Vite segnate dalla risurrezione

Un prete, una madre e una top model. Tre storie molto diverse, ma unite dall’incontro con il Cristo risorto.
06 Aprile 2001 | di

Padre Carmelo Di Giovanni. Dalle tenebre alla luce delle beatitudini evangeliche, di scelte radicali che trasformano la disperazione in speranza. Lui, il prete, è il cappellano cattolico delle carceri di Londra. È soprattutto l' amico di chi amici non ne ha più, che sa amare, ascoltare, accogliere. Per anni è stato un finto prete, un sacerdote così ribelle e provocatorio da sfiorare la violenza. E non solo quella verbale. Poi Dio lo ha fulminato sulla via di Damasco ed è risorto a una nuova vita di consacrato e di uomo. Si chiama Carmelo Di Giovanni, di anni ne ha cinquantasette, ed è parroco della parrocchia degli italiani a Londra, la St. Peter, al 136 di Clerkenwell Road.
I suoi primi trent' anni li ha bruciati fra rabbie, sentimenti di odio, momenti di rifiuto totale di tutto e di tutti, compreso Dio. Calabrese di nascita, si era creato, sin da piccolo, una pessima fama di enfant terrible. Sua madre, disperata, l' aveva messo in collegio nella speranza che rinsavisse. L' istituto era il seminario dei padri pallottini, a Rocca di Papa. Carmelo fu un allievo irrequieto, ma simpatico e generoso. Quando gli chiesero se voleva veramente diventare prete, disse di sì, per sfida e per vendetta, come racconta lui stesso: «Volevo farmi consegnare quel bene prezioso che è il sacerdozio per farlo a pezzi. Volevo punire i miei superiori, la Chiesa, gli altri preti e vendicarmi di quel Dio, se c' era, che permetteva tante ingiustizie». Ma perché tanto rancore e odio verso la Chiesa nella quale aveva voluto entrare come sacerdote pallottino?
«Avevo sete di giustizia, aborrivo i compromessi, le ipocrisie, le menzogne. Mi pareva che anche la Chiesa in tanti suoi rappresentanti non fosse lineare, tradisse lo spirito del Suo Fondatore. Non che Dio mi interessasse più di tanto, lo sentivo lontanissimo, un' idea astratta, remota, che non mi interessava». Divenuto prete con l' inganno, incontrò gli anni tumultuosi del Sessantotto e credette di avere trovato finalmente dei compagni di strada con i quali condividere battaglie e anche violenze: «Le circostanze non mi hanno fatto trovare un mitra in mano, altrimenti avrei sparato. Il mio Vangelo era diventato il Libretto delle guardie rosse di Mao. Avrei voluto mettere una bomba sotto i palazzi vaticani che per me erano simbolo di un potere temporale che ritenevo colpevole di silenzi e di alleanze inaccettabili».
Chissà  quante volte i suoi superiori si saranno pentiti di averlo lasciato ordinare sacerdote! Non c' era corteo, occupazione di case, dibattiti nelle piazze che non lo vedessero in prima linea a denunciare, ad accusare, a minacciare. Quando divenne veramente troppo scomodo, decisero di allontanarlo, sperando che qualcosa in lui cambiasse. Lo mandarono a Londra, alla St. Peter, dove c' era bisogno di un aiuto. Partì malvolentieri con uno zaino, una chitarra e la convinzione di fermarsi nel Regno Unito soltanto qualche mese. Non sapeva ancora che Dio lo aspettava al varco.
Un giorno venne chiamato nelle carceri dove un giovane detenuto italiano si era tagliato le vene. Fu un incontro sconvolgente, scoprì che nelle prigioni inglesi c' erano moltissimi ragazzi italiani venuti a Londra per fare esperienze off-limits, finiti nel giro della droga e della criminalità . Molti di loro non avevano più contatti con le famiglie ed erano divenuti dei pendolari del carcere. A centinaia morivano di aids, soli, senza nessuno accanto. La morte a tu per tu mise in crisi Carmelo che ormai sentiva il vento di Dio avvicinarsi sempre di più. In un week end di preghiera organizzato da un gruppo di neo-catecumenali, al quale aveva partecipato con il solito cinismo, gli accadde qualcosa di misterioso che ancora oggi rievoca con commozione: «Durante l' eucarestia, io, prete, che l' avevo celebrata senza crederci per tanti anni, avvertii che stava accadendo in me qualcosa di misteriosamente grande, infinito. Percepii una presenza che mi avvolgeva con una forza sconosciuta, con una tenerezza mai provata. Mi misi a piangere e mi arresi al Dio del perdono, della misericordia, dell' amore e della riconciliazione. Sentii Cristo in modo diverso, non più idea o memoria, ma Persona viva, accanto a me. Lui solo risposta reale alle domande e alle ansie delle persone, lui solo compagno di strada che non ti abbandona mai e ti prende la mano, anche quando tu la rifiuti. Capii, io che volevo distruggere le strutture politiche ed ecclesiastiche, che per rinnovare il mondo, dobbiamo innanzi tutto cambiare il nostro cuore. La Chiesa che adesso mi veniva incontro era quella che avevo sempre cercato».
Risorto a nuova vita, padre Carmelo aiutò «i suoi ragazzi» a risorgere, accogliendoli in parrocchia, ascoltando le loro angosce, aiutandoli spesso a ricuperare un lavoro e la famiglia. Molte volte accompagnandoli nelle ultime ore della loro vita: «Avevano venti, ventidue, ventisette anni e non volevano morire. Alcuni di loro hanno chiuso la vita arrabbiati, disperati, ma molti hanno fatto un cammino stupendo di rigenerazione. Quando leggevamo insieme la parola di Dio si trasformavano, diventavano uomini nuovi, risorti. Quando mi chiedevano: «Carmelo, dove andrò?» e io potevo dire «stai per entrare in un mondo stupendo dove le tue sofferenze finiranno, vedrai la Madonna, i santi, vedrai Dio», accadeva qualcosa che mi è difficile raccontare. Vedevo i loro occhi riempirsi di luce. I visi deformati dalla malattia, i corpi ricoperti di piaghe si distendevano in una pace che non è di questa terra. Nel momento della morte mi sembrava che il cielo si aprisse e avevo la sensazione di entrare con loro in Paradiso. Quasi tutti erano vissuti lontani dalla Chiesa, avevano commesso peccati a volte orrendi. Adesso mi insegnavano che cosa è la misericordia di Dio. Accanto ai loro letti, mano nella mano, ho capito la frase del Vangelo: «Si fa più festa in cielo per un peccatore che per ventinove giusti».

- ANDREANA BASSANETTI
La morte e la resurrezione nella vita eterna. Ha compiuto questo percorso anche Andreana Bassanetti, una psicologa e psicoterapeuta di Parma che non è riuscita a salvare dal suicidio la figlia ventenne, Camilla, travolta da una infelicità  interiore che non poteva più sopportare. Andreana, disperata, si chiuse per mesi in casa, sepolta in un letto come un animale ferito a morte. Quando, finalmente, una sera riuscirono a farla uscire, s' imbatté in una chiesa sulla cui porta c' era scritto: «Venite con me, in disparte». Entrò con la sensazione che Qualcuno l' aspettasse da tempo e da quel giorno, attratta da una forza sconosciuta, per otto mesi, ritornò a inginocchiarsi in quei banchi. Oggi racconta con la serenità  di chi si sente graziato: «Il Signore mi fece veramente visita e mi colmò di grazie, mi avvolse tra le sue braccia materne, mi consolò, medicò le mie ferite e soprattutto ammorbidì il mio cuore, indurito dal dolore. Presi coscienza di Lui, del suo Mistero, della sua Presenza, del suo Spirito che vivifica l' anima, accende il cuore e apre la mente al cielo. E nella luce che tutta mi avvolgeva e mi faceva rinascere all' amore e alla speranza, ritrovai Camilla. La Chiesa divenne il luogo privilegiato dei nostri incontri, un momento sublime di attesa, di dialogo, di unione perché se il corpo avvicina, lo spirito va oltre, unisce, fonde, con-fonde».
Rinata a nuova vita, Andreana ha deciso di creare un centro terapeutico per aiutare i tanti giovani che cadono in quello stato di sofferenza che si definisce «hope-less», senza speranza, e che cercano sempre di più nel suicidio una via d' uscita (negli ultimi anni si sono registrati in Italia circa 4 mila suicidi all' anno e 3 mila tentativi di suicidio). Nello stesso tempo, iniziarono a cercarla da ogni parte d' Italia genitori, fratelli, sorelle, perché li aiutasse «a ritrovare», attraverso un cammino interiore, i loro cari scomparsi: «C' era in tutti lo stesso bisogno, quello di incontrarsi, di stare insieme fraternamente per pregare».
Tante storie, calvari, crocifissioni. Andreana sentì di doverle accogliere attraverso la sua Croce e diede vita, d' accordo con i sacerdoti che l' affiancavano, alla «Fondazione Camilla Bassanetti, scuola di fede e di preghiera». Sono attualmente alcune migliaia in tutta Italia le persone che vi aderiscono nelle proprie diocesi e Andreana può dire: «La sofferenza delle famiglie che vivono questa tragedia è immensa e oggi tante forze oscure e iniziative ambigue cercano di approfittarne. È soltanto la preghiera che può farteli ritrovare nella luce della Risurrezione. Questo rapporto interiore con i figli ti immerge in un invisibile che è sempre più visibile. E allora nulla ti fa più paura».
                                                                                                         

- ANTONELLA MOCCIA
Le strade che portano a Cristo Risorto possono essere le più lontane. Come dimostra la storia di Antonella Moccia, indossatrice di successo per la sua bellezza, personalità  e rigore professionale. Entrata nell' alta moda per la porta principale, sfilò per grandi stilisti come Laura Biagiotti, Mila Schà¶n, Trussardi, Lancetti, le sorelle Fontana, Massimo Sansolini. Fu ritratta anche come fotomodella e partecipò a film come La Piovra. Era nata a Melfi nel 1967 ed era riuscita a coronare un sogno che aveva coltivato con tenacia e con coraggio. Fu la malattia del padre a cambiarle il cuore e a renderla inquieta, a spingerla in una chiesa romana dove una sconosciuta la invitò a recitare insieme il Rosario. Qualcosa si spezzò dentro di lei e non fu più certa che la vita che faceva, pur ricca di tante soddisfazioni, fosse la migliore. Decise di partecipare con il fidanzato a un week end di preghiera e durante la Messa anche a lei, come a padre Carmelo, accadde l' imprevedibile: «Mentre la celebrazione eucaristica era sempre stata per me una sorta di inconcepibile sceneggiata, priva di significato, ripetitiva, quel giorno, al momento della Consacrazione, ho incominciato a piangere. Ho sentito che su di me stava scendendo la Pentecoste».
Nella sua vita avvenne un cambiamento radicale, di quelli che solo il mistero di un incontro con il Cristo dell' amore infinito, può spiegare. Non fu facile lasciare le sfilate, dire ai genitori che, proprio all' apice della carriera, stava per abbandonare tutto, confessare al fidanzato che la sua strada, anche come donna, era un' altra. Era stata abbacinata dall' Amore. Ci riuscì, anche se le ore del Getsemani furono molte. Antonella oggi è una consacrata, fa parte di una Fraternità  dello Spirito Santo che dona luce e speranza a chi le ha perse, aiuta persone in difficoltà  a risorgere e a dare un senso alla propria vita. Lei spiega: «Mi sento di avere dentro un fuoco simile a quello degli apostoli. È così: io oggi sono una consacrata allo Spirito Santo. Questo mi dà  molta speranza, perché comprendo che tutte le vicende vissute in precedenza mi hanno portata veramente a conoscere quello Sconosciuto che ha sempre abitato dentro di me. In virtù di tutto un cammino fatto, capisco che ogni tappa della mia vita è stata guidata verso quella che è stata la mia Resurrezione in Cristo».

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017