupero di identità  italiana parlerei di esaltazione di quella multiculturalità  e pluralismo culturale che devono essere la ricchezza collettiva, avendo tutti noi appartenenze, sensibilità  diverse e convergenti. A livello di singoli, i media possono costruire un intreccio personale tra culture diverse.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017