Lettere al direttore

03 Novembre 2001 | di

È possibile sognare un mondo migliore?

«Ho letto il suo ultimo editoriale e non posso più stare in silenzio. Voglio dire davvero che cosa penso... Tra parentesi: non sono tanto praticante della parrocchia e della "domenica". Credo però fermamente in Cristo, nella Madonna e nel nostro magnifico Papa. Voglio partire dalle sue ultime parole: "Niente sarà  più come prima `€“ si diceva `€“ ma non potrebbe essere migliore di prima?".

«Sicuramente sarà  migliore di prima, ma il problema è che lo sarà  tra tanti e tanti anni. Quando io, che ne ho quasi ventisei, ne avrò quaranta o cinquanta di anni! E i miei figli? Io voglio e spero con tutto il cuore che non vedano l`€™orrore che c`€™è e ci sarà . Perché io la gente che muore di fame l`€™ho vista davvero! Rita Levi Montalcini, disse, qualche giorno fa: "Il problema viene da dentro di noi, ed è lì che va curato".

«Tutti noi dobbiamo curarci. Non è la guerra che deve fare paura. È il nostro cuore che deve farci paura. Sono le nostre anime (di tutte le religioni) che sono addormentate, come indifferenti. E per di più impaurite e quindi, si allentano e si dividono rifiutando il nostro stesso destino.

«Siamo veramente tutti uguali? No. Siamo tutti fratelli, questo sì. Lo si deve dire e predicare! Tutti contro la guerra, sì; tutti però anche per la giustizia.

«Ieri ho seguito il Maurizio Costanzo Show. Don Bruno, di cui non ricordo il cognome, ha detto una cosa che mi è rimasta impressa: "Se la mafia avesse fatto saltare in aria le Twin Towers di New York si sarebbe, legittimamente, bombardato la Sicilia?". E come lui dico: perché non si bloccano i giri del narcotraffico, del riciclaggio del denaro sporco e della droga? Veramente, però!

«Credo sia veramente l`€™unico sistema per non scatenare una catastrofe ancora maggiore di questa attuale. I fanatici dell`€™Islam, per fortuna li conosco ancora poco. Però ho vissuto per nove difficili mesi in Tunisia. Ero un`€™animatrice e guida turistica, prima di essere impiegata in un negozio di abbigliamento. Già  allora però sentivo gli occhi di quella gente su di me. Quando un uomo islamico, fondamentalista o no, ti guarda, ti senti un niente. Ti fa sentire come una fetta di pane pronta per essere mangiata. Ed è una brutta sensazione. Il loro credo non è libero. Ecco perché è così diverso e distante secoli da noi. Eppure loro sono miei fratelli. E con tale rispetto li considero. Noi del resto abbiamo approfittato troppo della libertà  e dell`€™amore immenso di nostro Signore: opprimendo popoli e rendendoli schiavi dei nostri consumi. Oggi la parola giusta secondo me è: perdono = amore. Forse impossibile da chiedere a Bush o a Bin Laden...».

Valeria - Ancona

Ci pare di cogliere nella sua ansia, nella sua preoccupazione non disperata, l`€™ansia di tanti giovani, affranti per ciò che sta succedendo, ma anche pronti a scommettere su un futuro migliore. Che non sembra dietro l`€™angolo, perché quello che la scellerata insipienza del terrorismo islamico ha messo in moto non è una bazzecola che possa essere risolta sola con una gragnola di bombe. Lo stesso presidente Bush continua a ripetere che sarà  una faccenda lunga, anche perché quando la soluzioni dei pasticci viene affidata (anche legittimamente) alle armi, non si sa mai dove si va a parare e se di fatto la soluzione perseguita venga davvero raggiunta. In questo frangente, poi, le parole «perdono e amore» da lei evocate, sembrano talmente estranee alla logica dei fatti da parere parolacce impronunziabili, soluzioni improponibili.

Nel frattempo siamo chiamati tutti a ripensare tante cose del nostro sviluppo, del nostro benessere raggiunto spesso a scapito di altri popoli, lasciati a marcire nella loro miseria senza speranza. L`€™ingiustizia `€“ perché se c`€™è gente che nuota nell`€™abbondanza e altri che muoiono di fame di palese ingiustizia si tratta `€“ porta inevitabilmente prima o poi alla sollevazione degli oppressi.

Non vogliamo entrare nel merito di tante questioni sollevate, che richiederebbero assai più spazio di quello a disposizione. Diciamo solo che ha ragione quando dice che non siamo tutti uguali, nel senso che, ad esempio, tra noi e i musulmani ci sono diversità  di cultura, di tradizioni eccetera. Ma questo non deve impedirci di considerarli fratelli, di convivere e dialogare con loro nel rispetto delle rispettive identità . Non senza realismo; perché dialogare non vuol dire chiudere gli occhi su ciò che non va, ma anche non fare di ogni erba un fascio, non gettando, ad esempio, sulle spalle di un povero, che cerca da noi scampo a un avvenire senza speranza, tutte le malefatte di Bin Laden e soci nel terrorismo. Che Dio, al quale si richiamano (indebitamente a quanto pare) faccia loro vedere l`€™enormità  di ciò che stanno compiendo e apra il nostro cuore alla giustizia.

Ma davvero i figli sono «dono di Dio»?

«Ho letto oggi l`€™ultimo fascicolo del suo periodico e sono rimasta molto perplessa per la lettera della signora Stella di Sassari, "disperata" perché non potrà  avere figli, essendo suo marito affetto da sterilità . Non so se la signora abbia tentato di farlo curare o se i responsi della scienza hanno definitivamente chiarito l`€™impossibilità  di un superamento. Né io scrivo per dare consigli in materia. Ciò che vorrei sottolineare, che alla base della disperazione, al punto di essere indotta a pensare che Dio non la ama, c`€™è sicuramente un grave errore "culturale" (indipendentemente dalla scolarizzazione) di cui potrebbe essere responsabile l`€™educazione religiosa di base: perché si va dicendo che i figli sono "dono di Dio"? E come mai nessuno dei professionisti consultati ha fatto capire che i discorsi sui doni di Dio sono molto esposti a interpretazioni di livello molto infantile: se mi vuoi bene mi regali ciò che io desidero, altrimenti non è vero che mi vuoi bene? E perché anche nell`€™ambito religioso si coltivano orientamenti miracolistici che mantengono in queste convinzioni egocentriche, lontane da ogni riflessione più realistica e più "religiosa", fondata su una fede più intelligentemente professata?

Uscire dagli infantilismi, accettare la vita nella sua complessità  e capire che "avere dagli altri solo ciò che si desidera" non è assolutamente un segno di essere amati. Dio ci ama al di sopra e al di fuori di questi nostri piccoli limiti egocentrici. Alle donne occorre aprire altre prospettive, come "persone" più che come soltanto mamme! Questa signora ha bisogno di una rieducazione di fondo: può darsi che viva in un limitato ambiente, in cui la donna è vista solo come futura madre e non le si insegna che essere donna permette di sperimentare forme di amore di largo respiro. Occorre cambiare la cultura di base e il clero può fare molto in questo campo, "evangelizzando" le culture di base, svincolandole da tradizioni inferiorizzanti. Il problema della eventuale adozione, che lei suggerisce, non si risolve se non ha alla radice questa trasformazione del concetto di amore e di dono, altrimenti la cosiddetta "fede" di questa signora è esposta a tutte le delusioni e si trasformerà  in una patologia depressiva».

Anna - Como

Pensiamo che queste sue riflessioni possano senz`€™altro giovare. E non solo alla signora cui sono rivolte. Uscire dall`€™infantilismo, accettare la vita nella sua complessità , acquisire una fede adulta che ci liberi da un rapporto quasi «commerciale» con Dio... Devono essere obiettivi di una corretta educazione, ma anche punto di arrivo di un cammino faticoso e mai perfettamente compiuto. Ci si pone in cammino diretti da quelle parti, ma poi c`€™è chi ci arriva e chi no.

I motivi di tale incompiutezza sono molteplici, vanno dalla nostra pigrizia spirituale a una educazione non ben incentrata, passando per tutte le difficoltà  e gli eventi meno lieti che nel lacerarci il cuore ci spingono a «votarci a qualsiasi santo» nella speranza di uscirne il meno malconci possibile. Le ragioni del cuore a volte hanno il sopravvento su quelle dell`€™intelligenza.

Dire che i figli sono «dono di Dio» può creare qualche equivoco. Uno può essere indotto a pensare che se a lui quel dono non viene fatto, chissà  che cosa s`€™è dietro. Tuttavia un dono lo sono, come dono è tutto quello che Dio ci dà : come la vita, la fede, la grazia, l`€™amore, lo splendido sole che accompagna una giornata di primavera o la nebbia e il maltempo che rendono uggioso il tempo invernale. Tutto è dono, da prendere e vivere con serenità .

Un`€™altra risposta a Stella di Sassari

«Ho letto la Lettera del mese di Stella di Sassari pubblicata sul numero di ottobre del "Messaggero".

«Ho provato le stesse sensazioni di dolore e di speranza, mi sono posta le stesse domande quando nel 1987 all`€™età  di 19 anni ho subito un intervento alle ovaie e il mio ginecologo mi ha comunicato che non avrei mai potuto avere figli. Abbiamo passato, io e l`€™allora mio fidanzato, oggi mio marito, dei momenti molto difficili che hanno però rafforzato il notro rapporto e gettato delle basi solide per affrontare un matrimonio.

«Non abbiamo mai considerato la mia sterilità  come un castigo di Dio e dopo cinque anni di matrimonio abbiamo capito che eravamo pronti ad accogliere nella nostra casa un bambino attraverso l`€™adozione. Sì, è vero, come dice Stella, che l`€™adozione richiede tante cose e può presentare dei problemi, ma le assicuro che non sono cose insormontabili e che i problemi non sono più grandi di quelli che si possono avere con dei figli naturali.

«Oggi la nostra vita è rallegrata da una bellissima bambina di 6 anni che è con noi da quando aveva 10 mesi e anch`€™io posso ringraziare Dio per la gran gioia di essere mamma e le garantisco, cara Stella, che non mi sento una mamma di secondo grado!».

Gabriella - Vicenza

Certo, anche noi siamo americani

«Quale lettore della rivista mi spiace non condividere interamente il contenuto dello scritto di Valerio Ochetto sul presidente Usa, definito "cow-boy che rinfodera la pistola". L`€™autore e il direttore sanno che Bush non è un cow-boy, ma il presidente di una grande nazione, dove vigono libertà , rispetto dei diritti civili, elevate occasioni sociali ed economiche di vita; sanno che gli Usa, con gravi sacrifici, anche umani, hanno contribuito alla liberazione dell`€™Europa dal nazismo, prima, e poi dal comunismo...

«Mi ha sorpreso leggere nella rivista, che si ispira a sant`€™Antonio, espressioni e giudizi che non possono essere condivisi e affrontati da chi è amante della libertà  e della democrazia. L`€™antiamericanismo non può essere della rivista ed è bene che venga lasciato ai fautori di certa ideologia e della violenza, che certamente hanno armato la mano dei terroristi, che, dichiarando guerra all`€™America, hanno suscitato in tutto il mondo civile reazione, sdegno, sgomento e paura... Per tutte queste ragioni oggi ci sentiamo tutti americani: l`€™attacco terrorista non è stato pensato solo contro gli Usa, ma contro i popoli amanti della libertà , coscienza civile di tutti noi. La rivista si sente anch`€™essa "americana"?».

A. L. - Milano

Premettiamo una considerazione di carattere tecnico che forse chiarirà  tutto: il numero di settembre, nel quale compare l`€™articolo «non condiviso», è stato chiuso alla fine di luglio (in agosto si chiude «per ferie»). In quel momento i giudizi dei commentatori internazionali su Bush, eletto alla massima carica degli Usa nel modo rocambolesco che sappiamo, erano più o meno quelli espressi da Ochetto (cow-boy e pistole a parte). Certe sue scelte non avevano trovato eccessivi consensi. Poi c`€™è stato l`€™11 settembre, l`€™attacco alle Torri Gemelle e quel che ne è seguito. E tutto è cambiato. Anche Bush, che ha messo in mostra doti insospettate.

Ci consenta però un`€™altra timida osservazione: avanzare qualche critica a un americano, sia pure di tale rango, non vuol dire disconoscere tutto quello che il popolo americano ha fatto per noi, i valori di democrazia e di libertà  che alimentano da sempre quel grande Paese. Non vuol dire, insomma, essere antiamericani. Pensi, allora, a quello che hanno detto, scritto e fatto gli americani stessi (quelli della fazione avversa, almeno) nei confronti del loro precedente presidente, Bill Clinton. Hanno tentato persino di farlo fuori, politicamente...

Dati i tempi, amaramente globalizzati, è nell`€™interesse di tutti che Bush sia un buon presidente. Ma siamo certi che a lui stesso (uomo senz`€™altro intelligente) un eccessivo e acritico «americanismo» dia fastidio. Il bello della democrazia è anche di poter criticare, non essere d`€™accordo senza subire per questo vessazioni. Solo in regimi non democratici la critica è vietata.

Scuola: attenti alla prossima riforma

«Dopo le promesse di bocciatura della riforma dei cicli fatte in campagna elettorale, rimango perplesso nell`€™imparare che alla Commissione Cultura della Camera il ministro Moratti ha indicato come presidente del gruppo che si occuperà  di riforma scolastica, in vista degli Stati generali dell`€™Istruzione il professor Giuseppe Bertagna già  membro della maxi commissione Berlinguer. La presenza di questi personaggi, noti per aver più che flirtato il centro-sinistra nella demolizione della scuola italiana e nell`€™elaborazione della riforma dei cicli, avrà  di certo sorpreso chi, come me, dal nuovo esecutivo si attendeva una decisa sterzata nella politica scolastica.

«Il maggior pericolo che si corre è che la riforma dei cicli non venga bloccata come si è fatto credere agli elettori, ma venga semplicemente modificata, rimandata di qualche mese o di uno o due anni, ma che poi risalti fuori più gagliarda che mai, magari con un altro nome, ma con la sostanza della precedente riforma berlingueriana... A mio parere ciò che si deve assolutamente evitare e ciò che la riforma dei cicli avrebbe inevitabilmente portato è di buttare a mare tutta l`€™edilizia scolastica esistente per adeguarsi alla nuova riforma. Infatti, in tutta Italia ci si stava già  allegramente preparando alla costruzione di migliaia di poli scolastici megagalattici, di migliaia di costosissime cittadelle scolastiche con enorme dispendio di risorse per la gioia sfrenata degli enti appaltatori e per il dolore dei martoriati contribuenti».

Sergio Gazzotti - Modena

Per carità , ognuno la pensa come vuole: ma ridurre la riforma scolastica a una semplice questione di edilizia ci sembra alquanto limitante. Chiaro che non bisogna sperperare pubblico denaro, ma la riforma dei cicli riguardava ben altro e di ben altro ci si deve preoccupare, e cioè dell`€™istruzione e dell`€™educazione dei nostri figli. Questo deve fare la scuola. Se poi il ministro Moratti e il governo Berlusconi confermano esperti che avevano preparato la riforma per ora bloccata per farla poi passare solo «riveduta e corretta» che male c`€™è? Vuol dire che hanno trovato nella riforma qualcosa di buono, di valido in merito all`€™educazione dei ragazzi.

Tutte le volte che il Santo mi è stato vicino

«à‰ stato con gioia e commozione che ho ricevuto la vostra lettera, in risposta al messaggio lasciato in basilica nella visita che ho fatto al Santo per mettermi sotto la sua protezione, prima di subire un doppio delicatissimo e difficile intervento chirurgico. Ora mi sento in dovere di testimoniare a voi tutti, come con la protezione del Santo e la presenza dello Spirito Santo, da me invocato, perché guidasse la mano di chirurghi, tutto si sia risolto bene e, guarita, sia tornata felice alla mia famiglia.

«Altre due volte il Santo mi ha aiutata in modo miracoloso. La prima nel 1961. Dovevo partorire e si sono presentate delle difficoltà , allora ho detto a mia madre, devotissima del Santo, di andare ad accendere una candela all`€™altare di Sant`€™Antonio. Il bambino è nato bello e sano, ma il ginecologo mi ha detto che era vivo per miracolo, perché non solo aveva il cordone ombelicale intorno al collo, ma era anche annodato con un nodo vero (cosa rarissima e pericolosa).

«La seconda volta è stato nel 1994. La moglie di mio figlio doveva partorire, ricoverata in ospedale: anche per lei si è presentata la necessità  di un cesareo, ma il tempo passava senza che nessuno intervenisse, pare che in quelle ore non ci fosse un medico capace di operare, così sia la mamma che la bimba erano in pericolo di vita... Finalmente abbiamo trovato telefonicamente il ginecologo, che era in ferie, il quale si è precipitato, ha fatto il cesareo e tutto si è risolto bene. Ed anche questa volta ho potuto constatare che il Santo è sempre presente nella mia vita.

«Nella mia famiglia il "Messaggero" arriva dal lontano 1920 circa, perché la mamma devotissima al Santo, era abbonata, poi da tantissimi anni arriva a me. Appena possibile tornerò in basilica a ringraziare personalmente il Santo».

Itala Pinelli - Roncade (Tv)

Registriamo anche noi con gioia il suo racconto. Che il Santo ci protegga e ci dia la forza di affrontare con coraggio e fede anche le cose che non vanno così bene.

Povertà : ricchi solo di Dio

di Claudio Mina

«Ho vissuto la mia giovinezza nella povertà , perché per potermi mantenere agli studi universitari dovevo contemporaneamente svolgere un lavoro manuale. Era una condizione dura, ma la offrivo a Dio e ciò mi aiutava spiritualmente. Adesso laureato e sistemato economicamente, potrei appagare molti desideri; ma l`€™idea della povertà  e della rinuncia tanto sottolineate dal Vangelo mi creano diversi interrogativi».

Aldo

Il godimento dei beni terreni non è certo contrario alla povertà  cristiana. «Dio `€“ è stato scritto `€“ non ha dato alle cose la bellezza che allieta, la dolcezza del suono, il buon gusto e perfino il piacere, per poterle poi vietare». E d`€™altra parte se guardiamo al primitivo disegno di Dio sull`€™uomo, così come ce lo mostra la Bibbia, leggiamo che Adamo ed Eva erano stati posti in un «giardino di delizie» e la volontà  divina su di loro era una vocazione di felicità , vissuta nella gioia di una affettuosa compagnia di Dio. Dunque non è certo nella rinuncia a una vita completa e soddisfacente che consiste quella «povertà  di spirito» che il Vangelo ci chiede.

Tale povertà  va cercata in un`€™altra direzione, quella indicata da Gesù: «Cercate in primo luogo il regno di Dio e la sua giustizia e il resto vi sarà  dato in sovrappiù». Per prima cosa dobbiamo quindi cercare di divenire sempre più «ricchi di Dio», mantenendo con lui un rapporto con la gioia di chi trova «la perla preziosa» e un «tesoro nascosto».

La vita terrena, infatti, non è fine a se stessa, ma ci è data per unirci a Dio, ricevendo dallo Spirito la sua stessa vita, in modo da poter convivere con Lui nella gioia sconfinata dell`€™eternità ; e parimenti ci è data per crescere nell`€™amore verso i nostri prossimi, intrecciando quanto più possibile con essi una lieta convivenza, cercando di saziare i loro bisogni materiali e spirituali e crescendo con loro in tutti i gratificanti aspetti del Bene, del Bello e del Vero che la vita ci offre.

Verso il raggiungimento di queste mete supreme ci spingono profondi bisogni, che si rafforzano via via che procediamo nel cammino del bene. Ma è purtroppo altrettanto vero che a queste spinte verso l`€™alto si oppongono tutta una gamma di tendenze negative che possono generare in noi un Io deviato che, ignorando il bene, può divenire preda dell`€™egoismo, di avidità , di sete sregolata di avere e di piacere. E questo pericolo nascostamente incombe anche su quelle persone le quali, pur non cedendo vistosamente al male e magari illudendosi di vivere una certa vita cristiana, si lasciano prendere, senza dirselo, dall`€™attaccamento ai beni terreni e dal desiderio di possedere sempre più denaro e quei beni superflui che la società  dei costumi ci fa apparire come indispensabili. È chiaro che in coloro che lasciano saziare il loro animo da tali soddisfazioni, la sete di Dio si estingue e viene pure meno lo slancio verso le gioie più belle, sia interpersonali, sia connesse con ogni genere di bellezza che l`€™esistenza ci dona.

Da qui emerge la vera natura della rinuncia cristiana: non rinuncia indiscriminata ai beni terreni, ma capacità  di tenere il cuore libero da essi, nella disposizione di mettere Dio e la sua volontà  al primo posto e di sacrificare ciò che può essere di ostacolo a tale fine.

In questo clima interiore i desideri nocivi o banali vengono potati e va crescendo una sensibilità  interiore che farà  distinguere intuitivamente il necessario dal superfluo, ciò che dobbiamo tenere e ciò che dobbiamo donare, ciò che ci avvicina a Dio e ciò che ci allontana da lui, ciò che appaga in profondità  il nostro spirito e ciò che ci lascia spiritualmente impoveriti. E come premio ne derivano libertà  e gioia. Libertà , perché «si possiedono i beni terreni come se non si possedessero» senza sentirsi distrutti quando la vita ce li toglie; gioia, nell`€™esperienza di camminare liberi e leggeri lungo la via che sfocia in Dio, nella pace, nella serenità  e nell`€™abbandono quotidiano all`€™amore tenero e provvidente di Dio, che nulla ci farà  mancare di quanto ci è necessario.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017