Zoff, campione di stile

«Gli italiani nel mondo sono i più appassionati sostenitori della squadra azzurra. Ho sempre gioito delle nostre vittorie pensando di dare soddisfazione anche a loro».
03 Ottobre 1999 | di

  Persona riservata, gentleman nella vita e nello sport, da molti anni Dino Zoff è l'esempio più genuino di come il calcio giocato, possa essere una scuola di carattere e una fucina di campioni. Evitando saggiamente il baccano di mille siparietti televisivi, le veline giornalistiche da Bar dello Sport, e un'inutile quanto controproducente popolarità  a tamburo battente, Zoff, attorno al suo inossidabile aplomb, si è costruito l'immagine di un atleta severo con sé stesso ed esigente con gli altri. Il suo è, forse, uno spirito agonistico all'antica, ma i suoi successi, finora, gli hanno dato ampiamente ragione.

Msa. La sua lunga carriera calcistica è costellata di momenti esaltanti ma anche di delusioni.
Zoff. Tutto sommato direi che le cose sono andate bene. Nello sport ci sono prestazioni buone e meno buone, ma io ho avuto grandi soddisfazioni, all'inizio con un Campionato d'Europa in Nazionale, e alla fine con un mondiale da capitano, a 40 anni: queste sono state le massime soddisfazioni. Ogni tanto sono capitate delle delusioni sia personali che come squadra, ma non così cocenti da ricordarle con particolari patemi.
Lei è un uomo schivo, che non ama i riflettori e la ribalta. Molti si chiedono perché?
Perché vado alla ricerca di meriti autentici. Credo che molte volte diventare personaggi sia utile: uno è riconoscibile, però non ha l'esatto valore del suo ruolo nella propria professione, e presuntuosamente dice: «Se ho avuto successo, ho lavorato bene». Questo non mi piace. Non mi piace la pubblicità .
Che cosa fa quando non gioca a calcio?
Ho degli hobby. Gioco a tennis. D'estate nuoto.
Che cosa apprezza di più nelle persone?
La dignità , l'onestà , la chiarezza. Quello che mi infastidisce è la falsità .
Sono qualità  che è difficile trovare nel calcio di oggi.
No, il mondo del calcio è come tutti i mondi, con il bello e il brutto. È un'espressione della vita. Direi che il calcio è meno inquinato di altre professioni. Anche perché uno va in campo di domenica, quindi è difficile non avere dei parametri reali.
Per molto tempo il calcio è stato un valore di riferimento per tanti giovani. Secondo lei, può essere ancora così?
Io credo che il calcio sia ancora così. In fondo è uno sport, anche se girano miliardi. Però nel calcio ci sono sempre delle regole, c'è sempre un arbitro che decide, e quindi ci sono cose uguali a qualche tempo fa, quando non c'erano questi capitali che viaggiavano col calcio. Forse i contorni sono cambiati, però la sostanza del calcio è la stessa.
Nella sua esperienza personale, il calcio che cosa le ha dato?
Credo che facendo sport una persona debba crescere perché impara a combattere, a non darsi per vinta, ad accettare le sconfitte, che è la cosa più difficile. C'è sempre un miglioramento dell'uomo. I canoni della lealtà  sportiva, del comportamento in campo sono un allenamento al carattere.
Però continuiamo ad assistere, non solo in Italia, ad episodi di violenza negli stadi. Ci sono giri di scommesse che viziano lo sport...
Certamente ci sono dei contorni poco piacevoli. Ci sono sempre componenti negative dove c'è tanta aggregazione umana: sono episodi estremi e senza dubbio poco piacevoli.
I recenti contratti miliardari del calcio-mercato hanno fatto scalpore presso l'opinione pubblica...
I prezzi, come in tutte le attività , li fa il mercato. Quando c'è molta concorrenza, molte squadre che vogliono un giocatore, molte possibilità  di accasarsi da una o da un'altra parte, questo mercato crea concorrenza e crea guadagni. Purtroppo è normale.
Sport e doping: di chi sono le maggiori responsabilità ? Degli atleti, degli allenatori, dei dirigenti sportivi?
Il calcio finora è rimasto fuori da questa storia. Io credo sia colpa della filosofia generale per la quale l'importante è vincere, con qualsiasi mezzo. Così, però, si esce dai canoni dello sport.
Com'è cambiato il calcio negli ultimi trent'anni: tecnica, agonismo, spettacolo. Che evoluzione c'è stata?
Il calcio è cambiato abbastanza. Sono cambiate regole come il passaggio al portiere o il fallo da ultimo uomo; sono cambiate le tattiche, quindi si gioca molto più in campo ristretto col fuori gioco, di conseguenza ci sono molti più falli, che una volta potevano essere più violenti ma minori, perché il campo si sfruttava più sul lungo. Adesso è cambiato in questo, c'è una preparazione diversa dei giocatori. C'è un calendario fittissimo, quando una volta lo era solo per alcune squadre.
Qualcuno dice che il calcio italiano ha perso spettacolarità , e che probabilmente ha bisogno di nuove regole che favoriscano, per esempio, l'incremento dei goal. Lei è d'accordo oppure no?
No, io sono contrarissimo, perché il calcio con tanti goal perde tutto. Il goal è bello, è importante, è il succo del calcio, se è contenuto. Io ho visto delle partite con risultati di 6 a 5, o 5 a 4, ed erano quasi amatoriali, ridicole. Sono cambiate tante regole, ma queste sono regole che danno importanza al calcio. Cambiando troppo, si perde l'identità  del gioco.
Con il Campionato italiano di calcio di quest'anno, gli sportivi e i tifosi rischiano di prendersi una colossale «sbornia calcistica», con partite quasi tutti i giorni tra Campionato e Coppe. Che ne pensa?
Non lo valuto certamente bene perché l'esagerazione non mi piace. D'altra parte le televisioni pagano i diritti, le società  per avere questi guadagni sono disposte a fare dei calendari con partite visibili in televisione: è una rincorsa agli introiti. Forse le esagerazioni portano a qualche contraccolpo. Però bisogna arrivare a questo.
Teme di avere dei giocatori «stanchi» in Nazionale?
Sono particolarmente preoccupato. Effettivamente, al di là  della stanchezza, con impegni agonistici così fitti, non c'è spazio per lavorare con la squadra azzurra.
Quali saranno le formazioni protagoniste dei prossimi europei?
Tutte le squadre si sono rinforzate. È difficile fare pronostici. Speriamo di essere noi i protagonisti.
Se potesse convocare una Nazionale europea sulla carta, che giocatori metterebbe insieme?
Meglio di no. Ho già  problemi a fare quella italiana.
A un giovane che volesse iniziare a giocare a calcio che consigli darebbe?
Innanzitutto un ragazzo deve andare bene a scuola. Se poi è bravo anche nel calcio, allora può continuare, ma prendendolo come uno sport qualunque, senza montarsi la testa per non patire grandi delusioni.
Ogni volta che scende in campo con la Nazionale, cos'è che la preoccupa di più, o qual è il suo pensiero più ricorrente prima del calcio d'inizio?
La preoccupazione maggiore è l'avversario, che può essere bravo e che ti può mettere in difficoltà . Per quanto mi riguarda, c'è sempre la convinzione di poter fare bene. È logico che, a parte i risvolti ambientali che incidono relativamente, si va in campo una squadra contro l'altra.
Gli italiani nel mondo vivono molto intensamente le vicende del calcio italiano, e soprattutto degli azzurri, specialmente quando giocano in trasferta. Quella dei nostri connazionali all'estero è una realtà  che ha avuto modo di conoscere?
È da molto tempo che conosco la realtà  degli italiani all'estero, e so che sono i più vicini e i più appassionati sostenitori della Nazionale. Augurerei che anche a qualche padrone del calcio italiano interessasse la Nazionale come interessa agli italiani all'estero. Io ho sempre gioito per le vittorie della nostra squadra pensando di dare molta soddisfazione anche agli italiani nel mondo, che, devo ribadire, sono veramente i più attaccati alla squadra azzurra. Quando ci sono state delle prestazioni deludenti, sia mie che della Nazionale, mi è dispiaciuto in modo particolare per loro.

 

   
   

  Il friulano che ha vinto tutto       

Nato nel 1942 a Mariano del Friuli, in provincia di Gorizia, Dino Zoff vanta un curriculum che ha pochi eguali nel panorama calcistico italiano e internazionale: 570 partite in serie A, 112 presenze in Nazionale, con la quale esordì il 20 aprile 1968 (Italia-Bulgaria, 2-0) e dalla quale si congedò il 29 maggio 1983. Dino Zoff è stato per 59 volte Capitano della Nazionale con la quale ha vinto 55 partite, ne ha pareggiate 36 e perse 21. Suo è anche il primato di imbattibilità , durato ben 1143 minuti!  

Zoff è stato Campione del mondo nel 1982 in Spagna, ha vinto il Campionato Europeo nel 1968. Con la Juventus ha vinto sei scudetti, due Coppe Italia e una Coppa Uefa.  

Nelle due stagioni '88-'89 e '89-'90 ha allenato la Juventus vincendo una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Nel 1990 è passato alla Lazio, rimanendovi per quattro stagioni prima di essere nominato       Presidente. Dal luglio del '98 è Commissario tecnico della Nazionale italiana.

Data di aggiornamento: 03 Luglio 2017