Nuovi germogli d'italianità

La famiglia è ancora un incubatore in cui matura la consapevolezza delle proprie radici linguistiche e culturali. E i nonni sono spesso una garanzia di continuità per i nipoti.
12 Novembre 2008 | di

Vancouver
È alla vigilia della laurea e a qualche mese dal matrimonio. Noemi Brown, Mimi per la famiglia e gli amici, è iscritta dal 2003 all’Università degli Studi di Victoria, e sta per conseguire il Bachelor in materie umanistiche. Francese e italiano sono le lingue di specializzazione, ma lei legge e si esprime bene anche in spagnolo e tedesco. Come tutti o quasi gli studenti canadesi, ha lavorato e lavora per poter vivere in modo indipendente e finanziarsi gli studi. Lo fa da quando s’è trasferita a Victoria da Williams Lake dove la mamma, Eileen Alberton, è medico veterinario. Il padre, invece, un cowboy americano, vive attualmente a Buffalo, nel Wyoming. Robin Brown ha trasmesso alle figlie Noemi e Danielle la passione per la vita all’aria aperta e l’amore per gli animali. Non per niente le sorelle sono ambedue abili cavallerizze, cresciute da piccole in una fattoria di famiglia nella valle del Fraser, e da adolescenti nelle leggendarie praterie del Cariboo. Canadese di nascita, Noemi possiede anche le cittadinanze italiana e statunitense. Italiana per via materna, statunitense per parte di padre. I prediletti nonni, la dottoressa Rina D’Amico e l’ingegnere Ruggero Alberton, incontratisi e sposatisi in Canada negli anni Cinquanta, erano nati in Italia, rispettivamente a Canolo, in provincia di Reggio Calabria, e a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Può questa giovane essere considerata esclusivamente oriunda italiana? Quando gliel’ho chiesto, mi ha risposto: «Mi definisco ItaloCanadianAmerican!», e ha aggiunto: «in realtà io mi vedo come se fossi di tutto questo un po’».
Fin dai primi giorni di vita, ha avuto la fortuna di godere dell’amorevole assistenza e protezione degli amatissimi nonni, persone di profonda formazione umana e di ampia visione del mondo. «I miei nonni materni hanno avuto una grandissima influenza sulla mia educazione e sui miei studi. Hanno sostenuto tutte le mie decisioni, mi sono stati tutori quand’ero bambina, mi hanno incoraggiata a lavorare fortemente, hanno risparmiato denaro per me affinché potessi proseguire gli studi senza chiedere prestiti al governo (student loans). Si tenevano informati su quanto stavo facendo e studiando. Nonna, specialmente, amante della lettura, sempre mi domandava: «Che libro stai leggendo?». Anche zia Rita, la sorella di mamma, mi incoraggia e mi aiuta: sto conseguendo la stessa laurea in Lingue che ha lei, e sto lavorando per la scuola come fa lei». Noemi ha in programma di insegnare francese nelle scuole secondarie. Per ora lavora – a Victoria dove vive – come assistente ai bambini delle scuole elementari, dopo essere stata per qualche anno fitness technician (allenatrice di ginnastica per la salute), e avere operato come guida turistica plurilingue a bordo di antiche carrozze trainate da cavalli da lei stessa allenati e curati.
Che senso ha, per Noemi Brown, essere cittadina di più patrie? «Mi fa sentire “più mondiale”... Detta così, può sembrare una sciocchezza, ma non lo è. Davvero io sono fiera delle mie origini miste, e mai le nascondo; mi piace farlo sapere. Sento di appartenere a più di una cultura, a qualcosa di grande perchè somma di molte differenze». Quando, nel corso delle recenti celebrazioni per il 31° anniversario del Centro culturale italiano, la leggendaria dottoressa Rina D’Amico Alberton (*) è stata inserita nella Hall of Fame, alla memoria per meriti socio-umanitari, le nipoti Noemi e Danielle hanno ringraziato, rispettivamente in italiano e in inglese.
Il pubblico presente, ma soprattutto i dignitari, sono stati favorevolmente impressionati dalla scioltezza del linguaggio di Noemi (non per niente l’hanno immediatamente invitata a candidarsi come delegata alla Conferenza dei giovani italiani nel mondo). Dopo aver raccontato di essere appena rientrata dall’Italia dove aveva visitato i luoghi natali dei suoi, e accennato allo speciale itinerario umano e professionale della dottoressa D’Amico Alberton, Noemi ha concluso dicendo: «Siamo stati tutti molto fortunati a essere toccati dalla mano di mia nonna. Ci sono molti amici, di molte età e in molte città, che sentono e sentiranno la sua mancanza». Una sacrosanta verità. Io stessa sono stata una paziente di Rina fin dal mio arrivo a Vancouver, oltre venticinque anni fa. Lei non è stata solo medico curante, della mia e di centinaia di altre famiglie. Mi è stata consigliera e amica. Fino all’ultimo giorno di vita e di respiro (è deceduta nel dicembre scorso a Williams Lake), s’è interessata agli altri. Senza affatto trascurare la sua famiglia, da fedele compagna e collaboratrice del marito, e mamma amorevole di Eileen, Bruno e Rita. Il figlio Bruno ha seguito le sue orme professionali: è medico a Gaspè, località del Canada orientale. Come le sorelle, anch’egli è poliglotta.
«Ho imparato l’italiano in famiglia, dai miei nonni – dice Mimi – ma per me non è solo lingua, è pure cultura. Per me cultura italiana significa famiglia, amore, sostegno, cibo! Ma anche emozioni forti, come felicità e talora rabbia. Ma, soprattutto, è la visione della famiglia quale unità legata, che io combino con la cultura canadese-americana, celebrando feste e tradizioni, e parlando quattro lingue diverse». Aggiunge di avere lasciato sedicenne la casa dei genitori per lavorare autonomamente e continuare gli studi, sempre tuttavia mantenendo i legami e il culto della famiglia. È fidanzata con Scott Searls, un giovane di 100 Mile House, come lei britishcolumbiano. Stanno progettando di sposarsi nell’agosto del 2009. Dice di non essere particolarmente religiosa, ma di credere profondamente in «qualcosa di più esteso e grande di tutti noi, qualcuno che si prende cura di noi, e ci guida quando ne abbiamo bisogno. Chiamalo come vuoi». Non è questa fede nella Provvidenza, in un Dio padre buono?
Anche se non ha mai frequentato o fatto parte delle locali comunità italiane, né a Vancouver, né a Williams Lake, e nemmeno ora a Victoria, la giovane Noemi ha incontrato in passato alcuni giovani italiani che rimangono tuttora tra i suoi migliori amici. Per concludere lo scambio di idee, ho chiesto a Noemi – la splendida giovane donna che ho visto in fasce 23 anni fa – quale messaggio vorrebbe trasmettere, avendone l’opportunità, ai giovani italiani d’Italia, e a tutti quelli che, come lei, hanno una parte d’origine italiana e vivono il mondo nel mondo. La sua risposta: «Direi di non perdere mai di vista la propria identità e la propria cultura. Di essere sempre se stessi. Di essere forti nei valori in cui si crede».

(*) Testimonianze esemplari sul ruolo della donna – Messaggero di sant’Antonio, Marzo 1994 / La difficile vittoria di una donna medico calabrese - Calabria Emigrazione, Marzo 1995 / In memoria di Rina D’Amico, donna-medico nel mondo - Italian Directory for Western Canada, 2008.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017