Sfide tra generazioni

Occorre che l’Italia dello stivale e quella costituita dagli italiani all’estero diventino interattive per rispondere alle attese di un promettente futuro.
22 Settembre 2003 | di

OTTAWA
Nella capitale del Canada vive da oltre un secolo, completamente inserita nel tessuto socio-economico della città , una comunità  italiana composta da circa 30 mila persone, dinamica e attiva, che va scoprendo i valori dell";appartenenza e della cultura a cui sono legate le radici di tanti suoi componenti. Oggi non si vive più soltanto di ricordi e di tradizioni legate alle vecchie generazioni di emigrati ma, soprattutto le giovani generazioni, vanno alla ricerca di nuove prospettive per migliorare e arricchire le loro conoscenze e il loro bagaglio culturale legato alla patria d";origine dei loro ascendenti.
I giovani dirigenti del Comites di Ottawa, con a capo il presidente Marco Pagani, e gli altri componenti del direttivo, dal professor Antonino Mazza a Fiore Pace, da Sharon Buglione e Maddalena Iannitti, hanno compreso da tempo quali possono essere le prospettive per il futuro se riescono a muoversi nella direzione giusta. Allora, venuti a conoscenza tramite il dinamico e onnipresente Luciano Pradal, presidente dei Trevisani nel Mondo sezione di Ottawa, della venuta in Canada di padre Luciano Segafreddo direttore del Messaggero di sant";Antonio-edizione per gli italiani all";estero, lo hanno invitato ad Ottawa a parlare sul Rinascimento dell";Italianità  nel Mondo. Questo tema, padre Segafreddo lo aveva già  affrontato, con grande successo, davanti alla comunità  italiana di Montréal alcuni mesi fa. E questa volta ha accettato con piacere di riparlarne con la comunità  italiana della capitale del Canada. Si tratta di nuove aspettative per una fattiva collaborazione tra l";Italia dello stivale e l";altra Italia degli italiani all";estero.
Con il diritto di voto in loco, gli italiani sparsi nei vari Paesi del mondo, hanno fatto un balzo in avanti per il raggiungimento di determinati obiettivi: innanzitutto quello di portare la voce dei connazionali all";estero nel Parlamento italiano, e con essa le varie istanze che da anni aspettano di essere discusse e risolte.
«Tra le attese "; dice padre Segafreddo "; vi è la riforma del Cgie, la riapertura dei termini per ottenere la doppia cittadinanza, l";aggiornamento dell";Aire, la riforma dei patronati, la nuova legge sui Comites e gli interventi scolastici per gli italiani all";estero legati alla riforma della legge 153 del 1971. Tutti questi obiettivi da raggiungere non hanno senso se non si comprende il vero ruolo delle comunità  italiane all";estero».
A questo punto il discorso si fa più ampio e tocca argomenti che servono ad illustrare una problematica che fino ad ora non è stata ancora compresa dagli italiani della penisola: «Il ruolo delle comunità  italiane all";estero è estremamente qualificante "; aggiunge Segafreddo "; perché è legato all";esperienza di lavoro, al grado di professionalità  raggiunto dai suoi membri, alle realizzazioni e ai preziosi apporti che esse hanno dato allo sviluppo dei Paesi in cui vivono. In aggiunta all";arricchimento culturale che essi hanno portato creando persino una letteratura degli italiani all";estero. Inoltre esse costituiscono qualificati e preziosi avamposti per le esportazioni dei prodotti italiani e per la divulgazione della nostra lingua e della nostra cultura. Tutto questo costituisce un mondo italiano che ha una sua autonomia e che merita di essere conosciuto e valorizzato come tale dagli italiani residenti in Italia».
Qualche tempo fa, quando il ministro Mirko Tremaglia venne in Canada parlò della necessità  di un";informazione di ritorno. Egli è partito dal fatto che quanto le comunità  italiane all";estero hanno realizzato, è passato quasi del tutto sotto silenzio in Italia. Se in passato non è calato il velo di un totale oblio sul nostro fenomeno migratorio e sui rapporti tra le due Italie, lo si deve all";impegno del Cgie, dei Comites, delle associazioni e della stampa parlata e scritta che opera all";estero. Spesso, però, questi media, nati esclusivamente dall";iniziativa privata, che operano nei cinque continenti, arrancano per la mancanza di adeguati finanziamenti da parte dello Stato italiano.
«Quando parliamo dell";altra Italia "; prosegue padre Segafreddo "; non dobbiamo pensare soltanto ai pochi milioni che sono ancora in possesso della cittadinanza italiana ma anche a quelli, e sono tantissimi, che hanno assunto un";altra cittadinanza. Sono quelli della seconda, terza e quarta generazione che manifestano il desiderio di riaccostarsi alle proprie radici sentendosi affettivamente e culturalmente ancora legati all";Italia. Si tratta di circa 60 milioni, pari quasi ad altrettanti milioni d";italiani che risiedono in Italia i quali, pur vivendo stabilmente, da sempre, fuori dai confini nazionali, rappresentano un importante contenitore di esperienze che possono dare veramente vita ad una vera e grande Italia dei valori se si riesce a capirli e ad inserirli nel contesto italiano».
Che cosa bisogna fare, allora, per collegare le due Italie? «Occorre rendere interattive le ";due Italie"; "; risponde Segafreddo ";. Da anni il progetto di mettere in comunicazione tra loro l";Italia degli emigrati e l";Italia dello stivale è nel cuore di quanti lavorano nel settore delle comunicazioni e del mondo associazionistico. Esso, però, è stato frenato da una comunicazione ";one way"; ossia monodirezionale che ha bloccato il dialogo e l";informazione».
Il dibattito sul ruolo dei media per gli italiani all";estero si è riacceso in questi ultimi tempi. Oltre a ribadirne la funzione, il valore e la loro potenzialità , si chiede un maggiore finanziamento da parte dello stato italiano. Le testate iscritte alla Fusie, Federazione unitaria stampa italiana all";estero, sono circa 170 e vi aderiscono anche agenzie d";informazione, emittenti radiofoniche e televisive. La maggioranza di esse sono seguite dalle vecchie generazioni di emigrati.
«Occorre rivolgere la nostra attenzione alle giovani generazioni "; sottolinea Segafreddo "; e per fare questo è necessario che queste testate facciano un salto di qualità  e si presentino con nuovi programmi. I giovani, lo sappiamo tutti, hanno raggiunto gradi di scolarizzazione abbastanza elevati ma, parlano più la lingua o le lingue del Paese che li ospita che quella italiana. I giornali nazionali italiani, che pur si vendono nelle edicole delle città  straniere, spesso affrontano questioni estranee alla conoscenza e all";interesse dei lettori che vivono all";estero. Usano un linguaggio che richiede una visione della realtà  italiana che all";estero, difficilmente, si può percepire».
Come operatori dell";informazione per «l";altra Italia», oggi ci troviamo di fronte ad alcune sfide significative che possono essere così riassunte: la prima sfida è quella di dover rispondere con maggiore qualità  e professionalità  alla domanda d";informazione dovuta alla crescita culturale dei nostri connazionali che vivono all";estero. La seconda sfida è quella di riattivare i rapporti tra le due Italie attraverso servizi informativi che presentino la globalità  della realtà  italiana nel mondo. La terza sfida riguarda l";informazione di ritorno rivolta agli italiani residenti in patria soprattutto se occupano ruoli chiave nella gestione dell";informazione, dell";amministrazione pubblica, ecc. La quarta sfida concerne le giovani generazioni. Come legare questi giovani all";Italia? Padre Segafreddo, nel corso di questo incontro ha osservato che «le Regioni e le Province autonome italiane hanno iniziato ad avvertire il pericolo della perdita della memoria storica e dei rapporti con le nuove generazioni. Oggi, alcune di esse stanno impegnandosi su iniziative culturali e sociali per aiutare le nuove generazioni a mantenere o a recuperare i valori dell";identità  legata alla terra d";origine. Le associazioni devono cambiare, modernizzare i loro obiettivi, rendendo le nuove generazioni partecipi di questi cambiamenti che devono avvicinarsi al loro stile di vita. Ma anche quando la stampa parlata e scritta si rivolge agli italiani nel mondo può dare una risposta attraverso una puntuale e veritiera informazione su quanto avviene in Italia, offrendo occasioni di coinvolgimento che possono interessare i giovani. Una maggiore concretezza arriva dagli scambi culturali in cui sono coinvolti i giovani. Potremo rivivere un nuovo rinascimento della nostra italianità  se sapremo rinsaldare i rapporti con le comunità  italiane nel mondo».
«Occorre che questa voglia di rinascere venga trasmessa ai nostri figli se vogliamo continuare a crescere nella nostra italianità Â», gli ha fatto eco Luciano Pradal, presidente dell";Associazione Trevisani nel mondo di Ottawa, al termine dell";incontro.  
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Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017