Tutti pazzi per il camper
Anche quest’estate, per l’ennesima volta, abbiamo visto le strade delle vacanze pullulare di camper e van. Pare proprio che la passione degli italiani per il turismo itinerante (scoppiata all’indomani della pandemia) non conosca limite. A confermarlo pure gli organizzatori del Salone del Camper (che si terrà alla Fiera di Parma dal 12 al 20 settembre, organizzato in collaborazione con APC, Associazione Produttori Caravan e Camper): «Il mercato italiano del camper è partito nel 2026 con una crescita rilevante, sostenuta dalle nuove immatricolazioni, dalla vitalità dell’usato, delle richieste di noleggio e da una domanda percentualmente più vivace rispetto alla media europea. Un andamento che riflette il cambiamento delle abitudini di viaggio».
Nel 2025, in Italia sono stati immatricolati 7.936 camper nuovi, il 10,56% in più rispetto all’anno precedente. Non solo: «Nello stesso periodo – sottolineano ancora gli organizzatori del Salone – sono cresciuti anche i passaggi di proprietà, aumentati del 6,05%». In un anno, quindi, tra nuovo e usato, gli italiani hanno acquistato complessivamente più di 44.000 camper. Crescita che, almeno stando ai dati dei primi quattro mesi del 2026, pare addirittura in aumento: le immatricolazioni di autocaravan tra gennaio e aprile hanno infatti raggiunto nel nostro Paese le 4.050 unità, contro le 3.523 dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 14,96% (a fronte di un aumento del 10% a livello europeo, area in cui l’Italia si attesta come terzo Paese produttore).
Ma a che cosa si deve il successo di camper e van? «Una vacanza in camper – sottolinea Gloria Oppici, brand manager del Salone del Camper – risponde alle esigenze di personalizzazione delle esperienze: è un modo di viaggiare più libero, flessibile e modulabile. Permette di scegliere tempi e itinerari, raggiungere luoghi autentici lontani dai grandi flussi e gestire la spesa lungo il percorso di viaggio, arricchendo le comunità locali». Non solo. Anche la sostenibilità della vacanza itinerante pare sia un richiamo, soprattutto per le giovani generazioni. Lo sostiene lo studio «Turismo in camper, impatto economico ambientale del camperista» (promosso su 1.958 partecipanti, tra agosto 2022 e aprile 2023 sulla base di un questionario online, da Caravanbacci, e realizzato da Ergo, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), il quale (analizzando non solo il carburante consumato durante gli spostamenti, ma anche i pernotti, il consumo di energia, di acqua e le risorse utilizzate) sottolinea come i viaggi in camper abbiano, rispetto al viaggio tradizionale, un impatto di -70% di CO₂, -64% di risorse fossili e -73% di risorse idriche.
Ma c’è un fenomeno ancora più curioso e riguarda quelle centinaia di persone, giovani ma non solo, che in camper o, soprattutto, in van, decidono di viverci non solo di farci una vacanza. Non esistono dati precisi sul fenomeno, ma le testimonianze disponibili soprattutto sui social, mostrano non solo che il fenomeno esiste, ma che è anche questo in crescita. Le motivazioni, pure in questo caso sono differenti: una vita più libera, la possibilità di esplorare il mondo, di vivere a contatto con la natura, di ridurre i costi rispetto a un’abitazione fissa (affitto e bollette in primis), il tutto reso più facile dalla possibilità (anche questa esplosa dopo la pandemia) di poter lavorare stabilmente in remoto.