Operetta, una passione color lillà

A Trieste, come altrove, la
06 Giugno 1998 | di

Un guizzo, una piroetta magistrale, gli occhi azzurri scintillanti e un sorriso smagliante: entrava in scena così e l'applauso scrosciante del pubblico era tutto per lui. La rappresentazione si fermava per qualche attimo. Sandro Massimini, il cantante d'operetta scomparso prematuramente nel giugno di due anni fa, formidabile interprete dei ruoli buffi, con la sua faccia da bambino, la sua mimica ammiccante e la sua allegria da imprevedibile birbante sprigionava d un tratto sul palcoscenico l'energia frizzante di questo genere teatrale che affonda le sue radici nella tradizione di molti paesi europei.

L' 'opéra-comique' in Francia, il 'Singspiel' nei paesi di lingua tedesca, le 'ballad-opera' in Inghilterra, l' 'opera buffa ' in Italia, furono le forme di spettacolo melodrammatico con parti dialogate da cui, a metà  del secolo scorso, nacque l'operetta. Florimond Ronger, cantore e organista nelle chiese parigine, conosciuto con lo pseudonimo di Hervé, viene considerato il 'padre' dell'operetta. Hervé scrisse molto, ma non lasciò lavori destinati a entrare nella storia dell'operetta: forse il suo merito maggiore fu quello di sollecitare la rivalità  di un altro musicista, Jacques Offenbach. Collaborando con due librettisti dalla penna brillante e arguta, Offenbach trovò spunti stuzzicanti e ricchi di humour che gli permisero di scrivere capolavori come Orfeo all'inferno (1858), La bella Elena (1864) e La granduchessa di Geroldstein (1867), mordaci satire dei personaggi dell'epoca.

Sulla scia dei successi raccolti in terra francese, la lirica leggera, nel giro di qualche anno, conquistò i musicisti austriaci: Franz von Suppé, compositore di origine dalmata, nipote di Donizetti, e Johann Strauss junior, il re del valzer, autore de Il pipistrello (1874), riuscirono a trasporre nelle loro operette l'ambiente spensierato e gaudente della Vienna asburgica. Sarà  poi Franz Lehà¡r, con La vedova allegra (1905), a portare in tutto il mondo il successo brillante dell'operetta. Il ritmo del valzer e del cancan, la grazia viennese e la verve parigina uniti a un pizzico di malinconia balcanica e di peperoncino ungherese, conquisteranno le platee per decenni: le rappresentazioni di nuovi lavori continueranno anche durante gli anni della prima guerra mondiale. Solo negli anni Trenta l'operetta sembrò destinata a lasciare la scena ai nuovi ritmi che arrivavano da oltreoceano: il musical stava soppiantando la rappresentazione dei fasti ormai ingialliti della Belle à‰poque.

Così non fu, soprattutto nelle terre che avevano visto nascere la piccola lirica. Nel luglio del 1935, ad Abbazia, in Istria, fu inaugurato il Festival dell'operetta, padrino Franz Lehà¡r in persona. La località  turistica prediletta dagli Asburgo, centro balneare e cosmopolita, fu una cornice ideale per rinnovare i fasti dell'operetta, complici le notti calde e stellate, la travolgente vitalità  di una soubrette come Rosy Barsony, platinata interprete magiara, e la voce di Richard Tauber, il tenore prediletto da Lehà¡r. Nonostante i capricci di Giove Pluvio, il Festival ebbe vasta risonanza in tutta Europa, ma la guerra si avvicinava a grandi passi: nel 1938 il Festival venne interrotto. Un conflitto atroce avrebbe potuto far dimenticare per sempre l'operetta, lieve e sorridente spettacolo di inizio secolo. Così non fu.

L'erede naturale di Abbazia fu Trieste. Nella città  giuliana Suppé, membro di una compagnia di buontemponi, non perdeva occasione di ritrovare i suoi amici, mentre Lehà¡r, già  direttore della banda della Marina militare asburgica a Pola e di una banda di fanteria a Trieste, non perdeva occasione per tornarvi, dirigere i suoi lavori e, qualche anno più tardi, per consolidare la sua fraterna amicizia con Mario Nordio, il giornalista che divenne il suo traduttore preferito. Nell'immediato dopoguerra Trieste, retta dal governo militare alleato, viveva un futuro più incerto di altre città  italiane. Nell'estate del 1950 il Teatro Verdi, grazie alle capacità  organizzative di Alfredo Sbisà  e alla collaborazione dell'Azienda di soggiorno, mise in scena, nel Cortile delle milizie del castello di San Giusto, due operette: migliaia gli spettatori, stipati ovunque, risposero entusiasti al richiamo di questo spettacolo. Il Festival del Teatro Verdi, sospeso nel 1959, riprese stabilmente solo nel 1970, quando il Politeama Rossetti, appena restaurato, riuscì a offrire riparo dalle eventuali intemperanze meteorologiche.

Certo, vien da chiedersi come la piccola lirica ancor oggi continui a riscuotere successo tanto a Trieste quanto nei teatri italiani e stranieri. Forse perché è uno spettacolo che unisce armoniosamente musica, danza, prosa, amore, scenari sfarzosi e il vagheggiamento di luoghi esotici. Forse il 'segreto' dell'operetta sta in uno sguardo sorridente, mai severo e pretenzioso, con cui rappresenta gli affanni della vita: sembra voler suggerire che in qualsiasi situazione è bene non perdere il senso dell'umorismo. Trame intricate, accidenti improvvisi, equivoci paradossali costruiti ad arte dal destino, accompagnati da note spumeggianti di allegria e di buonumore, sul palcoscenico si sciolgono come per incanto infondendo quell'ottimismo e quella vitalità  che aiutano a sorridere anche dei nostri guai.

E magari dietro l'angolo c'''è quel guizzo, come l'indimenticabile entrata in scena di Sandro Massimini, che può mettere uno zampino fortunato nella nostra vita.

Daniela Mazzucato e Max René Cossotti:
due voci dell'operetta

 

Capelli biondi e corti, gli occhi scuri un po' timidi, la preoccupazione di preparare la voce prima di andare in scena. Daniela Mazzucato, padovana, soprano rubato al mondo dell opera, trova però la calma e la serenità  per scambiare qualche battuta sulla sua lunga esperienza di interprete di tante operette di successo. Suo marito, il tenore Max René Cossotti, partecipa con garbo a questa intervista a due voci.

Quando debuttaste nell'operetta?

'Nel 1972 con l'operetta Il Fiore di Hawaii a Trieste con Sandro Massimini', risponde la signora Mazzucato.

'Io, invece, lavoravo nell'opera già  da diversi anni. Ma nel 1982 incontrai Daniela, me ne innamorai e presi parte anch'io all'operetta La danza delle libellule che, quell'anno, la vedeva protagonista'.

Quali sono le doti necessarie per essere dei buoni interpreti della piccola lirica?

'Per fare l'operetta bisogna avere delle qualità  di attore di prosa e bisogna saper ballare', sottolinea Daniela Mazzucato.

'Ma bisogna esser pronti a tutto - aggiunge suo marito - . Daniela ne La danza delle libellule pattinava in scena'.

Siete affezionati a qualche operetta in particolare?

'Sicuramente a Scugnizza - sottolinea la signora Mazzucato - . Vivevo un periodo molto tormentato perché era appena morto mio padre. Quel ruolo, molto impegnativo, mi ha assorbito totalmente, e mi costringeva a misurarmi con tante situazioni simpatiche e gioiose che hanno aiutato molto'.

Quali sono le maggiori difficoltà  che un interprete affronta nell'operetta?

'Il passare dal parlato al cantato poggiando correttamente la voce, perché noi non abbiamo una preparazione da attori di prosa e il cantare ballando senza far sentire il fiatone: noi non abbiamo microfoni e la nostra voce deve giungere fino in fondo alla sala. Ma tutti questi sforzi sono ricompensati dal pubblico che, a una nostra battuta o a una nostra azione, ride', prosegue Daniela Mazzuccato.

Lei ha lavorato spesso con Sandro Massimini. Che ricordo ne ha?

'Gli ho voluto bene, l'ho stimato moltissimo come artista e solo ora mi rendo conto quanto mi fosse vicino. Abbiamo vissuto insieme dei momenti molto intensi sul palcoscenico, tra noi c'era un affiatamento profondo: avevamo due personalità  che si compensavano'.

Gli artisti vengono considerate persone a dir poco frivole. Qual è il vostro rapporto con la fede?

'Siamo profondamente credenti, ma con il nostro lavoro è, certo, un po difficile partecipare alla messa ogni domenica', spiega la signora Mazzucato.

'Però un pensiero o gesto, in qualsiasi momento della giornata, è rivolto al Signore - sottolinea Max René Cossotti - . Ad esempio, spesso prima e dopo lo spettacolo ci facciamo il segno della croce. Io, in realtà , devo molto a sant'Antonio: nel 1989 ebbi un gravissimo incidente automobilistico da cui uscii illeso. Subito dopo mi recai in basilica per ringraziarlo della sua protezione'.

Gli appuntamenti con l'operetta

Quest'anno il Festival internazionale dell'operetta di Trieste prende il via il 30 giugno per concludersi il 9 agosto. Dal 30 giugno al 19 luglio al Teatro Verdi andrà  in scena Parata di primavera di Robert Stolz; dall'1 al 7 luglio l'appuntamento è alla Sala Tripcovich con Can can , musical di Cole Porter; mentre dall'11 luglio al 2 agosto debutta, al Teatro Verdi, il nuovo allestimento di Cin-ci-là , operetta di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato. Dal 18 al 26 luglio alla Sala Tripcovich è in programma il musical Sette spose per sette fratelli, coprodotto con la Compagnia della Rancia; la terza operetta, Il conte di Lussemburgo, di Franz Lehà¡r, in programma dall'1 al 9 agosto, concluderà  il Festival.

A partire dal 16 giugno è possibile prenotare i posti, salvo disponibilità , telefonando, dal martedì a domenica dalle 10 alle 13, alla Biglietteria del Festival: 040/6722500.

Gli appassionati dell'operetta possono contattare l'Associazione internazionale dell'operetta di Trieste, che nello stesso periodo organizza alcune manifestazioni collaterali per promuovere l'aspetto culturale dell'operetta e che ogni anno conferisce il Premio Internazionale dell'operetta e il Premio Massimini. Per informazioni: tel. 040/301716, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017