O in regola o fuori

10 Ottobre 2002 | di

 - Tragedie di oggi, tragedie di ieri, un volto comune: la fuga dalla miseria sperando in un futuro migliore.

- La legge Bossi-Fini: il tentativo di far emergere clandestini e irregolari. Ma sul modo non tutti sono d`€™accordo.

- Un milione e mezzo di immigrati extracomunitari: un peso insopportabile o una risorsa da far fruttare?

- Non basta lavoro e casa `€“ sarebbe già  molto `€“ ci vuole accoglienza, rispetto reciproco, dignità , integrazione: le stesse cose che chiedevano i nostri quando emigravano.

- Il parere di un industriale del Nordest, Luigi Rossi Lucani


«Durante il viaggio in nave la mia bambina di sedici mesi mi prese la febbre, una febbre sempre più alta. Una notte la sentii gemere, tremava, sudava freddo. Cercai di scaldarla, tenermela stretta. All`€™improvviso smise di tremare. Era morta. Forse perché non c`€™erano medici né medicine. Forse aveva preso una febbre mortale. Me la strapparono dalle braccia, la fasciarono stretta da capo a piedi, le legarono una grossa pietra al collo. Di notte, alle due di notte, la calarono giù in mare. Io urlavo, urlavo, non volevo staccarmi da lei, volevo annegare con la mia piccola. Mi tennero ferma a forza, con le braccia, degli uomini credo. Non volevo che la mia bambina finisse in quel mare così freddo, divorata dai pesci. Non volevo lasciarla sola. Invece mi tennero ferma mentre la buttavano giù. Quel tonfo`€¦ mio Dio, non posso dimenticarlo».

Una tragedia. A raccontarcela non è una donna curda che piange la figlia morta durante una di quelle fughe clandestine dalla fame spesso finite in dramma. L`€™ha vissuta un`€™italiana, Amalia Pasin, partita nel 1923 da Villafranca Padovana con la figlioletta e il marito, destinazione Brasile. Come lei, milioni di altre famiglie italiane hanno cercato Oltreoceano scampo alla miseria di un`€™Italia povera e senza futuro: 14 milioni `€“ dicono i dati `€“ fra il 1876 e il 1915. E altrettanti negli anni successivi.

Per molti di loro è stato un viaggio senza ritorno: epidemie, che nelle navi sovraffollate scoppiavano con frequenza, burrasche e naufragi e, in aggiunta, gli imbrogli e le speculazioni di affaristi senza scrupoli, che sulla disperazione di gente onesta e ingenua facevano affari d`€™oro. Come oggi le cosche e gli scafisti.

La storia si ripete: altri viaggi delle speranza, altre tragedie, altri imbrogli. Ne sono vittime dei disgraziati che fuggono da situazioni di disperazione a causa delle guerre, della fame, della miseria.

Il problema degli immigrati extracomunitari nel nostro Paese, un milione e mezzo circa, non è rappresentato solo dalle ricorrenti drammatiche emergenze umanitarie, per le quali il nostro governo ha chiesto l`€™intervento di tutti i Paesi dell`€™Unione Europea.

La grande maggioranza di questi immigrati è inserita nel mondo del lavoro, manda i figli a scuola e paga le tasse. Sono operai nelle fabbriche o nelle campagne (spesso sfruttati), assistono persone anziane («badanti»), sono venditori ambulanti e lavoratori in proprio con regolare licenza. Molti però vivono in condizioni di clandestinità ; esiste anche un sommerso sconosciuto, dove proliferano facilmente l`€™illegalità  e il profitto illecito.

Per sanare tante situazioni irregolari, in Italia sono state varate varie leggi. L`€™ultima, la «Bossi-Fini» (dal nome dei parlamentari che l`€™hanno presentata) è diventata operativa, accompagnata da aspre polemiche, il 9 settembre. Secondo i promotori, dovrebbe «regolarizzare» la posizione lavorativa di tutti gli immigrati extracomunitari presenti in Italia, facendoli uscire definitivamente dalla clandestinità .

Pene severissime per chi sarà  colto fuori regola: espulsione per l`€™immigrato e, per il datore di lavoro, arresto da tre mesi a un anno e l`€™ammenda di cinquemila euro per ogni straniero irregolarmente impiegato. Dopo i primi controlli, un cantiere edile di Valvasone, in provincia di Pordenone, è già  stato chiuso: faceva lavorare nove operai slovacchi senza documenti.

Ci si chiede: potrà  una legge da sola risolvere tanti problemi, che accomunano migliaia di immigrati stranieri e tante aziende italiane?

Per aiutare i lettori a capire e riflettere abbiamo interrogato alcuni esperti. Convinti che il grande passato di dolore e riscatto, di cui gli italiani sono stati protagonisti, dovrebbe insegnarci a comprendere meglio chi oggi bussa alle nostre porte con le stesse tragiche necessità .

Se 60 milioni di connazionali hanno trovato dignità , lavoro e un avvenire per i figli in altre patrie, dovremmo far tesoro della loro esperienza per accogliere senza inutili buonismi, ma con altrettanto rispetto e in maniera costruttiva, gli stranieri in casa nostra che lavorano e rispettano le nostre regole.

Ma in Italia tutto questo non è ancora avvenuto.

 

Due kit per mettersi in regola

Alle Poste italiane sono già  stati ritirati oltre 900 mila kit bianchi per badanti e collaboratrici familiari e 370 mila kit azzurri riservati ai lavoratori delle imprese, il tutto per regolarizzare gli immigrati stranieri già  occupati in Italia clandestinamente.

Secondo la «legge Bossi-Fini» sulle immigrazioni (numero 189 del 30 luglio e numero 195 del 9 settembre 2002) che modifica con 38 articoli la precedente «legge Turco-Napolitano» del 1998, tutti i lavoratori stranieri che vogliono restare in Italia dovranno emergere dalla clandestinità , legalizzando la loro posizione lavorativa attraverso un contratto di lavoro regolare, della durata di almeno un anno, emesso dal datore di lavoro. Senza quel contratto, d`€™ora in poi non potranno rimanere in Italia.

Il datore di lavoro dovrà  dichiarare per iscritto di aver impiegato irregolarmente il lavoratore negli ultimi tre mesi e di essere pronto ad assumerlo secondo la legge; in questo caso dovrà  pagare allo Stato i contributi pregressi non pagati: 800 euro per ogni lavoratore dell`€™impresa e 330 per badanti e colf. A tutti i lavoratori stranieri saranno prese le impronte digitali e tutti, allo scadere del contratto, verranno rispediti a casa loro.

A dire il vero, non è ancora chiaro se saranno «tutti» gli irregolari a essere cacciati o se soltanto quelli con pendenze penali. L`€™ultima scelta è che siano i prefetti a decidere. Nel frattempo, gli extracomunitari che hanno ricevuto il decreto di espulsione e lavorano nelle industrie sono 25 mila: anche questi saranno mandati via?

 

La parola agli interessati

Questa specie di «sanatoria», invocata da tempo per porre fine allo scandalo della clandestinità , che ha fatto proliferare anche il malaffare, la prostituzione, lo spaccio di droga, la criminalità  più o meno organizzata, sta scatenando roventi polemiche tra politici, amministratori, imprenditori e semplici cittadini.

Gli industriali. Questa legge non per tutti gli industriali va bene. Molti sostengono che è troppo restrittiva. Oltre a senegalesi, nigeriani e rumeni, essa penalizza anche svizzeri, giapponesi e americani `€“ anch`€™essi extracomunitari `€“ che in Italia sviluppano commerci ed espandono tecnologie avanzate. Per far lavorare le industrie c`€™è bisogno di più manodopera, affermano e chiedono perciò al governo di riaprire le quote d`€™ingresso (nel periodo della raccolta di frutta, pomodoro, uva... i produttori ogni volta tremano per la mancanza di manodopera; di garantire maggiore flessibilità  nei permessi di soggiorno, insomma di favorire chi vuol restare in Italia a lavorare, dato che, ad esempio, nelle industrie del Nordest con gli immigrati stranieri è triplicato il fatturato. E ricordano che proprio «il miracolo economico» di queste regioni, oggi ricche e un tempo povere, è stato in parte creato dalle «rimesse» inviate dall`€™estero da altri emigrati: quei veneti, friulani e trentini che per oltre un secolo hanno chiesto pane e lavoro a tutti i Paesi del mondo. Anticipando di qualche decennio quel percorso storico che ha tanti lati in comune con l`€™immigrazione di oggi.

Le famiglie. Non tutte sono contente: con il versamento dei contributi obbligatori, una colf verrà  a costare il doppio; occorrerà  anche garantirle una paga per almeno 100 ore al mese, se non si vuole farla tornare al suo Paese.

E i lavoratori subordinati? La legge Bossi-Fini, se da un lato offre garanzie di trattamento regolare, dall`€™altra costringe (ma questo è giusto) tutti gli immigrati a mettersi in regola, a tenere una posizione fiscale e a pagare le tasse.

Le colf. Gran parte di loro verrà  pagata meno: le famiglie verseranno i contributi con i soldi risparmiati sulla paga: invece di 7 euro l`€™ora, ad esempio, le colf ne riceveranno 5, perché 2 euro andranno per la contribuzione. Ci sono anche signore che non vogliono mettere in regola la colf; la quale, se vuol restare in Italia, dovrà  pagarsi tutti i contributi.

Decisamente favorevoli invece alcuni amministratori. «Aver modificato la legge sull`€™immigrazione significa aver finito con la politica degli struzzi» ha ribadito l`€™assessore ai flussi migratori del Veneto, Raffaele Zanon, il quale ha garantito in regione una corsia preferenziale per le assunzioni nelle imprese di immigrati extracomunitari, con ascendenza veneta o comunque italiana. «Le questioni legate all`€™immigrazione `€“ ha aggiunto `€“ non sono temporanee per la nostra società , ma strutturali: la portata del fenomeno è dimostrata dal numero dei moduli distribuiti. Certo resteranno problemi da risolvere, come la formazione di mediatori culturali che svolgano tirocinio sul territorio e il reperimento di alloggi adeguati. Ma otterremo dati preziosi per una programmazione degli interventi a livello regionale».

La Regione Veneto, prima in Italia, ha aperto un call center attivo dal prossimo dicembre, cui tutti gli immigrati potranno rivolgersi per ottenere qualsiasi informazione o far emergere irregolarità  da parte dei datori di lavoro (il numero è 199.189.000).

«La legge Bossi-Fini inquadra finalmente il problema immigrazione, dal punto di vista istituzionale, nella maniera classica di tutti i Paesi che si sono appoggiati alla risorsa immigrati per sviluppare la loro economia» commenta Aldo Lorigiola presidente dell`€™associazione nazionale emigrati e rimpatriati d`€™Australia e Americhe (Anea), riferendosi soprattutto a Stati Uniti, Australia e Canada, che hanno offerto a milioni di connazionali, oltre a un lavoro regolare, anche possibilità  di inserimento sociale, culturale e politico nella nuova patria.

 

La Chiesa

Persone e non solo braccia

Caritas e associazioni di volontariato impegnate a garantire agli immigrati accoglienza e rispetto dei loro diritti.


«Ci preoccupiamo dell`€™aspetto economico: dal centro di accoglienza al trovare loro un`€™occupazione e una mensa, ma dimentichiamo l`€™aspetto più importante, quello umano» ha avvertito monsignor Giovanni Nervo, presidente onorario della Fondazione Zancan, che si dichiara decisamente contrario alla nuova legge per la sua impostazione di fondo: si usano gli immigrati fintantoché servono alle nostre aziende, o per accudire i nostri vecchi, e poi subito via. «Invece sono persone che soffrono, sono gli ultimi: lontani da casa, sfruttati nel lavoro, hanno bisogno di una parola. Ma trovano spesso le nostre porte chiuse. Per noi cristiani invece c`€™è un salto da fare `€“ avverte monsignor Nervo `€“: passare dall`€™assistenzialismo al rapporto umano alla pari».

Monsignor Luigi Petris, direttore della Fondazione Migrantes rincalza: «Non solo di pane e tetto hanno bisogno questi uomini, ma soprattutto di accoglienza». E mette in guardia contro il «clima di repulsione e odio creatosi in Italia, che rende difficile l`€™accoglienza».

Avendo trascorso molti anni tra gli emigrati italiani in Germania, monsignor Petris ha conosciuto da vicino la sofferenza di chi si sente sradicato, lontano dalla famiglia, dagli affetti più cari, dalle proprie certezze. E necessita di stima, di rispetto e di un clima di umanità  per potersi serenamente integrare in una società  diversa. Anche vivere e lavorare in Germania per gli italiani è stato difficile. «Eppure `€“ ribadisce `€“ tra i tedeschi non ho mai sentito questa rozzezza di termini e di modi che spesso usiamo noi nei confronti degli attuali immigrati stranieri».

È ancora una volta la Chiesa a ricordarci che ogni essere umano è prezioso e va amato e rispettato così com`€™è. Anche se straniero, non può essere visto soltanto come produttore di ricchezza e servizi.

 

Ricongiungimenti familiari

In Italia, è possibile per i minori fino a 18 anni; in Germania, fino a 12 anni.

In Europa ci sono attualmente 19 milioni di stranieri. 

Ecco dove sono:

- Germania: 7 milioni 300 mila stranieri (7 mila 17 espulsi nel 2001);

- Francia: 3 milioni 300 mila stranieri (9 mila 230 espulsi nel 2001);

- Spagna: 1 milione di straneri (94 mila 983 espulsi nel 2001);

- Gran Bretagna: 2 milioni 200 mila stranieri (46 mila 465 espulsi nel 2001);

Stati Uniti: 9 milioni di clandestini, per metà  giunti dalla frontiera con il Messico. Ogni anno anche 1 milione di immigrati regolari.

 

NEGLI ALTRI PAESI

FRANCIA

Si entra con un visto, che viene confermato dopo tre mesi. Il flusso degli immigrati per lavoro è poco significativo; arrivano soprattutto persone richiedenti asilo e per ricongiungimento familiare. I permessi di soggiorno vengono dati a discrezione dei prefetti. La questione degli immigrati stranieri è calda soprattutto per paura della criminalità  riguardante le terze e quarte generazioni di stranieri regolari.

GRAN BRETAGNA

Ha ricevuto immigrati stranieri soprattutto in passato e oggi accoglie richiedenti asilo politico.Fino ad oggi, quando una richiesta di soggiorno o asilo veniva bocciata, lo straniero poteva far ricorso e risiedere in territorio britannico fino al suo esito. Una nuova normativa invece, ancora in corso di approvazione, impedirà  allo straniero di rimanere in territorio britannico fino alla sentenza del ricorso.

STATI UNITI

Il clandestino catturato viene espulso e il datore di lavoro che l`€™ha assunto punito dalla legge. Niente penalità , invece, se il datore di lavoro dimostra di aver pagato i contributi all`€™immigrato clandestino e averlo iscritto alla previdenza sociale.

GERMANIA

È il paese con il più alto numero di immigrati in Europa, che sono stati già  regolarizzati in passato. Negli ultimi due anni ha accolto, con il sistema delle quote, anche 20 mila lavoratori informatici, provenienti soprattutto da India e Romania; mentre con la Polonia, da cui provengono via terra la maggior parte dei clandestini, ha stipulato severi contratti stagionali. In Germania funziona anche una politica di accoglienza per i richiedenti asilo (sono 250 mila). Per tutti gli stranieri immigrati, come succede anche in Austria, ha introdotto l`€™obbligo di frequentare corsi di lingua.

SPAGNA

Ha una legge simile a quella italiana, cui si è ispirato anche il Portogallo: espulsione per i clandestini, multe per le aziende che li assumono, quote annuali e rimpatri. Come l`€™Italia, la Grecia e il Portogallo, la Spagna è meta di molti arrivi via mare. Impiega soprattutto manodopera in agricoltura e nell`€™industria.

 

Un industriale

Dopo il lavoro, la casa

Sulla legge Bossi-Fini e su altri problemi dell`€™immigrazione abbiamo raccolto il parere di Luigi Rossi Luciani, presidente degli industriali del Veneto.


MSA. La legge Bossi-Fini ha risolto, secondo lei, il problema dell`€™immigrazione clandestina?

Rossi Luciani. Noi industriali non dimentichiamo di vivere in una società  complessa che deve condividere le scelte dell`€™industria, altrimenti i nostri mercati non avrebbero sbocchi. In poco più di una generazione il nostro territorio è passato da una terra di emigrazione, dove i nostri uomini uscivano per trovare il lavoro, a un luogo che attira popolazioni da tutto il mondo. Pensiamo che questo problema vada governato e non subìto. Da un`€™analisi della legge non vedo grandi variazioni con la normativa precedente, tranne l`€™eliminazione dello sponsor, l`€™obbligatorietà  di un contratto di lavoro per il permesso di soggiorno e la successiva eliminazione delle quote.

Dobbiamo distinguere fra chi viene qua per integrarsi e lavorare e chi invece viene per vivere di espedienti.

Ci sono quasi un milione di clandestini in Italia e per scindere fra chi vuole integrarsi e chi non è qui per questo, bisogna dargli un`€™opportunità . Dopodiché chi si è integrato e ha un lavoro, resti in questo Paese.

Da un certo punto di vista siamo parzialmente soddisfatti: abbiamo bisogno non di uomini, ma di professioni. Sarebbe opportuno quindi che si mettessero in piedi anche strutture di selezione e formazione degli extracomunitari, senza dimenticare che possiamo fare qualcosa anche per l`€™immigrazione interna.

Purtroppo vediamo tutti i giorni per le strade l`€™aspetto peggiore dell`€™immigrazione: prostituzione, commercio di beni contraffatti, delinquenza piccola e grande...

Tuttavia sarà  opportuno occuparsi anche di dare un alloggio dignitoso a queste persone: è un invito al governo a venire incontro agli imprenditori, cui si chiede già  di fornire contratti di lavoro e di impegnarsi economicamente nel caso il lavoro cessi, a sostenere le spese di rimpatrio degli immigrati. Da qui la richiesta di una defiscalizzazione dei beni strumentali destinati ai dipendenti.

Per poter contare su una manodopera permanente e non precaria, crede sia necessario stabilizzare l`€™immigrazione straniera regolarizzata, favorendo ad esempio i ricongiungimenti familiari e l`€™ingresso delle donne?

Mi pare che la Bossi-Fini, sia pure in termini più ridotti rispetto alla legge precedente, preveda la riunione del nucleo familiare. Credo che questo sia indispensabile almeno per quanto riguarda il coniuge e i figli.

Più volte è stato fatto un invito agli operai del Sud Italia perché vengano a lavorare nelle imprese del Nord. Come mai non accettano?

È difficile trovare una sola ragione. La mia interpretazione è che la vita nel Nord sia costosa: abbandonare la famiglia per metter su casa con un primo stipendio con il quale pagare anche l`€™affitto, porta a una vita sacrificata. Quindi si preferiscono strade più facili: un po`€™ di sommerso, l`€™aiuto della famiglia e qualche espediente nel territorio.

Dal mio punto di vita è un peccato, perché ricordo quanto ha giovato il movimento migratorio del Veneto allo sviluppo successivo: persone partite senza professionalità , hanno potuto inviare a casa soldi per mantenere la famiglia, mettere da parte risparmi, acquisire una professionalità  che ha consentito loro, una volta ritornate, di avviare attività  in proprio contribuendo al miracolo economico degli ultimi quarant`€™anni.

 E allora?

Abbiamo fatto allo Stato una proposta: lasciare in piedi il sussidio di disoccupazione per un certo periodo di tempo, ad esempio per i sei mesi successivi al trasferimento al Nord, in modo che per i primi tempi, oltre allo stipendio, un operaio possa contare anche su un finanziamento per mettere su casa. Incentivando questo tipo di mobilità .

Non chiediamo a questa gente di trasferirsi qui in maniera definitiva, ma di venire a dedicare un`€™esperienza limitata nel tempo della propria vita, fintantoché non acquisiscono una professionalità .

 

Il nostro punto di vista

Ricordiamoci di quando gli emigrati eravamo noi

La Chiesa, come si sa, è sempre stata molto sensibile al dramma di tanti poveri, costretti da condizioni avverse nel loro Paese `€“ guerra, miseria, fame `€“ a cercare altrove occasioni di futuro e di speranza. Non è una sensibilità  miope, che non tenga presente i molti problemi che un`€™immigrazione massiccia e non coordinata può creare. Ma incontrando sulle «vie di Gerico» del nostro Paese un fratello in difficoltà , essa non può non applicare il Vangelo, perché sa che alla fine sarà  su queste cose che saremo giudicati: «Avevo fame e mi avete (o non mi avete) dato da mangiare... Avevo sete e mi avete (o non mi avete) dato da bere..». Lo ha detto chiaramente il Signore.

Per questo, cogliendo le opportunità  offerte dalla legge Bossi-Fini, per altri versi contestata, le associazioni cattoliche impegnate nel settore delle migrazioni hanno raccomandato ai datori di lavoro di mettere in regola i loro dipendenti. «Anche se per le famiglie che usufruiscono di collaboratrici familiari o assistenti per anziani e malati può trattarsi di un aggravio economico piuttosto pesante `€“ ha scritto ad esempio `€œMigrantes`€ l`€™associazione che si occupa della pastorale degli stranieri `€“ si fa pressante appello perché venga fatto ogni sforzo per non rendere drammaticamente pericoloso e incerto il futuro di tante persone che hanno già  affrontato disagi e prestato preziosi servizi ai loro datori di lavoro». E rivolgendosi in particolar modo ai datori di lavoro credenti, li ha invitati a essere «sensibili a un discorso di solidarietà  e comprensione verso persone che sono straniere ma non estranee alla nostra vita».

Ma al di là  dei giudizi di merito sulla legge in questione, c`€™è già  una realtà  di vicinanza e di solidarietà  da vivere. Memori magari delle esperienze non sempre felici che i nostri stessi connazionli hanno vissuto quando loro stessi hanno dovuto, per necessità , cercare fuori dalla patria occasioni di lavoro e di speranza.

Riportiamo la testimonianza di una di loro, che vale assai più di tante paraole.

«Bastava passare la frontiera `€“ ricorda un`€™ex emigrata in Svizzera, oggi rimpatriata a Treviso `€“ e diventavi immediatamente immigrata straniera. Negli anni `€™50 e `€™60 nei nostri paesi non c`€™era lavoro e anche noi ragazze minorenni andavamo all`€™estero a lavorare. Lasciavamo a casa fratelli e genitori e partivamo sole, in treno. Una gonna di stoffa rivoltata, una valigia in mano`€¦ Quanti pianti su quel treno! Oggi trovo l`€™Italia cambiata, ha verso gli immigrati un atteggiamento insopportabile. Ancora una volta, per chi è straniero, si usano due pesi e due misure».

E ricorda i referendum «antistranieri» in Svizzera nel `€™69, nel `€™71 e nel `€™72, per abbassare la quota degli immigrati, arrivati al 16 per cento della popolazione. E la maggioranza era di italiani. In quegli anni, alle porte di bar e ristoranti svizzeri dei cartelli ammonivano: «Vietato entrare ai cani e agli italiani». Un atteggiamento che ripugna, ma tante cose viste e sentite da noi in questi giorni non sono molto lontane da esso. «Anche a noi italiani `€“ dice `€“ offrivano i lavori più umili».

Scriveva don Lorenzo Milani: «Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall`€™altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri».

Oggi la storia si ripete. Ma una legge, anche la più giusta, non potrà  mai sostituire l`€™umanità  di un rapporto accogliente. In una parola: cristiano.

Luciano Bertazzo

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017