La Chiesa chiede perdono

02 Aprile 2000 | di

  

«Innanzitutto, e nella dinamica del movimento verso l`€™unità ,       bisogna purificare la nostra   memoria personale  e       comunitaria dal ricordo di tutti gli urti, le ingiustizie, gli odi del       passato». (PARIGI, 31 MAGGIO 1980, INCONTRO ECUMENICO). a cura di Piero   Lazzarin

   
   
I «MEA CULPA»   PRECEDENTI


 
   

   

   

ADRIANO VI. «Certamente la mano del Signore non si è abbreviata tanto da non poterci salvare, ma il peccato ci separa da Lui... Perciò dobbiamo tutti rendere onore a Dio e umiliarci davanti a Lui. Ognuno di noi deve considerare perché è caduto e giudicare se stesso piuttosto che essere giudicato da Dio nel giorno dell`€™ira». (Brano di un discorso pronunciato da Adriano VI nel 1523 alla       Dieta di Norimberga). GIOVANNI XXIII.  Non ha chiesto ufficialmente perdono, ma l`€™aver fatto cancellare dalla liturgiadel Venerdì santo l`€™aggettivo «perfidi» attribuito ai giudei, è stato un segno forte di cambiamento. La vecchia preghiera diceva: «Preghiamo anche per i perfidi giudei. Dio onnipotente ed eterno, che non scacci dalla tua  misericordia neanche la perfidia giudaica, ascolta le nostre preci...». Era il 1960. Il gesto anticipava il clima del Vaticano II.      
PAOLO VI. «Qui il nostro discorso si rivolge con riverenza ai rappresentanti delle denominazioni cristiane separate dalla Chiesa cattolica... Se alcuna colpa fosse a noi imputabile per tale separazione, noi ne chiediamo a Dio umilmente perdono e domandiamo venia altresì ai fratelli che si sentissero da noi offesi; e siamo pronti... a condonare le offese, di cui la Chiesa cattolica è stata oggetto...». (San Pietro, 29       settembre 1963). PAPA LUCIANI. Non ha avuto tempo di formulare mea culpa , aveva però un progetto di revisione storica che anticipava quanto poi fatto da Giovanni Paolo II. Sull`€™Inquisizione, ad esempio, aveva scritto: «La Chiesa, riconoscendosi peccatrice nei suoi uomini e nelle sue istituzioni, deplora in umiltà  i momenti difficili e dolorosi della sua storia, come la tristissima Inquisizione...» (si veda, di Camillo Bassotto,   Il mio cuore è ancora a Venezia, Venezia 1990).  

 

   
   
Con il gesto voluto e vissuto dal Papa nella celebrazione penitenziale del 12 marzo dedicato alla purificazione della memoria, è stato toccato uno dei punti centrali del       Giubileo, secondo un`€™intenzione ricorrente nel pensiero di Giovanni Paolo II: «Come successore di Pietro chiedo che in quest`€™anno di misericordia la Chiesa, forte della santità  che riceve dal suo Signore, si inginocchi davanti a Dio e implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli».
Nella bolla di indizione del 1998 ( Incarnationis mysterium ) lo considerava come uno dei segni che «possono opportunamente servire a vivere con maggiore intensità  la grazia del Giubileo» e ancora prima, nella Tertio millennio adveniente , aveva scritto: «È giusto pertanto che, mentre il secondo Millennio del  cristianesimo volge al termine, la Chiesa si faccia carico con più viva  consapevolezza del peccato dei suoi figli nel ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell`€™arco della storia, essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo, offrendo al mondo anziché la testimonianza di una vita ispirata ai valori della fede, lo spettacolo di modi di pensare e di agire che erano vere forme di antitestimonianza e di scandalo» (33).
Un grande atto di coraggio e di umiltà  che ancora una  volta caratterizza il servizio alla Chiesa di questo successore di Pietro, evidente nell`€™immagine della celebrazione trasmessa dalla televisione in mondovisione con il vecchio Papa inchinato ai piedi del crocefisso. Lo  stesso giorno, un quotidiano inglese sosteneva che il Papa non era più in grado di svolgere adeguatamente il suo ministero. Contraddizioni e  lamentele per peccati «dimenticati» denotano la difficoltà  a comprendere la forza di un gesto che resterà  nella memoria.
Un gesto, quello del chiedere perdono, che non poteva non suscitare perplessità  e anche rifiuto. La portata non era indifferente. Dal punto di vista teologico (la santità  della Chiesa) e dal punto di visto storico (come poter giudicare con la mentalità  di oggi, fatti ed eventi del passato che muovevano da contesti culturali e da logiche diverse). Un documento (  Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato  ), citato dal Papa stesso nella sua omelia, serve a far chiarezza su questi aspetti che       approfondiscono delle oggettive questioni.
Per quanto importante e  utile, ci sembra, tuttavia, che il documento resti solo sulla soglia del gesto che il Papa ha voluto compiere, più forte e pregnante di tutte le legittime motivazioni nel pensare la storicità  della Chiesa. Una storia certamente intrisa di contraddizioni: la Chiesa nel suo mistero si fonda sulla santità  di Gesù Cristo che incarnandosi ha accettato la fatica e l`€™incoerenza dell`€™uomo (scegliendosi nella sua vita terrena dei discepoli «esemplari» in questo). Già  i Padri della Chiesa utilizzavano l`€™immagine della casta meretrix (casta peccatrice) per definire quest`€™ambivalenza, superata solo dalla presenza costante del Signore che l`€™accompagna e la purifica.
Il documento conciliare Lumen gentium  afferma che «la Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento» (16). Proprio nel mese in cui       festeggiamo la Pasqua, come non ricordare le parole di Gesù rivolte a Pietro, prima della Passione: «Simone, Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc22,31-32).
Il cardinale Martini, commentando il significato dell`€™evento vissuto, ha detto che «il coraggio con cui il Papa ci invita a volgerci al passato deve diventare stile di evangelica franchezza nel valutare il nostro presente»; non solo per il presente, crediamo, ma anche oltre la soglia del Duemila come modo della comunità  cristiana di essere memoria e  compassione nella storia dell`€™uomo.
     

  Luciano Bertazzo

 


   
   

   

    «La considerazione delle circostanze  attenuanti non esonera la Chiesa dal dovere di rammaricarsi profondamente  per le debolezze di tanti suoi figli, che ne hanno deturpato il volto».       (TMA, 35) I     CINQUE MAI PIà™      

1.   Mai più contraddizioni alla carità  nel servizio della verità .
2. Mai più gesti contro la comunione della       chiesa.
3.   Mai più offese verso qualsiasi popolo.
4.   Mai più ricorsi alla logica della  violenza.
5.   Mai più discriminazioni, esclusioni, oppressioni, disprezzo dei poveri e degli ultimi.      

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017