Io sono in mezzo a voi

Con la risurrezione di Cristo inizia una nuova storia per l’umanità. A chiunque è data la possibilità di vincere ogni male, anche la morte.
01 Aprile 2000 | di

Nel tempo liturgico che ci fa rivivere il mistero della morte e resurrezione del Signore, siamo sollecitati a riprendere, sull'esempio di Giovanni Paolo II, il bastone del pellegrino alla ricerca delle sorgenti della nostra fede. Siamo viandanti, come i due discepoli di Emmaus, che nella sera di Pasqua lasciarono Gerusalemme per ritornare alle loro case con il cuore pieno di tristezza. «Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele», dicono ai loro compagni di viaggio ancora incapaci di riconoscerlo. Le speranze che avevano riposto in Gesù erano andate deluse. Ma il Risorto si mette al loro fianco come un viandante: li ascolta, parla con loro, li prepara alla rivelazione della sua identità ; e ciò avviene quando, accolto il loro invito a non proseguire il viaggio, si ferma e rinnova i gesti e le parole dell'Ultima Cena. «Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero», nota l'evangelista Luca, ma nel momento in cui lo riconoscono, Gesù sparisce dalla loro vista.
Ritornati subito a Gerusalemme, i due discepoli si trasformano in testimoni del Risorto. Si uniscono agli apostoli e al gruppo delle donne, rimasti fedeli al Signore, per annunciare con coraggio e appassionata convinzione, che Gesù è vivo ed è risuscitato. Maria di Magdala, già  nel primo mattino di Pasqua, poté rivedere vivo il suo Signore; su suo invito, Pietro e Giovanni accorreranno verso il sepolcro vuoto. Ma poi il Risorto apparirà  anche agli altri per confermare la loro fede: «Dio lo ha fatto risorgere il terzo giorno e ha voluto che si facesse vedere non a tutto il popolo, ma a noi scelti da Dio come testimoni; noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua morte», proclama l'apostolo Pietro nel suo discorso nella casa di Cornelio (Atti 10, 40-41).
Accettando la sfida di Tommaso che incarna i dubbi e gli atteggiamenti di quanti sono prigionieri di sé e delle proprie certezze, il Risorto riapparirà  nel Cenacolo e gli dirà : «Non essere incredulo, ma credente!». Non basta essere affascinati da Gesù, dal suo messaggio di libertà , dalla sua solidarietà  per l'uomo; bisogna accogliere la sua parola e la sua risurrezione che lo distinguono da qualsiasi altro profeta o eroe umano: «Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede», scrive Paolo apostolo (1 Cor 15,14).
Le apparizioni del Signore ai suoi discepoli, dopo la sua morte, donano a noi la certezza che con l'evento della risurrezione si realizza il piano di salvezza che egli ci aveva rivelato con la sua venuta. Come con l'incarnazione e la passione Gesù Cristo è divenuto compartecipe delle sofferenze che tormentano l'umanità , così con la sua risurrezione egli diviene compagno e salvatore dell'uomo, sostegno e riferimento della sua storia. L'evento della risurrezione diviene la forma più alta di liberazione dell'uomo, il principio di un nuovo umanesimo basato sui valori spirituali che ogni persona ha ricevuto dal Creatore, come segno della sua identità  e del suo destino eterno.
La Pasqua nell'anno del Giubileo ci invita a «passare la soglia» di ogni male che condiziona la nostra vita spirituale, per divenire creature nuove, in cammino sulle strade della speranza. Il pericolo è fermarsi a metà  del tragitto, bloccati come i discepoli di Emmaus dallo sconforto e dalla delusione per i fallimenti quotidiani. Cristo, fedele compagno di viaggio, si affianca come sempre in atteggiamento di ascolto e di proposta. L'impegno, dopo un itinerario di fede, è di riconoscerlo allo «spezzare del pane», per ritornare tra i fratelli rinfrancati da ogni dubbio, per testimoniare che egli è vivo e presente in mezzo a noi. Un impegno che si trasforma in un fraterno augurio pasquale, che rivolgiamo a tutti voi, cari amici del «Messaggero», e ai vostri familiari.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017