Un'età tutta da vivere

Medicina, tecnologia e una nuova consapevolezza stanno rendendo interessante e fertile anche questa fase della vita considerata un tempo inutile, funerea anticamera della morte.
02 Novembre 2000 | di

L'incontro di Gioacchino e Anna, futuri nonni di Gesù, affrescato da Giotto sulle pareti della cappella degli Scrovegni, a Padova, può essere visto come icona di una vecchiaia serena, intrisa di tenerezza, di gioia, di speranza.
Anche quello che precede l' incontro, narrato nel Protovangelo di Giacomo, è significativo per riflettere sulla vecchiaia. La natura aveva privato i due coniugi del frutto della loro unione, e i figli, nella cultura ebraica, erano il segno inequivocabile della benevolenza di Dio. Gioacchino, che per l' età  aveva perso ogni speranza, s' era sentito non benvoluto e aveva scelto la solitudine del deserto per consumare nel rancore l' ultimo inutile tratto della sua vita. Poi un angelo gli annunciò che il ventre inaridito della vecchia Anna, cosa impossibile agli uomini ma non a Dio, si sarebbe dischiuso per accogliere e maturare il seme che avrebbe dato la vita alla futura madre del Messia. Insomma, sarebbe diventato padre. E allora il ritorno, il commosso incontro con Anna e l' inizio di una nuova fase della vita, ora finalmente ricca di significato e di futuro.
Non tutti gli esempi calzano fino in fondo. Ma quello sconfortato ritirarsi nel deserto di Gioacchino, quel richiudersi in se stesso ad assistere impotente al progressivo degrado delle forze fisiche e spirituali, prigioniero di un destino ineludibile... è stata a lungo, e lo è, per certi casi, ancora, la condizione di molti anziani. Senectus ipsa est morbus, affermava Cicerone, cioè la «vecchiaia è in se stessa una malattia» e, nella sua funerea lapidarietà , l' affermazione sembra chiudere la porta a ogni altra possibilità .
Oggi suonano diverse campane. E sanno di festa. La medicina, la scienza e mille altri ritrovati consentono a tanti di vivere più a lungo. E anche meglio. I vecchi, che una volta erano un gruppo sparuto, sono diventati legione, suscitando l' attenzione interessata dei venditori che nell' elevato numero hanno visto la possibilità  di un lauto mercato. La stessa parola vecchiaia, sostituita da ipocriti giri di parole per esorcizzare e mascherare la paura della vita che corre via, sta riacquistando nel linguaggio diritto di cittadinanza e dignità . I vecchi stessi, quelli che almeno ci provano riuscendoci, stanno dando di sé un' immagine fertile e vitale, lontana dai luoghi comuni e dai piagnistei.
Si ha meno paura di essere e sentirsi vecchi, perché eventi nuovi, come per Gioacchino e Anna, stanno infondendo la consapevolezza che questa stagione della vita, provvidenzialmente allungata nel tempo, ha inaspettate opportunità  di crescita e di impegno.
La qualità  della nostra vecchiaia dipende, insomma, dalla capacità  di coglierne il senso e il valore. Non solo sul piano puramente umano, ma anche su quello della fede. Sul piano umano dicono la loro gli autori degli articoli che seguono, su quello delle fede, rifacendoci al documento del Pontificio consiglio per i laici sulla dignità  dell' anziano, diciamo anzitutto che è necessario situare la vecchiaia in un preciso disegno di Dio che è amore, e quindi essa va vissuta come una tappa del cammino attraverso il quale Cristo ci conduce alla casa del Padre.
Sulla stessa lunghezza d' onda Giovanni Paolo II, il quale ha voluto dedicare al mondo dell' anziano una tappa del Giubileo scegliendo come tema su cui riflettere un suggestivo versetto del Salmo 89: «Giungeremo alla sapienza del cuore». Il Giubileo s' è svolto il 17 settembre scorso. I molti arzilli partecipanti hanno dimostrato con la loro gioia di non star vivendo affatto una stagione inutile, solo diversa, ma affascinante, comunque illuminata dalla saggezza del cuore.
Molti avevano meditato, facendone tesoro, sulla lettera che Giovanni Paolo II aveva inviato loro lo scorso anno annunciando l' incontro giubilare. Una lettera, delicata e forte, scritta da anziano ad anziano, nella quale il Papa raccontava con molta confidenza come stesse vivendo lui stesso la vecchiaia e quali lezioni ne stava ricavando. «La vecchiaia - scriveva tra l' altro - alla luce dell' insegnamento e del lessico della Bibbia, si propone come 'tempo favorevole' per il compimento dell' umana avventura e rientra nel disegno di Dio riguardo a ogni uomo come tempo in cui tutto converge, perché egli possa meglio cogliere il senso della vita e raggiungere la 'sapienza del cuore'...».
E nella stessa lettera elencava con enfasi convinta i carismi della vecchiaia, cioè le caratteristiche tipiche di quest' età , un potenziale enorme di ricchezza interiore e di valori da far emergere, perché non sempre sono evidenti, e sviluppare: per se stessi e per gli altri. E sono anzitutto la gratuità  e la disponibilità : per sua natura l' anziano è più disponibile a dare senza esigere contraccambi ed è questo un antidoto alle suggestioni di una società  che tutto misura sull' efficientismo e sul tornaconto. Ma anche la memoria del tempo, da tramandare ai giovani, ai quali uno stile dominante solo proteso a vivere e godere il presente, sta facendo perdere il senso della storia e con essa la propria identità  e il proprio futuro.
C' è poi il carisma dell'interdipendenza, contro l' individualismo e il protagonismo dilaganti che danno l' illusione a ciascuno di poter vivere e fare tutto da solo. Gli anziani con il loro bisogno di compagnia richiamano alla natura sociale dell' uomo e alla necessità  di ricucire i rapporti tra le persone. Infine, gli anziani hanno una visione più completa della vita. Oggi, fretta e distrazione non invogliano a interrogarci sulla vocazione, sulla dignità  e sul valore dell' uomo. Gli anziani sono portatori di valori affettivi, morali e religiosi che possono aiutarci a far riconoscere la superiorità  dell' essere sull' avere.

Luciano Bertazzo

PER SAPERNE DI PIU `
- Arrigo Levi La vecchiaia può attendere ,  
  Edizioni Oscar Mondadori, 1999
Vito Sansone   La quarta età . Inchiesta sul secolo dai capelli bianchi,
Editori Riuniti, 2000

 
«G li anziani sono custodi della memoria   collettiva e perciò interpreti privilegiati di quell' insieme di ideali e valori comuni che reggono e guidano la convivenza sociale.
Escluderli è come rifiutare il passato, in cui affondano le radici del presente, in nome di
una modernità  senza memoria».
Giovanni Paolo II, «Lettera agli anziani»,
ottobre 1999
«N on dite 'sono vecchio'. Col passare degli anni le forze corporali vanno via via affievolendosi. La forza interiore però non segue leggi fisiche; sicché, per il tempo che Dio vorrà , ci attende ancora un compito formidabile».
Giovanni Paolo II, parlando ai 1.494 preti suoi coetanei giunti a Roma da 89 paesi per festeggiare con lui il 50° anno dalla prima messa.

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Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017