MUPA, il Museo del Patriarcato sbarca a Milano

In occasione dell'8 marzo sbarca a Milano il MUPA, il Museo del Patriarcato. Per capire che cos'è e imparare a riconoscerne le dinamiche sottili.
08 Marzo 2026 | di

Sentiamo spesso parlare di patriarcato, ma che cosa significa davvero questa parola? In estrema sintesi si tratta di concetto utilizzato, soprattutto nell’ambito delle scienze sociali, per descrivere un tipo di organizzazione della società in cui il potere e l’autorità sono concentrati nelle mani degli uomini. Il termine deriva dal greco patriárchēs, «capo della famiglia», e in origine stava a indicare un sistema familiare in cui il padre esercitava il controllo principale sulla casa e sui beni e spesso anche sulla vita di mogli e figli. Nel corso dei secoli, poi, il significato si è ampliato fino a comprendere modelli di società nelle quali il potere era in mano maschile. In molte società tradizionali, infatti, gli uomini per secoli hanno occupato la maggior parte delle posizioni di potere politico, economico e religioso e benché questo non significasse che tutte le donne fossero prive di autonomia, in genere le norme sociali favorivano la leadership maschile. Restando nella società occidentale, per esempio, è indubbio che per lunghi periodi di tempo le donne hanno avuto accesso limitato all’istruzione, alla proprietà o alla partecipazione politica. E queste condizioni hanno contribuito a rafforzare sistemi sociali in cui gli uomini avevano maggiori opportunità decisionali. Basti pensare solo al caso dell’Italia: la legge che estende il diritto di voto alle donne è «solo» del 1946; si è dovuto attendere fino al 1975, con la riforma del diritto di famiglia, per vedere applicato il concetto di uguaglianza tra i coniugi (fino ad allora, la legge stabiliva una struttura patriarcale e gerarchica, in base alla quale il marito era il «capo della famiglia», deteneva la potestà maritale e prendeva le decisioni principali, mentre la moglie era in posizione subordinata). Non solo. Fino al 1981 nel nostro Paese vigeva ancora il cosiddetto «delitto d’onore» che in qualche modo giustificava i femminicidi a seguito di tradimento, e così pure il «matrimonio riparatore», (entrambi furono aboliti dalla legge 422 del 1981), in base al quale la vittima era indotta a sposare il proprio stupratore che in tal modo non subiva alcuna conseguenza penale per il suo reato.

Oggi il concetto di patriarcato si è ampliato ulteriormente e sta a indicare in genere tutte quelle dinamiche di potere presenti nelle società contemporanee, che tendono a replicare in qualche modo una posizione di subalternità della donna rispetto all’uomo.

E proprio per individuare quelle dinamiche, spesso sottili o nascoste, legate a una società che propone ancora oggi modelli patriarcali è nato il MUPA, Museo del Patriarcato, che ha visto la luce a Roma lo scorso 25 novembre (in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne), e dal 7 marzo è approdato a Milano in occasione della Giornata internazionale della donna. L’esposizione, ideata e promossa da ActionAid (realtà ETS che, giunta in Italia nel 1989, si occupa di «promuovere e animare spazi di partecipazione democratica, per coinvolgere persone e comunità nella tutela dei propri diritti, per far crescere l’equità sociale sostenendo chi vive in povertà e marginalità») sarà ospitata fino al 21 marzo alla Fabbrica del Vapore.

L’esperienza proposta dal MUPA proietta i visitatori in un lontano futuro (per l’esattezza nel 2148, anno in cui, secondo l’ultimo Global gender gap report, sarà raggiunta l’uguaglianza di genere), nel quale il patriarcato non esiste più, mettendo in scena il presente come se fosse un’epoca lontana e invitando così a scoprire i volti che, spesso in modo subliminale, caratterizzano la nostra attuale società patriarcale. «Guardare il presente come se fosse già passato – sottolineano gli organizzatori – diventa così un gesto politico e poetico insieme: un modo per immaginare un futuro in cui la violenza di genere e il patriarcato siano davvero solo un ricordo del passato».

L’obiettivo dell’esposizione e degli eventi che intorno a essa ruoteranno è raggiunto attraverso 27 opere (quattro delle quali inedite), cimeli, reperti, diorami, installazioni interattive e testimonianze, che «mostrano in modo critico quei comportamenti e quelle narrazioni che oggi alimentano la violenza maschile sulle donne, smascherandone i meccanismi culturali che li determinano» sottolineano gli organizzatori, rivelando così nella nostra attuale vita quotidiana e sociale, negli spazi del lavoro, della vita digitale, della vita domestica, dello sport o delle relazioni, l’assurdità, l’ingiustizia e la violenza nascoste in molti atteggiamenti considerati normali.

Una sezione del MUPA è dedicata al rapporto tra donne e sport, esponendo i nuovi risultati della ricerca Perché non accada, realizzata da ActionAid con l’Osservatorio di Pavia e 2B Research, con lo scopo di indagare quanto stereotipi e disuguaglianze di genere siano radicati e orientino le nostre vite, anche in ambito sportivo, ambito cruciale per la sperimentazione delle disuguaglianze di genere (un dato su tutti: una donna su due ha paura a frequentare le palestre).

«I dati della nostra ricerca – afferma a tale proposito Katia Scannavini, Co-Segretaria Generale di ActionAid Italia – dimostrano come anche lo sport che tocca profondamente le nostre vite sia segnato da paura e insicurezza da parte delle donne, autoesclusione e svalutazione delle discipline femminili».

Il MUPA è accessibile e inclusivo: gli spazi e i contenuti sono pensati per garantire accoglienza anche a persone con disabilità cognitive, motorie, visive e uditive, grazie a percorsi assistiti e a materiali in formati accessibili. L’ingresso all’esposizione e agli eventi è gratuito, previa registrazione sul sito actionaid.it/mupa, dove è visionabile anche il programma.

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Data di aggiornamento: 08 Marzo 2026
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