La strada per Cheepunkal

Un intervento minimo, effettuato grazie ai vostri contributi, sta permettendo lo sviluppo di una vasta zona isolata e acquitrinosa in Kerala, nell’India del sud. Questa volta lasciamo raccontare i fatti a padre Joseph Puthenpura, curatore del progetto.
12 Maggio 2000 | di

Mi presento, sono padre Joseph Puthenpura. Faccio parte dei carmelitani di Maria Immacolata, la prima congregazione autoctona dell`€™India, fondata nel 1831. Sono parroco a Chee-punkal, un piccolo villaggio nel distretto di Kottayam, nello stato del Kerala, nel sud dell`€™India. Nel villaggio vivono 45 famiglie cattoliche assieme a famiglie di altre religioni, indù soprattutto. La devozione a sant`€™Antonio è così diffusa, anche tra i non cattolici, che Cheepunkal è conosciuto come il «villaggio dei devoti del Santo».

 Cheepunkal si trova in una zona acquitrinosa; a ovest confina con il lago Vembanadan, mentre il fiume Pennar divide il villaggio in due. Tutt`€™intorno ci sono le risaie, ai bordi delle quali la gente ha costruito abitazioni di legno con il tetto di foglie di noci di cocco. La zona è isolata e poverissima. Ogni anno le inondazioni la ricoprono per 4 mesi, distruggendo tutte le opere dell`€™uomo, compresi i raccolti, e condannando la mia gente alla povertà . Le uniche risorse sono la pesca e le coltivazioni di riso e noci di cocco. Ma ciò che è, o meglio, era più pesante, prima del vostro provvidenziale aiuto, era l`€™isolamento. Fino allo scorso dicembre non c`€™erano strade che ci permettevano di portare i vecchi e i malati in ospedale o i bambini a scuola; l`€™unico mezzo di trasporto erano queste barche lunghe che vedete nelle foto.
Quando abbiamo chiesto il vostro intervento, circa un anno fa, era stata appena costruita la strada che congiunge la città  di Kottayam alla città  di Vaikom, situate rispettivamente una a 20 chilometri a sud, l`€™altra a 12 chilometri a nord rispetto al mio villaggio. Era l`€™occasione buona per uscire dall`€™isolamento perché tra Cheepunkal e quest`€™importante arteria c`€™erano appena 3 chilometri in linea d`€™aria. All`€™apparenza sembra un breve tratto, ma non è impresa da poco costruire una strada su un fondo acquitrinoso che necessita di innalzamento del livello del manto, di ponti di collegamento e di canali intorno alle risaie. La strada, inoltre, non era tra le necessità  più urgenti: 10 famiglie poverissime non avevano casa, bisognava pensare prima a loro.
Fatti un po`€™ di conti, per realizzare la strada e le 10 casette occorreva una cifra corrispondente a 80 milioni di lire; ma la gente da noi non ha neppure i soldi per sopravvivere. La parrocchia del villaggio, dedicata a sant`€™Antonio, al massimo poteva contribuire con i suoi risparmi, in tutto 1 milione e 200 mila lire. Non c`€™era molto da fare in quelle condizioni. Il punto di svolta è stato quando il governo ha lanciato una campagna di sviluppo per le aree povere del paese: avrebbe concesso prestiti e finanziamenti a fondo perduto se la popolazione locale avesse messo a disposizione parte del denaro necessario e il proprio lavoro. Ma anche il poco richiesto dalla campagna governativa era troppo per la mia gente. La nuova possibilità , però, apriva altre strade. Una di queste era rivolgersi alla Caritas antoniana, che già  l`€™anno prima mi aveva aiutato a costruire una sala parrocchiale multiuso, oggi punto d`€™incontro per il villaggio, centro in cui si svolgono corsi e lezioni per l`€™autopromozione della gente e sede di una piccola scuola elementare.

  
Lo facevo con il cuore più leggero perché sapevo che il contribuito necessario, grazie ai finanziamenti governativi, sarebbe stato al massimo di 30 milioni. Era marzo del 1999. La risposta positiva è arrivata un paio di mesi dopo e mi ha acceso il cuore. Ho riferito la vostra disponibilità  alle autorità  locali. È stata creata una commissione, formata da membri di tutte le religioni e le classi, per il coordinamento e la supervisione del progetto. E a questo punto si è compiuto un miracolo di sant`€™Antonio: la gente ha cominciato a risparmiare allo spasimo, i proprietari dei campi hanno ceduto liberamente il terreno che serviva al passaggio della strada, gli abitanti, motivati da una stessa causa, hanno dimenticato le divisioni e le liti, altri, sotto la minaccia di non venire aiutati, hanno smesso di bere, più di 3 mila persone hanno offerto la propria opera gratuitamente. C`€™era chi ripuliva la strada, chi riempiva la sua barca di sabbia, chi trasportava il fango con cesti sulla testa o con carriole. Lo stesso è successo per le case: la commissione ha suddiviso il denaro equamente tra i membri poveri delle diverse religioni e ciò ha creato armonia e tolleranza. Chi già  aveva casa ha, invece, iniziato a rinnovarla. L`€™entusiasmo si respirava nell`€™aria.
La costruzione della strada è stata un`€™opera ciclopica: 36 giorni di duro lavoro per una media di 85 lavoratori per giorno. Abbiamo usato ben 370 barche colme di fango e 135 camion pieni di terra rossa, proveniente da una zona a 40 chilometri di distanza. Oggi la strada è percorribile con i risciò e le auto e aiuta a salvarci dall`€™insidia dei rettili velenosi che prima potevano nascondersi tra i cespugli. L`€™impegno della gente ha fatto sì che con gli stessi soldi siamo riusciti a completare ben 24 casette, invece delle 10 preventivate. C`€™è di più: il governo, visti i risultati, vuole ora trasformare la nostra zona, molto bella dal punto di vista naturalistico, in una regione a interesse turistico, costruendo altre infrastrutture.
Grande è la nostra gratitudine per tutto questo, lo dico in nome della gente povera di Cheepunkal. Al villaggio la vostra solidarietà  ha fatto meraviglie.

 

   
   
« Sono Vavachi Puthuvelil , ho ricevuto il vostro aiuto e ora vi scrivo per ringraziarvi di cuore. Esso mi ha permesso di finire la costruzione della mia casa che avevo iniziato 3 anni fa.
Guadagno pochissimo, per cui ogni anno a fatica racimolavo qualcosa e impiegavo il mio poco tempo libero per andare avanti con i lavori. Avevo fretta di finire: io, mia moglie e mio figlio, che soffre di un ritardo mentale, vivevamo in una capanna di legno e frasche che si distruggeva ad ogni alluvione. Il vostro aiuto mi ha tolto un peso dal cuore, non so come dimostrarvi la mia gratitudine».
Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017