Lettere al Direttore

24 Agosto 2004 | di

Facevo parte del popolo della notte

Sono diventata mamma a venticinque anni e, prima di allora, facevo parte del popolo della notte (del sabato e del venerdì). Improvvisamente ero diventata stanca, anche se ero casalinga a tempo pieno. Alle undici crollavo dal sonno e tante volte anche prima... Cosa era successo? Lavoravo. Allora ho capito che se il popolo della notte lavorasse davvero durante il giorno, cominciasse già  nell'adolescenza, a dodici anni per esempio, con il rifare il letto e apparecchiare la tavola... a sopportare un fratellino... o un nonno rompiscatole...
Se i genitori cominciassero a non trattare i loro ventenni come neonati, per poi lamentarsi se a trenta o quaranta non sanno prendersi degli impegni... Ammetto che è difficile avere sempre la porta aperta agli amici dei figli, però cerco di educarli alla responsabilità  (quello di nove anni apparecchia la tavola e si rifà  il letto), all'importanza di una sana alimentazione.
È dannoso avere atteggiamenti di rassegnazione ai media, alla maggioranza, ad addossare colpe alla società  e alle istituzioni. Società  e istituzioni siamo noi. Perché ci sono giovani che non cercano lo sballo? Probabilmente perché hanno famiglie solide, con genitori che non dicono: vai a divertirti finché puoi, non t'impegnare con una donna (o un uomo), pensa a far carriera e a divertirti.
I figli vanno sì amati, ma anche educati alle responsabilità , altrimenti tanto vale metterli in uno zoo: crescono fisicamente nutriti lo stesso. Dando noi l'esempio, li possiamo abituare al risparmio, nel concedersi una vacanza all'anno. In questo modo credo si apprezzino maggiormente le persone e le cose. Basta incominciare a riposare di notte e a gustarsi il divertimento senza fare indigestione.
Stefania

Pillole di saggezza di una giovane mamma che a suo tempo ha vissuto la febbre e le illusioni di quel popolo della notte che nel frastuono delle discoteche, e qualcuno purtroppo anche in altre sostanze, cerca sballi per coprire paurosi vuoti aperti nel cuore da mancanza di ideali e di slanci. Non è detto che tutti quelli che bazzicano le discoteche, indugiando magari fino alle ore piccole, siano inesorabilmente dei depravati. Ma basta quel che succede a pochi per far di quel rito notturno qualcosa di preoccupante e di inquietante.
Di chi la colpa? Della società , delle famiglie, dei ragazzi stessi? Un po' di tutti, secondo noi. Della società  che, oltre a non offrire diverse alternative, promuove modelli di vita privi di valori e di ideali, tutto soldi, piacere e successo e niente anima. Dei ragazzi stessi, che non possono essere scusati all'infinito. E, come lei soprattutto dice, delle famiglie, di quelle almeno che, tutte prese a realizzare quei modelli di vita di cui sopra, non hanno tempo per essere vicini ai figli, per educarli alla vita e a tutti i doveri e le responsabilità  che questo comporta. È un discorso lungo e complesso che nel settore Vivere insieme ogni mese affrontiamo offrendo con umiltà  qualche piccolo contributo alla riscoperta della famiglia, cellula fondante della società  e piccola Chiesa domestica. Convinti che una società  è buona e sana solo se ha buone e salde famiglie.      


Ha giocato con i miei sentimenti

Un mio collega di lavoro, approfittando della mia vulnerabilità , si era divertito a prendermi in giro, su un tema molto delicato: l'amore. È passato ormai un anno da quando questa triste storia ha cominciato a togliere serenità  alla mia vita. Ora le cose sono un po' cambiate, perché sono cresciuta e sono affettivamente più autonoma. Ho capito che tra noi due non poteva esserci una storia d'amore, ma solo attrazione fisica. Infatti, non abbiamo mai parlato di progetti insieme: non sono alla sua altezza.
La vicenda mi sta facendo soffrire tantissimo e mi sento male perché non sono ancora riuscita a perdonarlo e serbo tanto rancore nei suoi confronti. A peggiorare la situazione c'è il lavoro che ci vede fianco a fianco ogni giorno e mi costringe a vederlo, a parlargli e a collaborare con lui.
Francesca - Udine

Sentimenti sotto stress e impossibilità  di trovare il giusto equilibrio per allontanarsi psicologicamente dalla causa del dolore. Questa la sua situazione. Non facilmente risolvibile perché il lavoro la costringe a fianco di un uomo dal quale vorrebbe fuggire perché ha giocato con i suoi sentimenti, lasciandole l'amaro ricordo di una brutta esperienza e un sordo rancore che non riesce a cancellare.
Il rancore la lega a lui più delle vicende passate, rinforzando quella dipendenza psicologica che vorrebbe sciogliere. È il paradosso di ogni forte risentimento: insegue giustizia e libertà  ma, in realtà , ne finisce come schiavizzato.
Il perdono è molto più liberante e, a conti fatti, forse anche meno costoso. La sua intelligenza lo riconosce come un valore, la volontà , invece, potrebbe non bastare per sceglierlo. Ha bisogno di lottare contro qualcosa di esterno, senza capire che, talvolta, si vince disarmando la propria vendetta e puntando su altri obiettivi.
Non resti prigioniera del passato. Si impegni a generare un futuro nuovo. Dio non l'ha destinata alla solitudine, né alla sofferenza. Evidentemente, la persona giusta non l'ha ancora incontrata e non permetta a chi l'ha maltrattata di umiliare, con i suoi sentimenti, anche la speranza.


Dio scrive diritto su righe storte

Una mia amica, rimasta vedova giovanissima, ha poi trovato modo di impegnare la propria vita in modo positivo occupandosi a tempo pieno a favore dei meno fortunati del suo quartiere. Ritrovatala dopo molti anni, mi ha fatto un ragionamento che mi ha inquietato: Dio ha voluto la morte di mio marito perché io potessi dedicarmi totalmente agli altri. Questo mi ha detto. Mi ha sconvolto l'idea di un Dio che fa fuori uno sia pure per così nobili fini. Ma è davvero cosi?.
Lettera firmata - Torino

Un Dio che fa fuori la gente è un'immagine truce e di sicuro non corrispondente al vero. Certo, i disegni di Dio sulla nostra vita sono misteriosi e a volte vanno in senso contrario alle nostre aspettative. Tuttavia, un'interpretazione un po' diversa della storia della sua amica la si può umilmente tentare. Dio non le ha fatto fuori il marito per darle la possibilità  di occuparsi d'altro, ma le ha dato la forza e l'intelligenza di non bloccarsi sulla propria disgrazia, di superarla, di darle un senso che la aiutasse a vivere in modo utile e fecondo la propria vita, nel segno dell'amore. Dio le è stato vicino e ha insegnato anche a lei a scrivere diritto nelle righe storte della sua esistenza. Non un Dio killer, ma un Padre amoroso, vicino a noi che, distratti da mille faccende, non sempre ne avvertiamo la presenza.


La fede il più grande miracolo

Con questa lettera desidero dare testimonianza dell'aiuto che il Santo ha voluto concedere alla mia famiglia. Circa un mese fa, mia sorella ha scoperto di avere un nodulo al seno che sembrava di carattere maligno. Le indagini davano risultati incerti e soltanto l'intervento avrebbe consentito di stabilire con certezza la natura del male. Il giorno prima che mia sorella si operasse è giunto in casa il Messaggero e con esso la cartolina per affidare al Santo una intenzione particolare, una persona cara. Appena ho visto la cartolina è nata in me la certezza che anche questa volta Lui si era materializzato con un segno e che mia sorella era salva. Così è stato. Grazie sant'Antonio! Soprattutto perché mi dai la fede, à ncora meravigliosa nei momenti più bui.
Antonella

Concordiamo con lei, nei momenti bui e dolorosi della vita, solo la fede può aiutarci a capire e a venirne fuori. Averla, la fede, è una grande grazia; chiederla a Dio, quando essa viene meno, una cosa saggia; recuperarla, un grande dono.


Il lavoro manca? A casa tutte le donne

Nel suo trafiletto, sul numero di maggio, critica l'attuale situazione economica e non soltanto italiana. Invocando un'amministrazione che assicuri, per dirla alla svelta, lavoro e benessere a tutti: principi sui quali non c'è governo che non sia d'accordo. Una ricetta, però, non esiste: si fanno tentativi! Ad assicurare uno stato sociale soddisfacente dal punto di vista dell'occupazione il comunismo era pervenuto in Urss, ma con la violenza e i crimini che nessuno oggi vorrebbe! Al di fuori di questa, ci sarebbe un'altra soluzione, solo un'altra, a mio avviso: mandare a casa tutte le donne stipendiate, con grande vantaggio per le famiglie! Un enorme numero di posti di lavoro resterebbe scoperto! Ma chi s'azzarderebbe a fare una simile proposta? Io non credo che lei abbia qualche consiglio o idea da dare ai politici. Se non ne ha, il suo discorso ingenera sfiducia e disfattismo e non è certamente bello.
Lettera firmata

L'occupazione è un problema che si risolve per tentativi. Ci ha provato la Russia a suo modo, disastroso per la libertà  e per nulla efficace. Tant'è vero che è saltato tutto. Anche il capitalismo ci sta provando ma è evidente che la sua versione neoliberista ha bisogno di correttivi che rendano umane le regole del mercato.
Lei ne propone una sua, alquanto singolare: rimandare a casa tutte le donne che lavorano, anzi stipendiate. Singolare e improponibile perché contraria a elementari diritti di libertà  giustizia e pari opportunità , che sono valori decisivi per uno Stato democratico. E poi, perché la donna e non l'uomo? Considerata la faccenda dal punto di vista della famiglia, bisognerebbe chiedersi almeno quale dei due coniugi sia più adatto a svolgere il lavoro fuori casa e chi quello domestico. Probabilmente la mamma è insostituibile finché i figli sono piccoli, e il papà  potrebbe essere un prezioso educatore nelle fasi successive. La scelta dovrebbe comunque competere agli interessati e non alla legge.
Desidero, infine, rispondere al suo velato invito a tacere sui temi che riguardano la politica sociale o economica. Mancando idee o consigli da dare ai politici, meglio tacere, lei dice, per non ingenerare sfiducia e disfattismo.
Non ho fatto che il mio dovere di religioso citando semplicemente la Bibbia e il suo messaggio sul lavoro, sottolineando un frammento della teologia del lavoro, mettendomi nei panni di chi si guadagna da vivere col sudore della fronte.
Me ne guardo bene dall'insegnare ai politici il loro mestiere. A ciascuno il suo: a noi di annunciare il valore della dignità  dell'uomo, ai politici di trovare gli strumenti perché questo sia conseguito.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017