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L'arte immersiva è giovane e fa bene

Una recente indagine curata da Exhibition Hub con Fever, dimostra la predilezione dei giovani per questa nuova forma di fruizione dell'arte e i suoi innumerevoli effetti positivi sul benessere individuale.
| Sabina Fadel Caporedattrice

«Avvicinare e interessare i giovani al mondo della cultura e dell’arte, grazie all’utilizzo della realtà virtuale, creando contenuti alternativi al mondo social con proposte di edutainment. Facilità di condivisione e dialogo, perché l’esperienza vissuta diventa facilmente narrabile e oggetto di discussione e confronto con gli altri. Attivazione multisensoriale, che coinvolge il corpo oltre alla mente, rendendo l’esperienza più integrata e memorabile e generando un ricordo. Maggiore coinvolgimento emotivo, che facilita processi di identificazione e risonanza rendendo lo spettatore protagonista dell’opera che sta osservando. Miglioramento del tono dell’umore, con conseguente riduzione dello stress, grazie al coinvolgimento attentivo e sensoriale che favorisce uno stato di maggiore regolazione emotiva». Sarebbero questi i cinque benefici dell’arte immersiva sul benessere umano e che interesserebbero soprattutto i giovani, secondo alcuni studi portati all’attenzione del grande pubblico da Exhibition hub, realtà leader a livello globale nell’organizzazione di mostre immersive e digitali che hanno superato i 35 milioni di visitatori in tutto il mondo e che ha curato la mostra Monet-The Immersive Experience attualmente in corso allo Spazio Ventura a Milano.

Secondo una ricerca di Fever e della stessa Exhibition Hub (su dati Istat e Annuario statistico italiano 2025), infatti, le mostre immersive sono preferite da GenZ e Millennial (ovvero le persone comprese tra i 18 e i 44 anni) «con picchi di oltre il 35% nel campione tra i 35-44 anni, seguito da circa il 25% (25-34) e dal 10% dei visitatori più giovani under 24». L'arte immersiva sarebbe dunque un modo nuovo per attirare i giovani verso la riscoperta del valore del bello e della cultura, godendo in tal modo di quegli effetti benefici che, se già il visitare una mostra d’arte tradizionale fa sperimentare, influenzando positivamente il sistema immunitario, quello ormonale e quello nervoso, ancora di più si registrano con le mostre immersive, le quali consentono allo spettatore di «entrare» nell’opera d’arte.

«Per noi esseri umani – ribadisce infatti la psicologa e psicoterapeuta Deborah Disparti , fin dagli albori l’arte svolge una funzione psicologica fondamentale: ci offre uno spazio simbolico in cui l’esperienza emotiva può essere contenuta, elaborata, trasformata e anche condivisa. Gli eventi immersivi amplificano questo processo perché coinvolgono maggiormente il corpo su più canali sensoriali, favorendo una presenza più profonda nel “qui e ora” del vissuto. Dal punto di vista psicologico, questo tipo di immersione artistica può facilitare la regolazione di emozioni intense, ridurre la tensione e lo stress e aumentare il senso di connessione profonda con il sé e con l’esperienza vissuta. Inoltre, rendendo il fruitore parte attiva della rappresentazione e non solo osservatore, l’arte immersiva stimola la curiosità, la partecipazione e la risonanza emotiva, elementi centrali per il benessere psichico. In questo senso, rappresenta un canale privilegiato per riavvicinare le persone, soprattutto i più giovani, all’arte e alla cultura, enfatizzandone non solo il valore estetico ma anche il potenziale trasformativo».

Un approccio nuovo al mondo dell’arte, dunque, che, mettendo insieme arte, tecnologia, design e storytelling, trasforma «l’opera in un ambiente, il visitatore in protagonista, la visita in un’esperienza memorabile» come sottolinea Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo. Che aggiunge: «In una società sempre più veloce e iperstimolata, la bellezza resta uno dei più potenti strumenti di equilibrio interiore. La tecnologia, in questo contesto, non è un fine ma un linguaggio. Un mezzo che permette all’arte di dialogare con il presente e di continuare a generare senso, emozione e conoscenza. (…). Una delle trasformazioni culturali più interessanti del nostro tempo».

 

Data di aggiornamento: 12 Febbraio 2026