La fecondità del perdono

I terroristi gli avevano ucciso il fratello Vittorio, ma lui ha reagito da credente attestando quanto sia feconda la parola di misericordia. Molti terroristi devono a lui, strumento della grazia, la conversione.
05 Novembre 1997 | di

Sono tre i Bachelet che ho conosciuto: il più importante è Vittorio, il più vicino a me per età  e per tutto è Giovanni, ma il più caro è Adolfo, il padre Adolfo che ci ha lasciati alla fine del 1995.

Vittorio è il 'martire della giustizia' a cui tanto dobbiamo come italiani e come cristiani.

Giovanni è il figlio che alla messa di commiato per il padre, ucciso dalle Brigate Rosse, il 14 febbraio del 1980 pronunciò quell'invocazione di perdono sugli uccisori, durante la preghiera dei fedeli, che basterebbe da sola a giustificare la riforma liturgica che ha dato la parola ai laici.

Ma il più caro al mio cuore è il padre Adolfo, gesuita, che ho conosciuto e frequentato solo nell'ultimo anno della sua lunga vita e che mi è apparso come un cristiano creativo, giovane, stupendamente nuovo nel taglio così tradizionale della sua spiritualità !

Ero andato da lui - nella residenza di via degli Astalli, vicino alla chiesa Del Gesù, a Roma - per farmi raccontare la 'conversazione' che aveva condotto con tanti ex terroristi, circa duecento, per oltre un decennio, accompagnandone alcuni fino alla conversione e facendosi tramite di gesti di riconciliazione e di perdono con le famiglie delle vittime.

Mi venne incontro appoggiandosi al carrello con ruote che l'aiutava a stare in piedi. Si informò dei miei figli, uno per uno, e sentendo che erano cinque mi disse esultante, mostrandomi una foto: 'Ecco i quattro figli di Giovanni!'. E aveva il tono di un nonno che ti presenta i nipoti.

Chiedendogli io dove trovasse la forza per essere tanto sereno nella malattia e nella vecchiaia, mi confidò questa 'regola di pensiero nelle cose di Dio: la sua provvidenza ci guida a un disegno inaspettato, per vie incomprensibili, ma che hanno sempre uno sbocco migliore di quello che noi potremmo immaginare o desiderare'. Una 'regola di pensiero nelle cose di Dio': parlava così il padre Adolfo, come un gesuita del secolo scorso, ma con il cuore di un profeta del secolo venturo!

E credo che nessun altro cristiano incontrato in vita mi sia stato altrettanto maestro. Generalmente l'età  impoverisce lo slancio e accresce il pessimismo, anche nei cristiani; in lui invece aveva accresciuto l'ottimismo. 'Come mai?', gli chiedevo; e così mi rispondeva: 'Perché sono andato scoprendo, lungo gli anni, la gran quantità  di bene che esiste in questo mondo'.

E pensare che gli era stato ucciso il fratello, quel grande fratello, dai terroristi! Ma egli aveva subito reagito da credente a quella sfida: la preghiera di perdono di Giovanni era stato lui a ispirarla. E ne era seguita una storia che è davvero un miracolo: una storia che attesta quanto possa essere feconda una parola di misericordia.

Tre anni dopo quella messa per Vittorio, il padre Adolfo riceve una lettera firmata da diciotto terroristi carcerati: 'Sappiamo che esiste la possibilità  di invitarla qui nel nostro carcere. Di tutto cuore, desideriamo che lei venga e vogliamo ascoltare le sue parole. Ricordiamo bene le parole di suo nipote, durante il funerale del padre. Oggi quelle parole tornano a noi e ci riportano là , a quella cerimonia, dove la vita ha trionfato sulla morte e dove noi siamo stati davvero sconfitti, nel modo più fermo e irrevocabile'. Padre Adolfo va in quel carcere eppoi in altri e in altri ancora, da Aosta a Cagliari. Molti gli affidano lettere in cui chiedono perdono ai familiari degli uccisi. Fa da intermediario e assiste a degli incontri, in carcere e fuori.

In un libro dedicato a queste storie, racconta di ex terroristi che 'sono andati, appena è stato loro possibile, a deporre dei fiori sulla tomba della vittima'. E riferisce il caso di 'un gambizzato che ha portato fiori sulla tomba del suo feritore, il quale nel frattempo era restato ucciso in uno scontro a fuoco con le forze dell'ordine'.

In questi gesti di riconciliazione il padre Bachelet vedeva un segno dei tempi messianici, cioè degli ultimi tempi, preannunciati da Isaia (11,1-7), quando descrive il lupo che dimora insieme all'agnello: 'Questi tempi messianici sono giù presenti e io li ho vissuti'.

È bello che sia esistito il padre Bachelet: che questo messaggio di fiducia nella forza del bene, nell'attualità  del Vangelo, nella fecondità  di un gesto d'amore, sia venuto da un uomo pacato, mite, prudente nei modi, controllato e antico nel linguaggio, senza nessuna esaltazione per questa o quell'idea sociale!

È bello, è un aiuto a credere, che questo messaggio di speranza ci sia venuto da un uomo che scommetteva solo su Cristo! Lo sentiva vicino, sentiva che arrivava la sua ora ed era felice per questo. Proprio come si racconta dei santi antichi.

'Oramai - aveva scritto nell'ultimo suo libro - il mio atteggiamento dev'essere quello di chi sta dietro la porta con l'orecchio teso, pronto a percepire subito la voce di colui che vuol bussare, per aprirgli subito, anzi spalancare la porta per farlo entrare!'. Così ha parlato Adolfo Bachelet. Così ha parlato, con linguaggio antico, un santo di oggi.

   
   
'Tornate a essere uomini!'      

I l gesuita Adolfo Bachelet, romano, morto a 83 anni nel dicembre del 1995, è noto per l'azione di recupero dei terroristi pentiti e per il modo evangelico con cui ha vissuto la sua operosa vecchiaia, fino alla stagione della malattia, quando diceva di sentire la felicità  'a portata di mano', essendo giunto così vicino 'all'altra vita'. I 'cammini di conversione' di tanti terroristi, di cui è stato discreto accompagnatore, li ha raccontati nel volume Tornate a essere uomini! (Rusconi, 1989). La sua felice vecchiaia l'ha narrata nel libretto Essere certi del bene. Le ragioni vissute di un ottimista (Città  Nuova, 1994). Importanza di queste confidenze per iscritto: se il padre Adolfo non avesse scritto, lo conoscerebbero solo i parenti e i confratelli e noi ignoreremmo la sua bellissima avventura di cristiano che si diceva felice di vivere e di morire da battezzato.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017