L’epopea si fa storia

I due volumi - il secondo uscirà nel 2001 - documentano la vita delle nostre associazioni attraverso cronache, interviste e fotografie.
04 Dicembre 2000 | di

Vancouver
Lo storico della comunità  italiana, Raymond Culos, il cui libro Vancouver's Society of Italians tanto interesse ha suscitato e non solo in ambito italocanadese, sta lavorando alla messa a punto del secondo volume, che dovrebbe uscire l'anno prossimo.
L'attesa è grandissima, anche perché più vicina è la storia, più vivo è l'interesse dei suoi protagonisti, molti dei quali tuttora attivi nella comunità . Illustrerà  e documenterà  gli anni che vanno dal 1966 al 2000: dall'unificazione delle prime società  (Figli d'Italia, Veneta, Vancouver Italian-Canadian) alla nascita turbolenta, nel 1977, dell'Italian Folk Society funzionale alla creazione del Centro culturale italiano, nel quale confluiscono oggi una quarantina di associazioni.
Il primo volume, frutto di un'accurata e lunga ricerca in archivi privati e pubblici, contiene cronache, commenti, interviste, documentazione fotografica e bibliografica sull'origine e sulla dinamica delle locali associazioni italiane dall'inizio del secolo al 1966. È la storia dei pionieri e del loro coraggio. Fornisce esempi di fraternità  e solidarietà  in un contesto difficile se non ostile, per nulla paragonabile all'attuale, che è di ammirazione per gli italiani e la loro identità  culturale. Il clima odierno è di aperto riconoscimento per i contributi dati alla crescita della metropoli e della società  multiculturale. Allora, invece, essere italiani nel mondo costava spesso emarginazione, rigetto, umiliazione. Alcuni modificarono i loro cognomi, anglicizzandoli. Erano i tempi in cui le famiglie emigrate erano abbandonate a se stesse: cessava spesso la comunicazione con gli stessi parenti rimasti in Italia e dalla madrepatria non venivano certamente aiuti. Unici punti di aggregazione erano la chiesa e l'associazione. Nella fede e nell'unione stava quindi la forza di vincere la sfida di un mondo ignoto, seppure, a suo modo, accogliente. La nuova casa, agli inizi precaria, sarebbe diventata solida. Sarebbe col tempo diventata la nuova patria.
È interessante a questo proposito riandare ad alcuni particolari della storia personale dell'autore e della sua famiglia. Raymond Culos - Ray per gli amici - è nato a Vancouver nel 1936 da genitori attivamente impegnati nella Sons of Italy Mutual Aid Society, prima associazione italiana di Vancouver (fu fondata nel 1904). Dopo gli studi superiori ha lavorato per 37 anni in posizioni manageriali per i quotidiani Vancouver Sun e Province. È ora in pensione e si dedica alla ricerca storica, favorito in questo da una naturale predisposizione ed anche dal libero accesso alla miniera di informazioni contenuta negli archivi messigli a disposizione dal gruppo editoriale Southern Newspaper e Pacific Press, i suoi ex datori di lavoro. Fattori importanti della sua esperienza sono senza dubbio l'educazione ricevuta, il tirocinio fatto in famiglia, la conoscenza delle vicende comunitarie e l'associazione a due importanti organismi quali il Centro culturale italiano e la Confratellanza italocanadese.
«Ho deciso nel 1992 di documentare la storia sociale della nostra comunità  per parecchie ragioni, la più importante delle quali era il desiderio di comunicare in profondità  con i miei anziani genitori, testimoni oculari degli anni passati», mi confida Ray. «Mio padre Marino e mia madre Phyllis hanno contribuito in modo davvero significativo alla vita dell'originaria comunità  italiana di Vancouver. Papà  entrò nella Figli d'Italia nel 1926 e continuò a servirla come consigliere per molti dei rimanenti 40 anni della società . Per nove anni ne fu anche presidente. Mia madre fu tra le fondatrici, nel 1926, della Lega Femminile Italiana, della quale divenne presidente, incarico che mantenne a lungo. In seguito presiedette anche la Lega affiliata nel 1966 con la Confratellanza Italo-Canadese».
Il primo breve capitolo del volume Vancouver's Society of Italian è intitolato Farewell Marino (Addio Marino), e descrive il generale rispetto manifestato al funerale di Marino Culos, deceduto a 91 anni il 15 settembre 1995. Più di recente, il 6 agosto scorso, se n'è andata anche Phyllis (Felicetta), rimpianta da una folla di parenti, amici ed estimatori. Era nata nell'Illinois nel 1910 e aveva appena quaranta giorni quando fu portata a Vancouver dai genitori, Artemisia e Saverio Minichiello, anch'essi tra i pionieri della prima emigrazione italiana nell'America del nord. Marino aveva sei anni quando con la mamma Fiorina, uno zio e tre fratellini giunse a Vancouver, dove Pietro Culos (il nonno di Ray) li aveva preceduti. Era il 1910 e venivano da San Giovanni di Casarsa, in Friuli. All'inizio del 1900 il clan dei Culos era costituito da cinquanta componenti, troppi per un'abitazione di soli due piani. Il «patriarca» della numerosa famiglia aveva chiesto ad alcuni dei figli di lasciare la casa natale... non è la prima volta che in emigrazione sentiamo raccontare storie simili. Oggi i discendenti vanno alla ricerca delle origini, vogliono conoscere le ragioni di fondo della diaspora che ha allontanato tanta gente laboriosa e onesta, senza prospettive di sopravvivenza se non di affermazione nella propria terra. Pur essendo cittadini leali di altre patrie, hanno dentro di sé una sorta di curiosità  e di affetto per i luoghi da cui sono partiti i loro antenati. Vogliono vedere e sapere. Ray Culos appartiene fondamentalmente a questa specie, anche se il suo itinerario, e soprattutto il suo impegno, sono del tutto eccezionali.
«Nonostante sia stato arruolato nella sezione giovanile della Figli d'Italia, quando avevo nove anni, non ho scoperto il mio amore per il retaggio italiano fintantoché non ho visitato l'Italia, nel 1976», mi dice. «Essere in Italia, incontrare i parenti, è stata per me un'esperienza di assoluto risveglio. Ha profondamente influenzato me stesso e le mie prospettive. Anche Judy, mia moglie, ne è stata positivamente impressionata: una felice coincidenza». Anche per questa ragione il nostro autore si è messo al lavoro: per non lasciar perdere nulla della storia passata, per documentare «la magnifica era dei pionieri italiani di Vancouver». L'ha fatto con amore e riverenza filiale uniti a rigore scientifico. La giudice Dolores Holmes, figlia del famoso Angelo Branca (*), fondatore nel 1966 della Confratellanza Italo-Canadese, nella sua prefazione al primo volume dell''opera ha scritto che la ricerca di Culos costituisce un'impellente storia sociale, essendo il primo esauriente libro di questo genere: un osservatorio privilegiato dall'interno di un'essenziale e interessante componente della tradizione culturale di Vancouver. «Il libro preserva per la posterità  i nomi dei molti individui che hanno lottato per conquistare l'accettazione della loro unica eredità  culturale da parte della grande comunità  canadese. Non è giusto che siano ricordati? Dopotutto - afferma Ray - sono stati loro a pavimentare la strada per le successive generazioni di italocanadesi che possono oggi godere, in partnership quali cittadini, una delle più invidiate società  del mondo!»
(*) cfr. Branca, principe del foro, Messaggero di sant'Antonio, marzo 1998


   
   
Finamore ha consegnato a C ulos una targa di benemerenza della Italian Cultural Centre Society      

A Raymond Culos, autore di  Vancouver's Society of Italians           , è andata, quest'anno, una targa d'onore della Italian Cultural Centre Society, consegnatagli dal presidente Joe Finamore, «in appreciation and recognition for the unique contribution as an historian to the preservation of the history of our community» («quale segno di apprezzamento e riconoscimento del contributo unico dato come storico alla salvaguardia della storia della nostra comunità Â» nda         ). Ciò è avvenuto il 15 settembre scorso durante le celebrazioni del 23° anniversario del Centro, alla presenza del console 'generale d'Italia Rodolfo Buonavita, dei rappresentanti dei governi cittadino, provinciale e federale, oltre che di molti ospiti e di numerosissimi volontari operanti nelle oltre quaranta associazioni italiane locali.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017