una schiera di vip impegnati a fare qualcosa per gli altri.

04 Settembre 1998 | di
   
   
I l Comitato italiano sostegno a distanza coordina cinque organismi di cooperazione internazionale già  attivi da anni in azioni di sostegno a distanza: Ai.Bi. - Associazione amici dei bambini; Cefa - Comitato europeo per la formazione e l'agricoltura; Ciai - Centro italiano per l'adozione internazionale; Terre des Hommes, Fondazione; Vis - Volontariato internazionale per lo sviluppo. Per aderire al Comitato bisogna che l'associazione sia in possesso di questi requisiti: essere un'associazione senza scopo di lucro; possedere un riconoscimento pubblico (ente morale, Ong, Onlus); possedere un bilancio certificato; possedere, infine, una esperienza pluriennale nella realizzazione di progetti di sostegno a distanza. Sul settimanale «Vita» (in edicola e per abbonamento, tel. 02/5796961) ogni mese, ampi reportage illustreranno lo stato di       realizzazione degli interventi per l'intera durata dei progetti.     

Chi volesse contribuire alla campagna può telefonare al Comitato, 02/98232020.

n Vip solidali     

Non sono molti in Italia i vip che si impegnano davvero nel campo della solidarietà . Nessuna attrice o attore italiano, insomma, è paragonabile alla francese Emmanuelle Béart, che si dedica  anima e corpo alle cause civili tra i «sans papier» parigini o come ambasciatrice Unicef in Vietnam. Ma anche da noi ci sono personaggi famosi       che sanno ritagliare un po' del loro tempo dedicandolo agli altri, consapevoli che la loro immagine può contribuire a sensibilizzare molte persone.

   Partiamo dai testimonial dell'iniziativa «Sos Nord Corea» lanciata dal settimanale «Vita»: Ezio Greggio e Lorella Cuccarini, oltre a essere i volti della campagna, sono anche personalmente impegnati in altri progetti solidali: il primo, con la sua associazione a favore dei bambini nati prematuri, a cui devolve tutti i proventi dei suoi vendutissimi libri; la seconda, con la maratona della solidarietà  «Trenta ore per la vita», che conduce e prepara ogni anno personalmente.             

Anche Lella Costa non si risparmia, quando si tratta di fare qualcosa per gli altri: oltre ad aver prestato la voce allo spot per «Sos Nord Corea», l'attrice è scesa più volte in campo a favore di «Emergency», dei progetti per i minori di don Gino Rigoldi (il cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano) e di altre associazioni, spesso       piccole e poco conosciute ma molto attive sul territorio. Heather Parisi, da parte sua, è da tempo volontaria nel carcere di Rebibbia, dove insegna aerobica e inglese: un impegno di cui non parla volentieri, ma che la tiene occupata quasi tutti i giorni della settimana, per tutto l'anno.      

  Molto nutrita è poi la schiera dei vip che sostengono bambini a distanza, una forma di impegno che sta prendendo sempre più piede in Italia: dalla più famosa «mamma a distanza» Maria Grazia Cucinotta, che ha anche registrato uno spot a favore di questo tipo di adozione per l'Ai.Bi. (di cui abbiamo parlato sul numero di giugno di questa rubrica), passando per Lorenzo Jovanotti, Michele Placido, Sergio Castellitto, i calciatori Paolo Maldini e Sebastiano Rossi: tutti sono entrati a far parte dei quattro milioni di nostri connazionali che ogni mese inviano un contributo a minori che non hanno mezzi sufficienti per crescere e studiare.    Ed è proprio per promuovere l'adozione a distanza che l'edizione 1998 della «Partita del cuore», disputatasi il 5 giugno scorso a Cagliari tra la Nazionale italiana cantanti e la squadra degli arbitri ha cambiato volto: non più vetrina per i vip che assistono a bordo campo o dagli spalti, ma occasione di riflessione e di approfondimento. Per Gianni Morandi, Eros Ramazzotti, Enrico Ruggeri, Francesco Baccini, Biagio Antonacci, Luca Barbarossa, Andrea Mingardi, Mogol e gli altri       cantanti-calciatori la solidarietà , infatti, non è mai stata occasione di facile pubblicità  - la maggior parte di loro non ne ha bisogno - ma un mezzo per raccogliere in 17 anni di attività  ben 40 miliardi, tutti devoluti in beneficenza e per fare, da quest'anno, un ulteriore «salto di qualità » nell'impegno solidale. La «Partita del cuore» ha infatti dato il via a una grande iniziativa di sensibilizzazione e di aiuto al «Comitato italiano sostegno a distanza», un forum che attualmente raduna cinque associazioni che da anni si impegnano nell'aiuto a distanza e che hanno promosso, per un arco di due anni, dieci progetti, in dieci differenti Paesi, che coinvolgono diecimila bambini. Obiettivo da raggiungere: tre miliardi di lire. Un obiettivo che la Nazionale cantanti aiuterà  a       raggiungere anche con l'impegno personale di ciascuno dei partecipanti, e di chi non è proprio     

un asso con un pallone tra i piedi.

  Anche i vip, quindi, possono essere solidali. Alla faccia di chi, invece, sulla solidarietà  e sui drammi altrui ci marcia confezionando una tv spazzatura di cui il mondo del volontariato non ne può più.     

Nel carcere di Padova
un parco didattico

Sono ottomila metri quadrati di verde, punteggiati da alberi e arbusti tipici di vari climi. Ma il parco di via Due Palazzi a Padova ha qualcosa di speciale. È l'unico in Italia a sorgere all'interno di una casa di reclusione, un carcere di massima sicurezza costruito negli anni di piombo.       

Il parco è stato progettato dalla cooperativa sociale «Giotto», una piccola società  sorta a metà  degli anni Ottanta che da tempo organizza un corso di giardinaggio all'interno del carcere, inserendo anche i detenuti in semilibertà  all'interno della sua azienda. Quelli       della «Giotto» sono partiti in piccolo, ma sempre pensando in grande. Alle sue cure oggi sono affidati i due parchi più grandi di Padova, l'Iris e il Roncajette, oltre che il verde monumentale del Cimitero Maggiore.

  Ora il parco didattico è il nuovo fiore all'occhiello della cooperativa padovana. «La scelta delle specie vegetali - dice Nicola Boscoletto, presidente della cooperativa 'Giotto' - , ha interessato ventidue specie arboree e diciassette specie arbustive tra le più diffuse       nei nostri climi, per familiarizzare gli allievi con le caratteristiche fondamentali delle piante». Ma ciò che più conta è il rilievo che il parco avrà  per l'occupazione dei detenuti. Lo scopo principale è, infatti, la collocazione al lavoro, anche all'esterno, per quei carcerati che possono godere delle misure alternative alla detenzione.       

 

I truffati del mare     

Vivono incagliati nel porto di Venezia. Intrappolati in una storia troppo grande per loro. Sono russi, rumeni, indiani. Marinai e ufficiali di navi mercantili truffati dagli armatori, beffati dalle compagnie di navigazione e tenuti in ostaggio da un diritto internazionale       inesistente. I marinai continuano a lavorare nel ventre della nave, facendo manutenzione dei motori perché un giorno potrebbero tornare in mare, e forse anche a casa.

  Nelle verdi acque del pontile Nord di Porto Marghera ci sono solo loro. E poi un instancabile garibaldino del mare, il sindacalista Antonio Blasi, che li assiste: «In questa vicenda c'è chi si lava le mani e chi fornisce il sapone», dice il rappresentante sindacale della Filt-Cgil, affiliata all'internazionale dei marinai (Itf) con sede a Londra, che da mesi si batte per trovare il bandolo della matassa.             

«La compagnia si affida a un armatore che impiega equipaggi di Paesi molto poveri per pagarli una miseria e non firmare contratti. Una volta arrivati a destinazione, gli armatori spariscono e le autorità  giudiziarie sono obbligate dai creditori, dalle agenzie marittime e dalle richieste dei marinai a sequestare le navi, ma finisce sempre che il giudice dichiara la sua incompetenza ambientale e li indirizza al Paese di origine. Questa è la globalizzazione dei mari: il proprietario della barca è russo, l'armatore greco, la bandiera di comodo panamense e l'equipaggio possibilmente indiano».

  Blasi combatte questa battaglia da solo. O quasi. Le sue missive al governo italiano, al consolato di Panama, alle rispettive compagnie di navigazione, al pretore di Venezia e all'autorità  portuale servono a poco perché non esiste una legge che governi mare e marinai. Ci sono solo convenzioni internazionali dell'Organizzazione internazionale       del lavoro, che non tutti i Paesi sottoscrivono e nessuno rispetta.             

(Sul prossimo numero un servizio più ampio).       l

  Sono quasi due milioni, in maggioranza donne, giovani e laureate. Non sono lavoratori dipendenti né autonomi: costituiscono una sorta di «terzo stato» impiegato soprattutto nei servizi alle aziende. Sono il cosiddetto «popolo del 10 per cento». Da giugno hanno anche loro un sindacato che, come loro, è un po' speciale: è l'Alai, Associazione dei       lavoratori atipici e interinali, promosso dalla Cisl assieme ai Centri di solidarietà  della CdO e alla Clacs. Per saperne di più, Elda Sartirana c/o Alai - Cisl di Milano, tel. 02/2046241.     

Laureati cercasi per la cooperazione. Con il progetto «Esperia», il mondo accademico si apre al terzo mondo. Sono già  dieci gli sportelli operativi negli atenei italiani, ed entro il 1999 diventeranno trenta. Informano studenti e docenti sulla possibilità  di lavorare nel Sud del pianeta per aiutare le realtà  universitarie locali a crescere e per sostenere le iniziative delle Ong. Per informazioni: Icu, viale G. Rossini, 26 - 00198 Roma - tel. 06/8418131 fax 06/8554646 - Email: russo.roma@caspur.it.

  Il 21 settembre è la Giornata mondiale Alzheimer. Solo in Italia la malattia colpisce mezzo milione di anziani ed è in continuo aumento. Le associazioni dei familiari degli ammalati sono riunite in una federazione che ne coordina l'attività  . Per saperne di più: Federazione Alzheimer Italia, via Marino, 7 - 20121, Milano, tel. 02/809767 fax       02/875781 E-mail: alzit@tin.it.     

Il Terzo settore chiede al parlamento che riconosca alle proprie organizzazioni la capacità  di offrire un servizio pubblico.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017