LA FORZA DEL PERDONO

01 Febbraio 1997 | di

Accettare le differenze, superare la logica della guerra, favorire i rapporti umani: sono questi gli atteggiamenti da adottare per divenire autentici ambasciatori di pace.

L'attore italiano Vittorio Gassman, in un articolo apparso recentemente sul quotidiano cattolico 'Avvenire' ha confessato: 'Ho una fede barcollante, tentennante, non istituzionale. Ma anche dalle istituzioni possono arrivare delle sorprese'. Come Giovanni Paolo II, un papa che 'mi è diventato simpatico vedendolo invecchiare: mi stupiscono la forza, la dignità  e il coraggio con cui affronta le sue fatiche'.

Credo che molti sottoscriverebbero quanto ha testimoniato Gassman, dopo gli accorati interventi che Giovanni Paolo II ha rivolto, in questi mesi, ai cristiani e a ogni credente; ai politici, ai responsabili degli organismi internazionali e a ogni uomo di buona volontà . La sua voce si è alzata, forte e profetica, contro lo scandalo dell'inerzia dei potenti e degli organismi internazionali, di fronte ai gravi problemi che lacerano la pace e la giustizia in tante parti del mondo.

A Balachod, durante il suo ultimo viaggio pastorale nelle Filippine, Giovanni Paolo II aveva promesso: 'La chiesa non esiterà  a farsi carico della causa del povero e a diventare la voce di coloro che non sono ascoltati'. Da allora, il pontefice ha ripetuto questo appello più volte, senza darsi pace di fronte all'indifferenza della comunità  internazionale e di quanti preferiscono barricarsi dietro ai loro interessi. A nome della chiesa, chiamata a essere fermento evangelico per la salvezza di 'ogni uomo e di tutto l'uomo' (Populorum Progressio,14), egli ha voluto farsi voce di chi non ha voce: 'Purtroppo, mentre la comunità  internazionale riflette sui problemi dell'umanità , affrontandoli con tempi spesso assai lunghi, in tante parti del mondo uomini, donne e bambini soffrono indicibilmente - ha sottolineato il papa nell'incontro natalizio con i cardinali e con i membri della curia romana - . Ogni giorno assistiamo allo spettacolo agghiacciante di persone e popoli ridotti allo stremo per situazioni di povertà  che stridono con il consumismo dei paesi benestanti'.

Nel suo intervento, il Papa ha manifestato una vigile e premurosa attenzione ai molti problemi dell'umanità . 'È necessario e urgente che gli stati si impegnino a perseguire politiche economiche e alimentari fondate non solo sul profitto, ma anche sulla condivisione solidale'. E, pur ricordando i positivi risultati raggiunti nella soluzione dei problemi della Bosnia-Erzegovina, ha sottolineato come permangano nel mondo conflitti etnici e nazionalistici.

Come poter raggiungere allora la pace? Giovanni Paolo II risponde a questo interrogativo nel suo messaggio per la 'Giornata mondiale della pace', invitandoci ad intraprendere un vero pellegrinaggio sui sentieri del perdono. Nessun processo di pace potrà  infatti essere avviato, se non matura nel cuore degli uomini un atteggiamento di perdono e di riconciliazione. 'Le difficoltà  sono a volte assai grandi: l'appartenenza etnica, la lingua, la cultura, la fede religiosa costituiscono spesso altrettanti ostacoli'. Non si tratta di dimenticare quanto è avvenuto, ma di rileggerlo con sentimenti nuovi, imparando proprio dalle esperienze sofferte che 'solo l'amore costruisce, mentre l'odio produce devastazione e rovina'. La riconciliazione e la pace sono frutto del perdono. Ciò avviene nella vita del singolo così come nei rapporti tra i popoli, ponendo, come presupposti, la verità  e la giustizia. 'Questa consapevolezza deve spingere i popoli, le nazioni e gli stati a superare decisamente la cultura della guerra. È urgente sviluppare una solida cultura della pace che prevenga e scongiuri lo scatenarsi inarrestabile della violenza armata'.

È un appello che parte dalle attuali emergenze sociali e politiche; da un mondo ferito che anela alla pace per celebrare il giubileo del 2000, come evento di grazia e di riconciliazione.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017