La Terra è un dono per l'umanità intera

Miseria e malattie. Ricchezza e sfruttamento. Sono le facce opposte di un mondo che rischia di restare diviso dall'egoismo e dall'indifferenza. Il monito di Papa Benedetto XVI.
15 Dicembre 2006 | di

 «Il nostro è un mondo di tremende privazioni e di disuguaglianze sconvolgenti sia tra le nazioni sia nelle nazioni» che riguardano soprattutto «le opportunità, la partecipazione, la libertà tra gli esseri umani» ha scritto il Premio Nobel Amartya Sen. Ma c’è la speranza che le grandi istituzioni umanitarie, i governi, le élites economico-finanziarie e i gruppi di volontariato possano essere più coinvolti, con prospettive più efficienti, contro la fame e le emergenze che oggi attanagliano il mondo? Credo sia difficile rispondere a questo interrogativo. Il divario tra il mondo del benessere e le condizioni di gravi emergenze in cui vivono tanti popoli, si constata nelle priorità che i governi dei Paesi ricchi si pongono; nelle forti disparità nella distribuzione delle ricchezze; nelle modalità e nei tempi con i quali essi affrontano epidemie come Aids, malaria e tubercolosi che stanno bloccando la vita a milioni di individui soprattutto nell’Africa subsahariana in cui vivono le popolazioni col più basso indice di sviluppo umano.
Il mondo occidentale, che culturalmente dovrebbe essere più aperto ai valori della solidarietà, dimostra la sua incapacità di rispondere alla sfida della fame, al problema «acqua» e alle nuove emergenze che possono trovare positive prospettive solo se si cambiano le attuali politiche economiche e sociali; se ci si impegna a livello planetario per costruire un mondo più giusto, più aperto e solidale, coinvolgendo le istituzioni religiose, civili e il mondo del volontariato. Non possiamo rimanere sconfitti, come umanità, di fronte al frantumarsi degli ideali della solidarietà e all’avanzare di nuovi fronti che ripropongono divisio-ni ideologiche e lotte tra popoli di diversa cultura, razza o religione.
La città di Roma ha recentemente ospitato lo Special Forum Fao. L’obiettivo era, ancora una volta, la lotta alla fame e alle povertà nel mondo, con una svolta politica di caratura internazionale. Obiettivi che rimarranno come dei segni di buona volontà se non muteranno le modalità di distribuzione dei contributi e dei consumi nel mondo motivate da interessi economici. In Africa, per esempio, il fenomeno sempre più esteso della presenza delle multinazionali asiatiche sta «colonizzando» il continente con aiuti, prestiti agevolati, esenzione dai dazi e con la conquista di appalti a danno delle imprese locali. Solo dalla Cina, bisognosa di materie prime come il rame, l’oro e il petrolio, sono già arrivate nel territorio africano 900 compagnie con manodopera specializzata e a bassissimo costo. Una situazione che ha provocato gravi danni alle aziende territoriali e gli appelli di Human Rights Watch (HRW) e di Amnesty International affinché sia data pari importanza sia agli investimenti commerciali che al rispetto dei diritti umani delle popolazioni africane.
Decisamente ci vuole un’altra logica per vincere la sfida della fame e delle emergenze del mondo. Lo ha ribadito Papa Benedetto XVI ricordando l’ultimo rapporto della Fao, che informa come 854 milioni di persone vivano in stato di sottoalimentazione e troppe, specialmente bambini, muoiano di fame. Il pontefice ha rivolto al mondo un forte interrogativo: «Come far fronte a questa situazione che, pur denunciata ripetutamente, non accenna a risolversi anzi, per certi versi si sta aggravando?». Certamente occorre eliminare le cause strutturali legate al sistema di governo dell’economia mondiale, che destina la maggior parte delle risorse del pianeta a una minoranza della popolazione: un’ingiustizia già condannata da Paolo VI e da Giovanni Paolo II. Ma «per incidere su larga scala - ha ammonito Benedetto XVI - è necessario “convertire” il modello di sviluppo globale; lo richiedono ormai non solo lo scandalo della fame, ma anche le emergenze ambientali ed energetiche».

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017