La Pasqua per i cristiani

Con la Pasqua scatta l’ora della gioia. Gesù supera il destino della morte e risorge. La sua storia non si ferma, e veicola fino all’eternità la nostra.
14 Marzo 2012 | di

I cristiani a Pasqua sono contenti. Più contenti del solito. Perché Gesù supera il destino della morte e risorge dicendo: «Grazie a me, risorgerete anche voi!». «Morirete e risorgerete». Quest’ultima condizione è riservata alle persone e solo alla fine dei tempi. I cristiani sanno questo, perché credono al Vangelo di Gesù. Credono alla sua Parola: «Chi crede in me non morirà, ma vivrà in eterno». Che cosa significa? L’apostolo Paolo risponde, scrivendo ai primi cristiani di Corinto: «Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede» (1Cor 15,14). La Pasqua cristiana è il versante che determina la fede cristiana diversa dalle fedi di altre religioni. Non è la stessa cosa dire: «forse» Gesù è risorto dai morti. Per i cristiani Gesù morto e risorto è una certezza. Nessun’altra verità nel cristianesimo è più certa di questa. E senza di questa avremmo verità parziali, o piccole verità. Alcune le potremmo reperire anche in altre religioni o filosofie. Ma «Cristo morto e risorto» qualifica da solo tutto il cristianesimo: l’esistenza della Comunità di Gesù (Chiesa) con tutte le sue forme e manifestazioni.

Nella veglia che precede la Pasqua, sabato notte, nelle chiese risuona un canto in latino, l’Exultet: «Gioisca la santa Chiesa, sia felice l’umanità, ferita dal male, di meritare un così grande Salvatore». Ne è autore il celebre peccatore e santo Agostino d’Ippona (354-430). Se Gesù fosse stato solo un uomo sarebbe morto, ma non risorto. C’è chi dubita ancora oggi, come fece l’apostolo Tommaso: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo» (Gv 20,25). Tommaso chiedeva di constatare la risurrezione di Gesù.
La Pasqua celebrata bene, vissuta come evento storico e di fede, è sempre attuale. Suona come un risveglio d’anime: dalla morte dell’inverno lo Spirito di Dio fa nascere nuove creature, persone nuove, in veglia costante per godere, a tempo opportuno, la Pasqua eterna. Nel Nuovo Testamento si parla della Pasqua eterna, la risurrezione di Cristo, come della sua uscita vittoriosa dal grembo della morte e visibile nella sua gloria. L’arte, nei secoli, ci raffigura Gesù glorioso, in anima e corpo, che, sollevato da terra, sale in alto. Ma, prima, si era lasciato toccare dai discepoli. Aveva mangiato e parlato con loro. Non era un fantasma (Lc 24,37-39). La Pasqua di Risurrezione è il Cristo Risorto da morte, che non è più nel tempo  e nello spazio, ma salito al Cielo, dopo aver liberato dal male eterno tutte le donne e gli uomini di ieri, oggi e domani. Ci porta tutti nell’eternità. Ci fa risorgere, per suo merito, con la sua potenza divina, perché il grembo di Maria, sua madre, non fu fecondato da un uomo, ma dallo Spirito Santo.
 
Dono anche per i non credenti
Tutto questo è una verità di fede, che i cristiani accolgono come dono, mistero, e di cui beneficiano anche i non credenti, senza saperlo (Mt 25,31-45). Gesù Risorto diventa per l’umanità un fatto indiscutibile: o lo si accetta o lo si nega. Ma «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!», afferma Gesù risorto a Tommaso, convinto che i suoi compagni avessero visto un fantasma. Dubbi forti li avevano anche i due discepoli di Gesù che lasciarono Gerusalemme per dirigersi verso Emmaus, loro villaggio di provenienza. Erano tristi e delusi. La visione, che alcune donne della comunità dicevano di aver avuto all’alba di quel giorno di Pasqua, non era sufficiente per far credere che Gesù fosse risorto. Ma quando il Maestro si accompagna a loro come un viandante forestiero, discutendo sui fatti accaduti in quei giorni, allora gli occhi si aprono e allo spezzare il pane lo riconoscono. La tristezza diventa esplosione di gioia. Questa è Pasqua. Infatti, i due fortunati ritornarono nella notte a Gerusalemme e trovarono i loro amici commmossi: «Davvero il Signore è risorto»! «Davvero» significava che Gesù risorto non era uno spettacolo, una finzione o un gioco. Tanto meno un dramma finito con la morte di croce.
Da quella Pasqua, la storia di Gesù non si ferma e veicola fino all’eternità la nostra. Il suo è un sepolcro senza cadavere. Da quella notte di Pasqua cammina sulla strada di ognuno di noi, senza preferenza di persone.
Mi ha colpito in proposito l’articolo Diamoci il tempo di aspettare la nostra anima di Alessandra Graziottin, opinionista de «Il Gazzettino», che afferma: «Aspettare l’anima vuol dire prendersi il tempo di non fuggire, di ascoltarsi e ascoltare, di riflettere, esaminare, ripensare e poi, se convinti, agire». L’anima della Pasqua, la Pasqua stessa, per noi cristiani è Gesù. Non possiamo farne a meno. Se abbiamo avuto l’opportunità di visitare la Terra Santa e di accedere al luogo dove la tradizione indica il sepolcro di Gesù, non è il caso di attendere alcuna anima che vi spieghi dov’è Gesù Risorto. Già lo sapete. Attendiamo piuttosto, con fiducia, che il nostro tempo diventi eternità e allora l’anima, prima di riprendere il proprio corpo per risorgere gloriosamente, sarà baciata dal Risorto che le dirà: «Attendi un poco, ancora un poco e vedrai la luce della mia Pasqua, per sempre. Io e te staremo sempre insieme». E gli angeli canteranno alla nostra entrata nell’eternità. Sono passati duemila anni dalla Pasqua del primo santo del paradiso. Ci consoli, era un ladro, quello che toccava con la sua croce la mano destra di Gesù, forata dai chiodi. Aveva ricevuto la certezza dal sussurro parlato di Gesù: «Oggi con me sarai nel paradiso».
 
Lasciamoci coinvolgere
Ci sono dei periodi stanchi della nostra vita e anche della nostra fede. Sembriamo meno fortunati della natura, che quando periodicamente si sveglia fa cantare il cuore. Non ci accorgiamo nemmeno di chi ci fa il bene. C’è chi non ha mai la sufficienza per accontentarsi o per condividere con chi sta peggio di lui. Abbiamo ricevuto molto e ci comportiamo come se non avessimo ricevuto  nulla. Dimentichiamo il male fatto e non perdoniamo quello ricevuto. Ho descritto qualcosa della stanchezza d’anima, una morte che può essere superata. Gesù, un giorno, visti i discepoli stressati, li invitò a scegliere luoghi e tempi per ricuperare la gioia. È un regalo che possiamo farci solo in certi momenti, ma soprattutto a Pasqua, occasione speciale che ci viene offerta gratuitamente, da parte di un Dio che non ci ha amato per scherzo.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017