Polo d'aggregazione tricolore

Riecheggia, a distanza di anni, l'ammonimento del giudice Angelo Branca quando ripeteva che il peso del debito sarebbe ricaduto non sulle spalle del console, ma su quelle dei vostri figli.
22 Maggio 2003 | di

VANCOUVER
Il calendario cattolico dedica il 24 giugno a san Giovanni Battista, il precursore di Gesù di Nazareth. Lo stesso giorno è una data simbolica, di valore civile, anche per chi fa unicamente riferimento ad avvenimenti storici. Nel Canada orientale, per esempio, il 24 giugno 1497 segna lo sbarco di Giovanni Caboto: lo si festeggia tuttora, 506 anni dopo. Nel Canada occidentale - a 5 mila chilometri di distanza e senza voler fare impossibili paragoni - si ricordano gli appena 26 anni trascorsi dal 24 giugno 1977, data d'apertura del complesso architettonico del Centro culturale italiano di Vancouver, la cui piazzetta d'accesso è intitolata appunto a Giovanni Caboto. Coincidenze? Ci piace immaginarlo. Anche il console d'Italia cui è legata l'idea e la realizzazione del Centro, e che trascinò nell'impresa numerosi gruppi di italiani immigrati, soprattutto negli anni Cinquanta-Settanta, si chiamava Giovanni. Lo ricordano in molti il dottor Germano. Ha lasciato tra l'altro una pubblicazione (*) che documenta l'incubazione e la nascita del Centro culturale. Furono anni di fervore e d'entusiasmo, ma anche di polemiche e di scontri. Quale comunità  italiana può dire di non aver vissuto o di non vivere questi e quelli? L'importante è saper individuare, al di là  di episodi contingenti, talora difficili da superare, il filo conduttore che riconduce all'essenziale.
Per chi preferisce conoscere i fatti al di là  delle opinioni, può essere utile leggere anche la storia scritta di recente da Raymond Culos (**). Vedere finalmente le ragioni di quanti nel Centro desiderano riconoscere la casa comune degli italiani di Vancouver, oltre che il punto d'aggregazione dei suoi attuali soci, ivi comprese le 34 associazioni aderenti alla federazione della Italian Cultural Centre Society. Per continuare a costituire un segno visibile di italianità  per le altre comunità  etniche operanti nella metropoli.
A distanza di 26 anni dalla sua apertura, il complesso del Centro appare ampliato nelle strutture: all'iniziale vasta ala culturale e di servizi comprendente salone delle feste e cucine, biblioteca-galleria, laboratorio linguistico, aule scolastiche, asilo (di recente abolito) e uffici, è stata aggiunta l'ala ricreativa dotata di corte coperta per gioco delle bocce, trattoria, osteria e salette riunioni. Attigui sono sorti il pensionato per anziani Casa Serena e la casa di cura Villa Carital, al servizio di anziani italiani e non, pensionati autosufficienti o bisognosi d'assistenza e cure (***).
Continuano relativamente a pesare sulla gestione del Centro, soprattutto a scapito di programmi culturali di più ampio respiro, i debiti iniziali e di percorso che i responsabili, al tempo in carica, si assunsero per finanziare le senz'altro vistose realizzazioni. C'è da dire però che il governo italiano ha fatto allora la sua parte e continua a farla - tramite il Consolato generale e la direzione didattica - con assistenza e finanziamenti alla scuola d'italiano, oltre che sponsorizzando eventi culturali quando in cooperazione con l'Istituto di cultura.
Nonostante la società  del Centro non abbia fini di lucro, i più recenti amministratori - in maggioranza giovani oriundi - sono stati costretti ad adottare metodi di business, privilegiando scelte di convenienza su altre più fedeli al fondamentale obiettivo statutario, tuttora da essi stessi proclamato, di mantenere, promuovere e sviluppare la cultura italiana mediante lingua, letteratura, arte e musica. Il realismo sembra aver vinto sull'idealismo della prima ora: tutto per far quadrare i bilanci e per poter gradualmente ridurre le obbligazioni finanziarie. Anche l'assiduo lavoro dei numerosi volontari (manutenzione, riparazioni, giardinaggio, assistenza al domenicale svolgimento del frequentatissimo e popolare gioco del Bingo, da anni fonte di non trascurabili entrate), così come la nuova impostazione del settore catering, sono stati rivolti allo scopo suddetto. Da un paio d'anni, inoltre, occupando in orario diurno aule e spazi non utilizzati da attività  sociali, opera in affitto, nelle strutture del Centro, una scuola privata, la Stratford Academy. Frequentata prevalentemente da bambini d'origine orientale, manca di qualsiasi particolare richiamo curriculare per gli italiani. Il numero crescente di allievi ha tuttavia provocato una recente richiesta di estensione, con la ventilata costruzione di un padiglione aggiuntivo. Il problema è allo studio, i punti di vista divergono a seconda dell'età , della formazione professionale e delle esperienze comunitarie di quanti vi sono coinvolti e vogliono giustamente evitare dannose fratture comunitarie.
Il Centro si trova ad un bivio, dovendo decidere o meno ulteriori investimenti, diretti semmai alla realizzazione di un complesso sportivo, di un piccolo teatro, di un heritage museum e di una scuola professionale di cucina italiana. In tutti i casi, occorrono saggezza, lungimiranza ma anche coraggio. Progetti e programmi sono da tempo allo studio, pareri favorevoli e contrari s'incrociano, discussioni più o meno accese animano le assemblee dei soci e i quotidiani incontri dei volontari, ma soprattutto impegnano il neo rinnovato Consiglio d'amministrazione. Che può essere davvero visto come sintesi di esperienze umane e nuove preziose energie: ai volontari di sempre, nati in Italia e trapiantati in Canada, s'è aggiunta una relativa maggioranza di oriundi. Questi discendenti di immigrati hanno il merito - tra tanti indifferenti, disinteressati e lontani - di sentire l'orgoglio delle origini e a loro modo contribuire alla valorizzazione del centro comunitario. Importante è che ci sia continuità , che pur nell'applicazione di più aggiornati, se vantaggiosi, sistemi manageriali, sia mantenuto un clima di famiglia, dove le differenze d'età  e l'apporto dei singoli, si rapportino in armonia e rispetto reciproco. Dove si mantenga il gusto della comunicazione in lingua italiana oltre al necessario uso della lingua ufficiale inglese. Dove ci sia un giusto rapporto di fiducia e collaborazione tra proprietari (i soci!) e i dipendenti (impiegati e salariati). Dove siano conservate le belle tradizioni che ancora riscaldano il cuore di tanti anziani. Dove le giovani famiglie possano trovare un punto di riferimento per non perdere del tutto la propria identità . Ideale sarebbe inoltre che il Centro diventasse sede ufficiale di un centro italiano comunicazioni, ospitando nelle sue strutture, dietro onesto compenso, attrezzature e uffici dei mass media operanti nella comunità . Così come sarebbe conseguente che al Centro si svolgessero le manifestazioni promozionali organizzate dalle Camere di commercio italiane, e non solo quelle. Idee e progetti non mancano, c'è forse bisogno di un'opera di maggiore sensibilizzazione e di risposte concrete da parte di quanti preferiscono osservare e giudicare dal di fuori.
Le ultime novità  sono che, dopo un intervallo di neanche due anni, è stato rieletto alla presidenza del Centro l'oriundo Joe Finamore (di genitori bagnolesi); e che dopo un venticinquennio c'è stato l'acclamatissimo rientro nel Consiglio d'amministrazione di uno dei primi presidenti, il trevigiano di Selva del Montello, Claudio Corrà , noto imprenditore e generoso sponsorizzatore di iniziative culturali. Da segnalare anche la consistente presenza femminile nel Board, cinque donne su dodici componenti: Maria Bisognin, Patricia Conte, Artura Cusinato, Stella de Giorgio e Marinella Michielin. Gli altri sono: Ray Culos, Ed Fontana, Tony Marzitelli, Armando Petronio, Dan Tucci e, di diritto, l'ex presidente Leonard Bruno. A tutti buon lavoro e buona fortuna!  

 
(*) Gli Italiani del Canada occidentale - Come nasce un centro comunitario (Giunti-Marzocco, 1977).
(**) Vancouver's Society of Italians Volume II (Raymond Culos, 2002).
(***) Una lezione di vita da Casa Serena (Messaggero di S. Antonio, settembre 1995) e Rivitalizzare l'anziano (Messaggero di S. Antonio, dicembre 1996).

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017