Le Olimpiadi dello Spirito

«Agli estremi confini della terra», in quella parte del mondo che chiude il cerchio dell'universalità e della completezza della Chiesa, si rinnova la missione dei testimoni di Cristo.
23 Giugno 2008 | di

Sydney
Siamo nella stagione fredda in Australia, in pieno inverno, proprio all’opposto della radiosa estate europea. Ma le Giornate Mondiali della Gioventù infonderanno uno splendore nuovo all’intera nazione australiana, e di riflesso alla Chiesa e al mondo.
Cosa rappresentano veramente queste Giornate per i giovani di tutto il mondo? Di nomi per definirle ne sono stati coniati diversi. Bella quella di «Olimpiadi dello Spirito» cogliendo lo spunto dal fatto che un gruppo di atleti percorreranno la strada tra Melbourne e Sydney portando la fiaccola della pace. In modo più appropriato, forse, potremmo ispirarci al tema delle Giornate: «Ricevete la forza dello Spirito e sarete miei testimoni fino ai confini della terra»: è un messaggio denso e luminoso.
E allora parliamo di queste Giornate come di una nuova Pentecoste. Vi sono almeno tre elementi di chiaro riferimento al radioso inizio della Chiesa. Innanzitutto il fatto dell’assemblea, della riunione di centinaia di migliaia di giovani. Ai primordi della Chiesa (si legge negli Atti degli Apostoli, cap. 2) «gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti nel Cenacolo… Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo e venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano». Receive the Power è il canto ufficiale delle Giornate Mondiali della Gioventù.
Il desiderio di trovarsi insieme si concretizzerà con una visibilità universale, planetaria, durante la santa messa che Papa Benedetto XVI celebrerà a Sydney, e in forma minore anche nelle diocesi di tutta l’Australia.
Leggiamo ancora negli Atti che i discepoli, «ricevuto lo Spirito Santo, cominciarono a parlare in altre lingue, e la folla rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua». Parleranno ognuno la propria lingua anche i giovani della GMG, perché giungeranno da ogni parte dell’Europa e delle Americhe, dell’Africa e dell’Oceania, e moltissimi dalle vicine nazioni cattoliche delle Filippine e di East Timor, ma si capiranno perfettamente in nome di uguali esperienze di fede.
La «chiamata» di padre McKinley
Padre Peter Damien è un giovane sacerdote, parroco di Saint Thomas More, a Melbourne, una parrocchia con molti fedeli italiani. Quando gli abbiamo chiesto cosa rappresentino per lui la GMG, la risposta immediata è stata: «Ecco perché sono sacerdote», indicandoci che la sua vocazione al sacerdozio è in gran parte frutto di un’entusiastica partecipazione alle Giornate del 1991 a Czestokowa, in Polonia. Il giovane Peter Damien, proveniente da una famiglia cattolica irlandese stabilitasi nelle vicinanze di Bendigo, si trovava in Francia, esattamente a Paray-le-Monial presso il Centro di rinnovamento carismatico, conosciuto come «Emmanuel Community». Il desiderio di recarsi in Polonia venne alimentato da altri giovani di varie parti d’Europa. Si aggregò ad essi e formarono gruppi vivaci ed entusiasti. Rimase sorpreso quando l’amico e guida spirituale, padre Dominique Rey (ora vescovo di Frejus – Toulon) gli fece capire che il sacerdozio poteva essere per lui una scelta di vita. Sorpreso, ma disponibile alla chiamata del Signore, e l’incontro di Czestokowa con la figura e l’appello di Giovanni Paolo II, furono determinanti nella sua scelta. Padre Peter Damien si recherà a Sydney quest’anno con un gruppo di giovani parrocchiani. «Vivremo giornate di grandi sorprese», assicura il sacerdote, richiamandosi alla «sorpresa» della sua vocazione e all’azione dello Spirito Santo che infonde «potere» nei credenti.
Padre Damien ha un giovane beato come guida ed esempio: è Piergiorgio Frassati (1901-1925), proclamato Beato da Papa Giovanni Paolo II nel 1990. «L’alpinista tremendo» (come lo definì il Papa), è un esempio di intensa vita cristiana vissuta nell’imitazione di Cristo e nel servizio ai poveri. «Il giorno in cui sono arrivato a St. Thomas More per prendere possesso della mia nuova parrocchia – ci confida il sacerdote – la prima cosa che ho fatto, sceso dall’auto, è stata quella di portare in chiesa il quadro di Piergiorgio Frassati, e sistemarlo accanto all’altare dove rimane esposto tuttora. Era il 4 luglio 2007, giorno dell’anniversario della morte di Piergiorgio (4 luglio 1925). La salma di questo giovane sarà portata a Sydney ed esposta per un mese nella cattedrale».
Altri giovani santi sono stati eletti patroni delle Giornate della Gioventù: san Gabriele dell’Addolorata, santa Gemma Galgani, santa Maria Goretti. Le reliquie di questi santi sono state portate in Australia e messe alla disposizione di varie diocesi, prima di venire anch’esse esposte alla venerazione dei fedeli. San Gabriele era passionista e anche Gemma Galgani era associata alla Congregazione del Passionisti. Sembra dunque che la spiritualità che nasce e s’irradia dalla Croce diventi uno dei grandi richiami dell’incontro di Sydney.
Il logo ufficiale della GMG ha la croce al centro che si innalza vittoriosa su uno sfondo bianco che indica che Gesù è la luce del mondo, le fiamme evocano la discesa dello Spirito Santo nella Pentecoste e i colori rosso, giallo e arancio ricordano l’entroterra del continente australiano.
La Via Crucis di padre Franco
La GMG è diventata, con il passare degli anni, uno dei grandi incontri di catechesi che utilizza tanti mezzi di comunicazione, compresa la rappresentazione teatrale. Venerdì 18 luglio la città di Sydney vedrà e vivrà la rappresentazione della Via Crucis, la cui direzione è stata affidata a padre Franco Cavarra. Questo sacerdote italiano, residente a Melbourne, ha nel sangue il teatro e la liturgia cristiana ha intensi richiami alla rappresentazione scenica. La Via Crucis emerge come uno di essi, ed è suggestivo poterla affrontare e realizzare avendo come sfondo la città modernissima di Sydney, nell’abbraccio della baia più bella del mondo.
Franco Cavarra emigrò in Australia nel 1954 con i genitori originari della Sicilia. Dopo essersi laureato in Storia e Filosofia si orientò verso l’Opera e il Teatro, arrivando, anche grazie a una borsa di studio del governo australiano, all’Opera House di Sydney, nel 1973, come assistente manager. «Nell’Opera, tutte le mie passioni convergono: la musica, il dramma, i colori, le emozioni», afferma con un brivido d’orgoglio. Cavarra è stato direttore artistico dell’Italian Arts Festival e dello Spoleto Melbourne Festival collaborando in modo stretto con il maestro Menotti. Nel 1994 Cavarra decide di entrare in seminario. Da sacerdote, impegnato nella pastorale parrocchiale, non tralascia le occasioni di infondere il suo genio creativo a manifestazioni artistiche e a spettacoli popolari. Sceneggiare la Via Crucis a Sydney è l’impresa più ardua della sua vita. Tutto è pronto per i «quadri viventi» di venerdì 18 luglio. Sono stati scelti anche i personaggi principali come Alfio Stutio nella parte di Gesù, le pie donne, i soldati e altri. Sui gradini della cattedrale di St. Mary, Cristo e i dodici apostoli prenderanno parte all’Ultima Cena; nel Parco Domain si assisterà alla scena del tradimento, e sulla scalinata della Galleria d’Arte a quella della condanna a morte; all’ombra delle grandi vele architettoniche dell’Opera House, Gesù incontrerà Ponzio Pilato, poi sarà incoronato di spine e flagellato lungo il cammino verso Darling Harbour, e al tramonto crocifisso a Barangaroo, per terminare con la veduta del magnifico Sydney Harbour Bridge tutto illuminato.
Il giorno dopo, sabato 19 luglio, il grande pellegrinaggio dei giovani si muoverà nel tardo pomeriggio da Sydney Harbour verso l’ippodromo di Randwich. Qui vi sarà la veglia di preghiera e la notte sotto le stelle. In attesa dell’alba di domenica 20 luglio quando Papa Benedetto XVI celebrerà la santa messa assieme a 2 mila concelebranti di cui 700 tra vescovi e cardinali che giungeranno da tutto il mondo. L’alba fulgida di un nuovo mattino per la Chiesa d’Australia.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017