Sigaretta: killer silenzioso. Venti milioni di vite... in fumo

Dati allarmanti su cui riflettere. Affermare che il fumo non fa male, significa mentire a se stessi e agli altri; significa alimentare il giro d’affari di potenze economiche capaci di influenzare persino i governi.
04 Luglio 1999 | di

Entro il Duemila la sigaretta mieterà  oltre 20 milioni di vittime, 6 solo in Europa: secondo l'Organizzazione mondiale della sanità  un morto ogni dieci secondi.
Il fumo è un killer silenzioso: illude, finge di aiutare a superare lo stress di una vita dispendiosa; invece, quasi con sussiego, conduce lentamente alla morte. Le dimensioni di una tragedia, vissuta in silenzio senza i clamori delle televisioni e giornali, sono ancora più eclatanti, specie se paragonate, ad esempio, al numero delle vite sacrificate inutilmente nello scempio della ex Jugoslavia: meno di un milione di morti in quattro anni.

Dati su cui riflettere. Dati da affrontare con cognizione di causa, senza alcun pregiudizio. Continuare ad affermare, insomma, che il fumo non fa male, significa mentire a se stessi e agli altri. Significa, soprattutto, alimentare un giro d'affari, quello delle potenti multinazionali del tabacco, che influenza decisamente i governi di numerosi paesi. Colossi come la Philip Morris e la Dunhill hanno un peso notevole sull'economia degli Stati Uniti, che pure, nella persona del presidente Clinton, hanno ufficialmente dichiarato guerra al fumo. È il trionfo del paradosso, dell'assurdo: che le campagne di prevenzione al tabagismo potrebbero addirittura essere finanziate col denaro ricavato dalla vendita delle sigarette...

 Danni irreparabili. La verità  è che la dipendenza dal tabacco produce danni irreparabili nell'organismo: il rischio di andare incontro a un tumore polmonare è elevatissimo, né vanno escluse altre patologie cronico-degenerative degli apparati respiratorio e cardiovascolare. Smettere di fumare, inoltre, implica vantaggi considerevoli che gli amanti della sigaretta farebbero bene a non sottovalutare. Ebbene, dopo solo una settimana di astinenza dal fumo, diminuiscono i rischi di attacco cardiaco e si fatica di meno a camminare. Nel giro di tre settimane si registra un netto miglioramento della circolazione e la funzione polmonare aumenta del 30 per cento. Nello spazio di nove mesi si attenuano tosse e congestione nasale, sparisce il muco, i polmoni risultano puliti e il pericolo di infezioni è ridottissimo. Dopo un anno, in pratica, il rischio di disturbi coronarici è dimezzato. Inoltre, migliorano il colore dei denti, l'aspetto fisico, il fiato. Le donne hanno una gravidanza più serena e lo sviluppo del feto procede con minori rischi.
In Italia, dove i decessi da fumo sono circa 90 mila ogni anno, il popolo dei tabagisti è in netto calo, frutto delle campagne di sensibilizzazione portate avanti principalmente dalla Lega italiana contro i tumori, dalla Lega vita e salute e dal Codacons. Una ricerca Istat ha documentato come i fumatori, nell'arco di dodici anni, dal 1983 al 1995, siano passati da 16 a 12,6 milioni. Dal 1980 al 1994 è emersa una diversità  di comportamento tra i due sessi: i maschi fumano sempre di meno, mentre le donne, dopo una fase di crescita, sono in diminuzione (dal 1993). Situazione simile, in relazione allo stesso periodo, anche per quello che riguarda le persone che non hanno mai fumato: uomini in salita dal 35,7 per cento al 38,1 per cento, femmine in calo dall'81,9 al 69 per cento. La percentuale degli ex fumatori, invece, cresce di pari passo con l'età , ovvero, in larga parte, mano a mano che peggiorano le condizioni di salute. Si fumano mediamente 14 sigarette al giorno, una cifra che cresce con l'età : le donne ne fumano 12, contro le 16 degli uomini. La regione più tabagista è la Campania (40 per cento), cui fa da contraltare il Veneto (25,6 per cento), quella con più fumatrici l'Umbria (20 per cento), alla quale si oppone la Basilicata (7 per cento).

I giovani che fumano. Quello relativo ai giovani è un capitolo a parte. Bassa la percentuale dei fumatori dai 14 ai 18 anni (8,2 per cento), dimezzata rispetto al 1991. Nel complesso, al di sotto dei 25 anni, i fumatori maschi si aggirano intorno al 24,7 per cento, le femmine sono il 12 per cento. Tra i 25 e i 34 anni coloro che si dichiarano ex fumatori sono il 15,7 per cento, una cifra in aumento rispetto a qualche anno prima: si ingrossano le file di quanti abbandonano il fumo quasi subito. Calo anche tra gli studenti, passati dal 16,1 per cento del 1991 all'11,7 del 1994, con una diminuzione del 27,3 per cento verificatasi nel giro di pochi anni. La guardia, però, non va abbassata, è doveroso compiere sostanziosi passi in avanti in materia di prevenzione ed educazione, soprattutto a livello scolastico. Gli studenti andrebbero coinvolti con maggior frequenza in programmi di promozione della salute, ma, soprattutto, presidi e insegnanti dovrebbero dare il buon esempio, evitando di fumare non solo in aula, come prevede la legge, ma all'interno dell'intero plesso scolastico.

I luoghi pubblici. La legge che vieta il fumo all'interno di un locale c'è, eccome: nel 1995 la Quarta sezione di Consiglio di stato ha emesso un'ordinanza con la quale impone alle amministrazioni comunali di assicurare il divieto di fumo negli ambienti chiusi di proprietà  della pubblica amministrazione e in tutti i locali aperti al pubblico.
Eppure c'è chi fa finta di non capire. «La legge è chiarissima, invece - sostiene Silvio Arcidiacono, direttore generale della Lega Italiana per la lotta contro i tumori - ma ci sono in ballo troppi interessi per poterla applicare alla lettera. E pensare che l'Italia è stato uno dei primi paesi, nel 1975, a emanare una disposizione contro il fumo nei locali pubblici. Ma, come si sa, la legge è soggetta a interpretazioni e le discussioni sono proseguite per vent'anni, fino a quando, il 14 dicembre del 1995 il Consiglio dei ministri ne ha definito gli aspetti. Comunque, perché lo stato possa tutelarsi, nella direttiva c'è la possibilità , specie per chi dirige una struttura pubblica, di delegare un terzo per ottenere il rispetto della legge».
Il numero dei fumatori in Italia è diminuito dal 1980 in poi: «Sì, è vero - sottolinea Arcidiacono - siamo passati dal 46 per cento al 26 per cento, anche se il problema del tabagismo viene ancora sottovalutato. Si parla tanto di prevenzione per il tumore ai polmoni: in realtà , l'unica prevenzione efficace è quella di non fumare, perché il 90 per cento di questo tipo di tumori è provocato dal tabacco. Credo sia ora di capire che siamo davanti ad un problema di sanità  pubblica, visto che l'Oms parla di tre milioni di morti ogni anno. E i fumatori si ostinano ad indicare l'inquinamento atmosferico come la causa della maggior parte dei tumori».

I danni in cifre. «Le cifre dei danni provocati dal tabacco sono sotto gli occhi di tutti - continua Arcidiacono quelli dell'inquinamento non incidono più del 2 per cento». Fumare una sigaretta per molti rappresenta una specie di status symbol: nel corso degli anni si è creata una cultura del tabagismo, una mentalità  difficile da abbattere. «Però bisognerebbe spiegare ai fumatori - rivela Silvio Arcidiacono - che negli Stati Uniti, dove pure esistono mille contraddizioni in materia, la mortalità  per tumore decresce, mentre da noi è in aumento. La maggior parte degli americani è diventata intollerante verso i tabagisti, in gran parte degli aeroporti sono addirittura confinati in piccoli settori. Ma anche in Italia stato e monopolio sono in una evidente contraddizione, perché non si possono finanziare, contemporaneamente, le campagne contro il tabacco e il tabacco stesso».
Esiste una ricetta per dare un taglio al problema? «Non credo che la questione sia facilmente risolvibile ma resto convinto che lo stato debba pensare a una soluzione che preveda la riconversione dei terreni che producono tabacco.

L'Italia produce il 40 per cento del tabacco tra i quindici paesi dell'Unione europea, gli addetti alla coltivazione sono circa 300 mila. Ora, è chiaro che in un momento come quello attuale, dove la piaga della disoccupazione è dilagante, il piano non può essere immediatamente attuato, ma il discorso va certamente affrontato a medio termine. Noi lo faremo nel corso della 'Giornata mondiale contro il fumo', che si svolgerà  il 31 maggio, e che verterà  proprio sul tema 'Cessazione dell'uso del tabacco'. Ci aspettiamo che anche lo stato presto faccia lo stesso».


   
   
LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORI
SI ALL'INDIPENDENZA& DAL FUMO
     

Niente crociate, ma fattivi sul campo. È il motto della Lega italiana per la lotta contro i tumori, costituita a Napoli nel 1927 come società  dei chirurghi e considerata ente pubblico con legge del 20 marzo 1975. Articolata con una sede centrale a Roma, 103 sezioni in tutte le città  capoluogo di provincia e 20 comitati di coordinamento regionali, la Lega è costantemente impegnata in studi e ricerche in campo oncologico, si preoccupa di informazione ed educazione sanitaria e rappresenta un validissimo baluardo contro il tabagismo.
Fiore all'occhiello della Lega sono i corsi organizzati a beneficio di chi intende smettere di fumare. «Ogni fumatore dentro di sé vorrebbe smettere - spiega Clarita Bollettini, che si occupa direttamente dell'organizzazione dei corsi - ma il problema più grosso è la dipendenza dalla nicotina. Innanzitutto, ci preme far capire che i danni provocati dal tabagismo si vedono lentamente nel tempo. Perché il fumo uccide in silenzio e non interessa solo i polmoni, ma si correla a tanti altri tumori. L'obiettivo principale, quindi, è quello di indurre con pazienza le persone ad abbandonare la dipendenza, valorizzando quell'energia che hanno dentro e che deve permettere loro di tagliare i ponti con il fumo». Sono tre i corsi organizzati dalla Lega ogni mese: ciascuno di essi si protrae per sette incontri «ravvicinati», ai quali prendono parte, di volta in volta, esperti, medici e un conduttore che ha il compito di guidare il gruppo alla meta finale: l'indipendenza dal fumo. «Al settimo incontro - rivela la Bollettini - l'80 per cento dei partecipanti ha smesso di fumare. Ma non bisogna illudersi che i giochi siano ormai fatti. Per questo il gruppo viene seguito durante tutto l'anno il primo lunedì del mese, quando si riuniscono tutte le persone che hanno abbandonato la dipendenza dalla nicotina».
Notizie e aggiornamenti sulla «Giornata mondiale contro il fumo» del 31 maggio si possono trovare nel sito www.who.org.

Per informazioni sulle attività  della Lega e sui corsi per smettere di fumare, si può telefonare allo 06/4425971.

 

   
   
LA LEGGE IN  PILLOLE      

La legge antifumo «per eccellenza», la 584 dell'11 novembre 1975, attualmente in vigore, stabilisce «il divieto di fumare in determinati locali e sui mezzi di trasporto pubblico». Il testo specifica pure gli ambiti, individuandoli:      

     

  • nelle corsie ospedaliere, nelle aule scolastiche, sui mezzi di trasporto pubblico, nonché nelle sale di attesa dei vari tipi di trasporto pubblico, nelle carrozze ferroviarie per non fumatori, nei compartimenti a cuccette e nelle carrozze letto occupate da più persone;      
  • nei locali chiusi adibiti a pubblica riunione, a spettacolo cinematografico o teatrale o da ballo o sale corse, o sale di riunione, pinacoteche, biblioteche, gallerie d'arte pubbliche.      
  •      

    Nel 1976 il consiglio di stato stabilisce che «i determinati locali» non comprendono bar, ristoranti, sale da the e comunque quei pubblici esercizi dove si verifichi un'affluenza occasionale e precaria. Il D.D.L. «Divieto di fumare nei locali pubblici e sui mezzi di trasporto» (atto Camera n. 1580 della XII legislatura), riprende quanto espresso in merito nella Risoluzione Cee del 16 maggio 1989. In particolare si vieta il fumo all'interno delle strutture che si occupano dei servizi ai minori, nelle scuole di ogni odine e grado e nelle altre istituzioni scolastiche ed educative. L'obiettivo è quello di prevenire ed educare alla lotta contro il tabagismo, dopo che i dati Istat del 1980 hanno evidenziato come il 35,3 per cento dei fumatori ha iniziato a fumare tra i 14 e i 17 anni ed il 44,6 per cento tra i 17 e i 21. La legge attualmente in vigore, in relazione alle scuole, vieta il fumo solo nelle aule.

     


       
       
    DAL PIANO SANITARIO NAZIONALE
    UNA SOCIETà€ SENZA FUMO?
         

    Il piano sanitario la prevede. Utopia? Ma ecco intanto le vie per avvicinarci. «La lotta al tabagismo è uno dei punti cardine del piano sanitario nazionale approvato dal parlamento per il triennio 1998-2000. Lo stesso ministro Rosy Bindi ne ha fatto una priorità , definendo obiettivi e azioni da promuovere per limitare al massimo i danni da fumo». Il dottor Piergiorgio Zuccaro dell'Istituto superiore di sanità  indica la strada da       battere per chiudere in un angolo il popolo dei tabagisti. «Innanzitutto - spiega - le regioni dovranno impegnarsi per attuare le direttive vigenti, sia che lo facciano da sole o in collaborazione con il ministero stesso. Le cifre, che parlano di un'incidenza del fumo sui tumori polmonari nel 90 per cento dei casi, non permettono ulteriori dilazioni. Per questo il piano ha stabilito gli obiettivi primari: 1) ridurre la prevalenza dei fumatori e la quantità  quotidiana di sigarette fumate; 2) i fumatori di età  superiore ai 14 anni non devono superare il 20 per cento degli uomini e il 10 per cento delle donne; 3) fare in modo che la frequenza delle fumatrici durante la gravidanza tenda a zero; 4) ridurre la prevalenza dei fumatori tra gli adolescenti».
    È chiaro che per raggiungere lo scopo  deve essere rispettato il divieto di fumare nei locali pubblici e negli ambienti di lavoro . Inoltre, è necessario  promuovere interventi di educazione sanitaria , specie nelle scuole, realizzare campagne mirate, vigilare sulla corretta applicazione dei limiti alla pubblicità  diretta e indiretta e limitare il consumo del tabacco tra i minori di 16 anni. Un programma che potrà  essere       efficace solo se seguito alla lettera: «Non c'è alcun dubbio - sottolinea il dottor Zuccaro - è inutile continuare con le discussioni sui danni provocati dal fumo attivo: il fumo fa male in ogni caso e a tutti. L'obiettivo principale, a lungo termine, è una società  libera dal fumo. Se vogliamo fermarci a scadenze più brevi, allora lavoriamo per diminuire il numero dei tabagisti, inducendoli a fumare sigarette meno tossiche».
    Si può smettere di fumare in qualsiasi momento , «ed è sempre una scelta indovinata. La maggior parte delle persone ci riesce da sola, gli altri devono consultare il proprio medico curante, il quale indica una terapia farmacologica. Oppure possono partecipare a gruppi di terapia di supporto psico-sociologico, che li aiutano a superare la dipendenza dalla nicotina».
    Per quanto riguarda i vantaggi economici che deriverebbero da una diminuzione dei tabagisti, i conti parlano da soli: perché sarà  pur vero che le tasse pagate dai fumatori si aggirano sui 14 mila miliardi, ma il Servizio sanitario nazionale è costretto a impegnare risorse due o tre volte superiori per le relative patologie».
    Un occhio alla salute, insomma, e uno al portafoglio.      

     

    Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017