Stati Uniti. Quando i videogiochi parlano italiano

19 Febbraio 2016 | di

Da bambino amava fumetti e videogiochi. Una passione, insieme alla matematica, che gli ha cambiato la vita. Giuseppe Mattiolo, trentenne, siciliano di Augusta (nella foto uno scorcio della cittadina), non ama essere definito un «cervello in fuga», anche se, dopo la laurea in Ingegneria informatica all’Università di Catania e un dottorato in Matematica, ha trascorso quattro anni tra Danimarca e Inghilterra, prima di approdare a Los Angeles, dove oggi vive. Nella solare e ricca California, lavora come ingegnere informatico nell’azienda di videogiochi «The Workshop Entertainment».

Della sua Sicilia si porta dentro «le estati trascorse al mare con un’afa che non sembrava così tremenda. Le partite di pallone sulla spiaggia o per strada. Le corse in bici che duravano un intero giorno. La granita di mandorla e cioccolato e la brioche col “piripicchio”. Le enormi arance appena colte direttamente dagli alberi che circondano casa mia a Lentini. Il profumo della zagara. I petali dei mandorli. Il verde severo degli olivi». E quando torna a casa, di solito per le feste natalizie o in estate, Giuseppe adora andare al mare, oppure a Catania o sull’Etna, «in compagnia delle persone che non ho la fortuna di vedere tanto spesso quanto vorrei». Ma ciò che ama, forse più di tutto, è il suono della lingua siciliana: «È una lingua poe­tica e intensa. Tanto che, a volte, penso di non riuscire a dire certe cose in altre lingue con la stessa forza che hanno in siciliano». In molte storie, come quella dell’ingegnere di Augusta, l’emigrazione non è solo opportunità e nuove esperienze. Più spesso, infatti, deriva dalla necessità.

«Ritengo che lo sia di più in certi settori – spiega –. Nel mio lavoro, ad esempio, le grandi aziende, e con esse pure i progetti più innovativi, sono all’estero. Conosco, comunque, alcuni che lavorano nell’entertainment e nella computer graphics e che, ad esempio anche a Catania, hanno trovato una nicchia di alta specializzazione sia in ambito aziendale che accademico».Alla fine, però, la California dove ora vive non pare poi così diversa dalla Sicilia. «In effetti, il clima, il mare e le arance me la ricordano un po’ – prosegue –. Mi piacciono molto la diversità culturale e la possibilità di incontrare gente che arriva da qualunque parte del mondo. Il cambiamento e la dinamicità sono presenti, con tutti i loro pro e contro. Questo, forse, è lo shock più grande quando ritorno in Sicilia».

La vita all’estero non è sempre così idilliaca. Sacrifici, duro lavoro, momenti di solitudine ci sono stati anche nell’esperienza di Giuseppe. «I problemi con cui fare i conti sono principalmente la nostalgia per i propri cari e le difficoltà legate al dover ricominciare da zero in termini di amicizie e affetti – spiega –. E poi è difficile abituarsi al modo di fare e di lavorare dei locali». La sua Sicilia, Giuseppe, se la porta sempre dentro. Anche a tavola. I piatti che gli piace cucinare sono «la parmigiana di melanzane, la pasta al forno con la mollica di pane, gli arancini, la pizza».

Dove si immagina Giuseppe Mattiolo tra dieci anni? «Mi piacerebbe ritornare in Italia o, almeno, in Europa. Potrei insegnare o aprire un’azienda. Di sicuro tornerei per poter aiutare il mio Pae­se e i suoi giovani. Per condividere le mie esperienze con chi non ha avuto la mia stessa fortuna».

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017