Per la Pasqua 1997, monsignor Antonio Riboldi, testimone del terremoto del Belice, firmò sul «Messaggero di sant’Antonio» un intenso articolo che vi riproponiamo oggi, nel giorno del suo funerale, in sua grata memoria.
È passato un anno dalla prima scossa. La speranza ha il volto di Agnese e Giorgia e di quanti non hanno abbandonato Amatrice, Arquata e i paesi dell’Appennino.
Ultima puntata del viaggio «nel» terremoto. Ancora in montagna, in provincia di Macerata. Per una storia di bella, forte, ostinata, generosa Italia sociale. «Siamo vivi, ci siamo. E allora, ricominciamo».
«Ognuno di noi lotterà perché il nostro paese non venga abbandonato, farà di tutto per veder tornare le cose alla normalità, perché andremmo contro noi stessi non perseguendo questo proposito». Parola dei ragazzi del terremoto.
È la «normalità» il terremoto? Le impalcature, lo svuotamento dei centri storici, la chiusura dei piccoli negozi? L’Aquila è a un’ora di strada da Amatrice. Come è ripartita? Quale prezzo ha pagato?